Il Richiamo di Cthulhu: verità in una stanza

Arkham.

Un luogo di cui molte persone, che assurdità, dubitano persino esista.

Coloro che ci vivono, alle volte, forse preferirebbero che non esistesse.

Non sto parlando di tutti, ovviamente. La maggior parte degli abitanti di Arkham percepisce questa idea come null’altro che una sensazione, un risentimento, o al massimo un incubo. È immediato associare questi eventi a qualcosa di diverso, così che la sensazione sgradevole diventi un adombramento temporaneo da cupo pensiero, il risentimento non sia verso il luogo o l’ambiente ma verso una parte di esso o una persona, e gli incubi diventino semplicemente dei problemi di digestione.

Gli incubi…

Ci credereste che praticamente nessuno degli abitanti di Arkham arriva anche solo ad immaginare il potere e la potenzialità dei sogni?

Certo, non parlo ovviamente di tutti, vi sono in effetti alcune eccezioni…

 

[…]

 

“Adesso che ci penso la lingua di Cthu sembra un pizzaiolo napoletano incazzato….”

“Hai palesemente perso troppa SAN per affermare qualcosa del genere. Stima massima per te, compagno di cella di Arkham! Ti stringerei la mano ma questa bizzarra camicia me lo impedisce.”

“Dunque stai dicendo che siamo in cella? Che dunque il ciel non ha acciaio dentro sé e sono sbarre? Che quell’impasto mistico è luna e non la base di una pizza del grande Cthulhu? Immondo. Non affermare ciò di cui non hai prova.”

“Sarebbe quasi comico come affermare che le braccia si possono muovere fuori da queste stette maniche, mio caro compagno di cella… Si, di cella. Affermo senza prove. A cosa mi servono le prove? HO VISTO, e anche tu, o non saresti qui. “

“Le braccia no…..ma dei tentacoli?”

“Dipende a chi lo stai chiedendo, mio caro compagno.”

“Posseduti forse… o folli come noi che credono nel possibile, chissà.”

Quando ancora non indossavo questa camicia lessi molto a proposito della follia, di quella “sanità” tanto declamata. Che gli antichi ci risparmino dalla sanità, amico. Che ci risparmino!!”

“Potremmo trovare immondi e futili dogmi di codesta sanità, meglio scansarla…. compagno…mi prude la schiena e questa camicia mi impedisce di grattarmi, poi dicono di non perderla…..la sanità…e santità!”

“Dicono tante follie a proposito della sanità, tante e tali da essere tanto folli loro di quanto dicano di noi, compagno. E loro non hanno nemmeno idea di cosa si possa nascondere nelle profondità degli abissi, figuriamoci in una schiena che prude… “

“E le paranoie di cosa v’é nella schiena di caduno? Che sia possessione o follia il nesso non colgo, se che corro al cesso… “

“Nessuno lo coglie, proprio per questo noi siamo qui.”

 

[…]

 

Vi è un edificio qui ad Arkham tristemente noto tanto alle voci comuni quanto alle cronache dell’Arkham Advertiser. Ovviamente sto parlando del Manicomio.

Nessuno brama una visita in quel luogo, e a nessuna persona sana di mente farebbe piacere entrare li dentro.

Le voci comuni dicono che i medici e il personale specializzato di quell’ospedale siano pazzi quanto i loro pazienti per portare avanti un lavoro del genere, ma la verità è peggiore di qualsiasi aspettativa.

Il manicomio, infatti, non è altro che u-

 

[…]

 

 

“Ehi boss, ho trovato il materiale su cui stava lavorando quel ragazzo, come si chiamava?”

“Intendi il pazzo? Quel visionario mistico dell’accidenti che farneticava senza posa di assurdità senza capo ne coda?”

“Si Capo, proprio lui! Stava scrivendo un pezzo sul Manico-”

“CHISSENEFREGA di cosa stava scrivendo, hanno fatto bene a rinchiuderlo, PAZZO furibondo lui e tutti quelli che hanno iniziato a scriverci da quando ha aperto quella sua maledetta rubrica. BASTA!! Scrivi un pezzo dove annunci la chiusura dello spazio da lui aperto per “impreviste difficoltà di salute” e per l’amore dell’onnipotente BUTTA VIA tutto quello su cui stava lavorando!!”

“Ma sembrerebbe un pe-”

“BUT-TA-LO!! Distruggilo, brucialo, strappalo, cancellalo dall’esistenza!!! E questa è L’ULTIMA VOLTA che prendo un ragazzino con così poca esperienza in questo giornale!!!”

“D’accordo Capo, d’accordo… Come vuoi.”

 

 

[…]

 

 

Articolo ispirato da questa discussione a proposito dell’immagine in testata

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