Ad Arma

Quando immagini una battaglia, un assalto, una guerra, immagini grossi eserciti schierati, una moltitudine di soldati, mezzi e armi.

Se pensi ad un attacco sferrato da bestie notturne per mera vendetta e per ristabilire l’onore di Sua Maestà verso altre bestie ti immagini scenari ben più cruenti di quanto un qualsiasi reportage di guerra ti potesse mostrare.

La mia signora mi aveva insegnato molto e mi aveva preparato a molte cose, ma non a questa.

La brutalità e l’assalto feroce appartengono al Sabbat.

La Camarilla agisce per altre vie.

Sua Maestà aveva chiesto anche il supporto della Camarilla stessa, supporto che però non era arrivato. Nella scala globale, in fin dei conti, quel che era successo era ben poca cosa: ridurre in cenere Corrado Licei sarebbe stato sufficiente a lavare ogni traccia di disonore.

Se poi c’era davvero disonore nel perdere un solo fratello in un attacco che aveva visto completamente distrutto quel branco che aveva osato entrare nei domini di Sua Maestà.

Ci volle poco, meno di una settimana, prima che le arpie di tutta Italia raccontassero come quella di Sua Maestà Augusto De Julis fosse solo una cortesia verso i Principi suoi vicini, era perfettamente in grado di portare l’attacco da solo ma i secoli gli avevano insegnato come lasciare una parte di gloria ai propri alleati poteva garantire stabilità nei rapporti.

Eravamo in pochi, e mi sentivo quasi stupido ad aver offerto come volontario allo sceriffo: cosa potevo aggiungere io ai presenti? Toretti comunque sembrava aver apprezzato la mia iniziativa.

De Neri era pallido come non l’avevo mai visto, il volto scavato e gli occhi vitrei, i modi cordiali che solitamente gli appartengono in maniera così naturale lo avevano abbandonato quella notte.

Grimani sembrava il più tranquillo dei presenti ed era l’unico che osava avvicinarsi per parlare con De Neri, che comunque non lo degnava di una risposta se non qualche monosillabo. Notai solo in quel momento che il tremere avesse degli strani tatuaggi sul dorso delle mani e sul collo e giurerei che quella notte si muovessero e che non li avesse le notti seguenti.

Toretti sembrava un gigante anche vicino a Shmidt che lo supera di buoni trenta centimetri, tanto era fiero e marziale nei movimenti. I due sceriffi definivano gli ultimi dettagli. Sentii nominare i nosferatu e qualcosa riguardo il perimetro prima che il gangrel ci abbandonasse di rigendosi verso una zona più boschiva.

E infine c’ero io, che credevo di aver fatto l’errore più grande della mia non-vita.

Questo era l’esercito di Sua Maestà.

Ci volle qualche minuto prima che Sua Maestà desse seguito alla sua promessa di combattere in prima persona. Ci raggiunse accompagnato da un uomo vestito di cecnci, i polsi legati da delle catene e un cappuccio in testa.

I miei ricordi si fanno confusi poi.

Ricordo che io e lo sceriffo piombammo addosso ad un gruppo di disgraziati probabilmente abbracciati la sera prima e poi frammenti confusi.

Lo Sceriffo mi raccontò poi come probabilmente tutto quel sangue mi avesse eccitato troppo.

Avrei voluto forse dimenticare anche l’ultima scena di quella battaglia.

Augusto De Julis si eregeva fiero sopra i corpi agonizzanti di un gruppo di sabbatici. Quelle urla disumane e disperate, che pure sembravano toccare in qualche modo gli altri fratelli presenti, sembravano non interessarlo minimamente.

Accanto a lui, accovacciato, ancora vincolato dalle catene ma ora a volto scoperto, Corrado Licei aveva un sorriso malato ed inquietante a deformargli le labbra e gli occhi colmi di follia e iniettati di sangue guardavano divertiti quei disgraziati patire dolori indicibili.

Sua maestà non concesse loro subito la morte ultima, ci vollero ore prima che decidesse che il malkavian l’avesse servito a sufficienza per quella notte.

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