Le Cronache di Populon: presentazione secondo Farzan (Troll Cantastorie)

 

Buongiorno, mio piccolo amico.

Troll (Cronache di Populon)Non fare quella faccia, coraggio. Confronto a me tutti voi siete piccoli. Beh no, non proprio tutti, ad esempio i Giganti sono più grossi di me, ma tu non sei un gigante, mio piccolo compagno.

È difficile che tra i Drakan vi sia qualcuno che io non possa chiamare piccolo.

Mi piace usare nomignoli, riescono a trasmettere l’affetto meglio dei nomi. E tu mi sei proprio simpatico, lo sai mio piccolo amico?

Come dici? Vuoi una storia?

Hai chiesto bene, giovanotto. Conosco moltissime storie, ma una delle più recenti che ho sentito secondo me fa proprio al caso tuo.

Si tratta delle Cronache di Populon.

 

Siediti e ascolta, mio piccolo amico.

È proprio di quest’opera che adesso voglio parlarti.

 

 

È chiaro che tu ben sai, mio giovane amico, che cosa sia Populon. Come si può non sapere cosa sia il Mondo in cui si vive? A questo proposito, però, lascia che ti declami alcune parole a proposito del nostro mondo, e che te le declami così come tre bardi le hanno composte per noi.

Populon vive.

Populon è una creatura vivente.

Il Drago è la sua anima.
Il Drago respira nel vento, nelle acque, nelle fronde degli alberi e nelle pietre di Populon.

Il Drago non è venerato, a Lui non si erigono templi.
È il tutto sotteso alla genesi, vissuto ogni giorno dalle moltitudini di Populon.

Il suo concetto principe è Equilibrio.
Caos e ordine, bene e male, vita e morte devono restare in equilibrio fra loro affinché Populon possa
prosperare e progredire. Chi si prodiga per mantenere l’equilibrio è eroe, o santo.
Chi lo turba è nemico, maledetto.
Il primo soffio del Drago plasmò il mondo, ma poiché nella sua creazione regnava il caos, egli mozzò la sua coda e da essa generò cinque figli perché regolassero lo scorrere del tempo e della vita.

Questi figli sono chiamati i Cinque.

Essi sono Myiorning, Drago delle Acque e della nascita, Eoyu, Drago del Cielo e della giovinezza, Oros, Drago delle Foreste e dell’età adulta, Glamordir Drago delle Montagne e della vecchiaia.
L’ultimo fratello è Morte, Drago dall’Unico Nome che chiude il ciclo del tempo, al contempo avviandone uno nuovo.

Ognuno dei cinque fratelli plasmando un diverso elemento creò le razze che abitano Populon e ne divenne “Il Drago Patrono”

(introduzione al manuale “Le Cronache di Populon”, © Mattia Sarti, Dario Landi e Giulio Niccoli)

Populon è vivo, mio piccolo amico. È vivo come me, come te, come le piante sotto cui ci stiamo riparando, come l’uccello che nidifica sui suoi rami, come il vento che al giungere della stagione soffia via le sue secche foglie.

Queste parole sono semplicemente bellissime, non trovi anche tu? I Bardi hanno impiegato del tempo a definire con cura ogni parola, avevano già lasciato in giro altri simili versi, ma questi sono i più recenti di tutte le loro composizioni. E ti assicuro, mio piccolo amico, che la loro opera continua sullo stesso livello.

Le Cronache di Populon non sono un poema nel senso tradizionale del termine. I Bardi non ci cantano solamente a proposito di antiche città, di lotte fratricide, di amori e odio, di amicizia e tradimenti o anche solo di guerra, gloria e pace in pura metrica poetica, no.

Lo fanno, ma hanno scelto di farlo attraverso una strada diversa.

Il loro poema può e deve essere letto, e contiene tutto quello che ho appena citato e anche di più. Contiene storia, arte, filosofia e persino della azzeccata ironia, insieme a tutto quello che serve ad un’opera completa… Ma l’opera completa non è la loro, sarà la tua. La loro opera è un punto di partenza per la tua personale opera. Cosa che un vecchio Troll come me non può che apprezzare. I libri vanno bene, ma sai che solitamente i miei simili preferiscono di gran lunga imparare con esperienza e pratica. E quest’opera consente di unire la conoscenza teorica con quella pratica. Niente male davvero come lavoro, cosa ne dici?

Oltretutto immagina tutte le difficoltà passate.

Non è facile mettersi seduti, su un vecchio ceppo all’aperto quando fa caldo e al coperto vicino al focolare quando fa freddo, e scrivere un intero poema. Adesso tu pensa, piccolo amico, quanto possa essere difficile scrivere non solo un’opera, ma un’opera che possa essere da guida a chiunque la legga per scrivere, narrare e vivere il proprio personale poema. Non è facile, e ci è voluto molto tempo. Molte stagioni sono passate prima che le Cronache di Populon vedessero la luce, mio piccolo amico, ma adesso l’opera dei tre Bardi inizia finalmente ad essere conosciuta e riconosciuta.

Come vedi, mio piccolo compagno, la vita è sbocciata anche qui.

 

 

Sicuramente, mio giovane ascoltatore, ti interesserà sapere cosa si trova nelle Cronache di Populon, quali sono i temi più importanti che tratta, e quali sono gli strumenti che fornisce a chi lo legge.

È per questo che adesso voglio parlarti dell’opera de Le Cronache di Populon, perché tu abbia chiaro cosa essa contenga e perché lei sia un aiuto così valido alla creazione delle proprie storie.

 

L’opera inizia parlando del Bene e del Male. Può forse l’Epica prescindere da questo argomento? No, non può. Populon è vivo, e nessun inizio sarebbe stato più opportuno di questo.

L’opera prosegue un ricco contenuto sugli abitanti del nostro bellissimo mondo, sulla nostra geografia, sulla vita quotidiana di tutti coloro che lo abitano e soprattutto sugli espedienti così tipici e particolari della nostra società. Senza una base reale, come si potrebbe vivere la propria opera? È questo lo scopo di questa sezione, perché chiunque la legga abbia tutto quello che gli serve per sentire, vivere e rendere partecipi chi lo ascolta nella vita delle scene che intende rappresentare.

Seguono poi gli strumenti concreti con cui i Bardi si propongono di guidarci, suggerirci e aiutarci nella narrazione e nello sviluppo della nostra opera personale. E anche questa parte contiene tutto quello che può servire, dai brutali conflitti alla meravigliosa magia del nostro mondo, passando per le oscure e minacciose arti della necromanzia e la benevola Fortuna del Drago. Le nostre opere saranno vive, ma la vita cresce vigorosa su qualcosa che la supporta e la aiuta senza danneggiarla o impedirle di svilupparsi, e a questo servono queste pagine. Vi sono alcuni numeri, mio giovane amico, ma non preoccuparti. Non vi saranno aride distese di freddi numeri privi di alcun significato, ma solo ciò che è realmente necessario. È stata una scelta dei Bardi, e studiando la loro opera dobbiamo riconoscerla e rispettarla, mio giovane amico.

Nell’ultima parte si parla più approfonditamente di alcune zone di Populon, delle varie e numerose creature che lo abitano, e molto nel dettaglio della Valle dell’Iskendur. Sarebbe stato davvero interessante, mio piccolo compagno, se ad essere trattato con quel dettaglio fosse stato l’intero Populon… Ma sarebbero serviti tre libri invece che uno solo per contenere tutto quel lavoro. Ricordati sempre che oltre a fornire informazioni sulla valle, i Bardi ci hanno anche fornito un schema, un metodo, uno strumento con cui approcciare le parti di Populon che loro non hanno ancora fornito così dettagliate come l’Iskendur. Ricordati sempre che loro vogliono che tu viva il tuo poema, non semplicemente che tu lo legga.

 

 

Prima ti ho detto, mio piccolo amico, che questa opera non è un poema tradizionale, e che è invece un punto di partenza affinché tu sia in grado di creare la tua personale opera.

Beh, io lo sto facendo, mio piccolo ascoltatore. Ho letto queste pagine, mi sono immerso nel nostro mondo, e adesso sto portando avanti quello che sarà un mio personale poema, costruito e narrato grazie alle Cronache di Populon.

Ti posso già dire adesso, mio piccolo amico, che il mio poema funziona.

Facile a dirsi, mi dirai, avendolo fatto io come potrebbe non funzionare dal mio punto di vista? E hai perfettamente ragione. Ma ricorda lo scopo dei tre Bardi, mio giovane amico: essi hanno scritto un poema che sia guida ai suoi lettori per la creazione di un proprio poema.

Se ha funzionato e sta funzionando per me, perché non dovrebbe farlo per te?

 

 

Capisco che tu abbia ancora dubbi e domande, mio piccolo compagno, ma ormai l’ora è tarda e il momento del riposo è giunta.

Ci incontreremo ancora, mio giovane ascoltatore, sempre sotto questo magnifico albero.

E quando ci incontreremo ancora, al termine del mio personale poema, allora sarò pronto non solo a raccontarti delle mie avventure, ma anche a raccontarti come gli strumenti dei tre Bardi hanno funzionato nella creazione del mio personale poema.

Ti anticipo già adesso, amico mio, che trovo le Cronache di Populon davvero un’opera ben fatta. Da essa traspare un’enorme passione e una grande cura nei particolari, e nell’approcciarsi ad un mondo vasto come questo secondo me entrambe queste cose sono più che importanti.

 

Buon riposo, mio simpatico amico.

Grazie per avermi ascoltato fino ad adesso.

 

 

Farzan,

Troll Cantastorie

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4 Risposte

  1. populon ha detto:

    Non ci sono parole per dire quanto apprezzo questa recensione dall’interno del mondo di Populon.
    La soddisfazione più grande, oltre all’aver trovato qualcuno che ha capito profondamente l’intento del progetto, è sapere che in buone mani potrà trasformarsi in quelli che Farzan chiama “Poemi Personali”, che saranno il vero Soffio del Drago, la linfa vitale che Populon promuove e di cui si nutre, essenziali per ogni progetto e ampliamento futuro sotto i cieli di Eoyu.

    Grazie

    Mattia

    • lherian ha detto:

      Come sempre è solo che un piacere ragazzi, continuate assolutamente così! E tantissimi saluti anche da Farzan, che vi fa i complimenti per la vostra opera e che non vede l’ora di conoscere di persona i tre Bardi!
      Arturo

  1. 12 agosto 2016

    […] Chiudiamo anticipando che la prossima recensione sarà relativa a “Le Cronache di Populon“, di cui la presentazione potete trovare in questo articolo. […]

  2. 11 aprile 2017

    […] parlato in diverse occasioni del gioco, trovate su queste pagine sia la mia presentazione del sistema che la mia recensione. Per il Play 2017 i ragazzi delle Cronache di Populon hanno portato una […]

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