GURPS: Background – Thanor CuorDiMetallo ( II )

“Noi abbiamo SEMPRE vissuto al confine, e SEMPRE lo difenderemo.
Finché il Cuore batte, il Metallo stride.”

-motto dei CuorDiMetallo.

... Thanor

… Thanor

Attaccarono di notte.

Troppo veloci e silenziosi per essere orchi.

Un notevole numero di soldati venne ucciso ben prima dell’allarme generale, e se una delle vedette non avesse urlato qualche attimo prima di venire brutalmente sgozzata, non sarebbe stata una battaglia, ma un massacro.

Si confondevano con le ombre, si muovevano con grazia, uccidendo con colpi posati e precisi, maestri di un’arte bellica completamente diversa da quella contro cui i Guerrieri nani si scontravano da secoli.

Per la prima volta dopo gli anni da Cadetto, Thanor perse il controllo della situazione, troppo impegnato a proteggere la propria vita per riflettere e guidare.

L’unico pensiero che puntualmente faceva breccia attraverso l’immensa concentrazione, era un’unica domanda: se non erano il Nemico Verde, chi diavolo erano allora?!

Niente urla e sbracciate, solo un sinistro silenzio accompagnato dal continuo volteggiare e stridere delle armi, rotto unicamente dalle strozzate grida di morte dei suoi compagni.
Queste… “cose”… morivano pure in silenzio!

I nani si ripresero bene dall’attacco a sorpresa, più grazie agli automatismi dell’addestramento che a solida presenza mentale, ma nonostante vendessero cara la pelle, il numero di Guerrieri andava sempre più assottigliandosi, mentre per ogni nemico abbattuto ve ne era sempre un’altro pronto a prenderne il posto, tra l’altro senza curarsi minimamente di calpestare il compagno appena caduto.

SEMPRE.

Il tutto nel più totale e orrendo silenzio.

Ogni tanto, quando un breve momento di lucidità si faceva strada fra i fendenti e le parate del nano, Thanor giurò di aver vibrato gli stessi colpi mortali alla stesso avversario… più volte.
Non… non era possibile… ma non c’era spazio per ragionare, un attimo di distrazione e avrebbe raggiunto i suoi compagni a terra.

~

Dopo quella che sembrò un’eternità, il rombo del corno dei riforzi riportò Thanor alla realtà.
E fra la sorpresa generale dei nani ancora in piedi, il nemico reagì ad esso ritirandosi immediatamente, sparendo nel nulla così come era apparso.

Ovunque guardasse, inspiegabilmente gli unici corpi riversi a terra erano i feriti o i morti della sua gente.
Dei nemici contro cui avevano combattuto, nessuna traccia.

Non era stato il Nemico Verde ad attaccarli, questo era chiaro.
Bensì qualcosa di molto peggio.

Tuttavia non era il momento di pensare al nemico, ma di leccarsi le ferite.

E d’improvviso, Thanor il Veterano realizzò una cosa.

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Il pensiero dell’incredibile quantità di morti, il continuo lamento dei feriti, i pianti e gli urli di rabbia dei rinforzi, arrivati troppo tardi… non lo turbavano più di tanto.

 

In quel momento arrivò, viscida e silenziosa, la paura.

Non provava assolutamente niente.
Adesso anche la sofferenza gli era difficile da ricordare? Come i volti dei compagni che aveva visto cadere?
Stava diventando un’abitudine.

La morte stava diventando… scontata.

In quel momento, arrivò la paura di considerare la vita dei suoi compagni solo come numeri su un foglio.

Thanor disse solo una parola quel giorno:

“No.”

~

La giornata successiva, terminata la cerimonia di ultimo saluto ai caduti, fra le grida di gioia e di sollievo dei sopravvissuti all’attacco, il nano chiese di parlare con il Capo-Clan.
Uscì 2 ore dopo, senza armatura né armi, e nessuno lo vide per il resto del giorno.

 

Solo la settimana seguente si venne a sapere che Thanor CuorDiMetallo era “fuggito dal suo compito”.

Una volta condannato, egli aveva scelto l’Esilio, ed in via del tutto eccezionale gli era stato permesso di portare via i suoi averi, considerati i meriti di guerra e l’ultima grande impresa da lui compiuta, ad eccezione dell’armatura e dell’ascia a rappresentare che venendo meno al motto del Clan, si era spogliato del diritto di essere considerato un Guerriero.

~

Thanor aveva chiuso con la guerra.

Certo, era dispiaciuto che ciò significasse aver tradito non solo il Clan, ma anche tutti i suoi compagni, e di essere quindi venuto meno al suo dovere.
Tuttavia se avesse continuato, non sarebbe più stato in grado di combattere.

E Il motivo era terribilmente semplice: aveva paura.

Il suo ex-sergente, Ghain, lo aveva decisamente sopravvalutato.

 

E per la seconda volta dopo gli anni da cadetto, e oltretutto a così breve distanza dalla prima, Thanor perse di nuovo il controllo della situazione.

In 20 anni sperperò in buon cibo e buona birra ciò che aveva guadagnato nei 40 in cui aveva prestato servizio al confine, e questo suo oziare non giovò nè alle sue abilità di guerriero nè al suo fisico, ora non più scolpito ma decisamente pienotto.
Ovviamente, ogni nano delle montagne al corrente dell’ Esilio che incontrò non volle avere niente a che fare con lui.

Come biasimare il loro comportamento?

Avevano ragione, era venuto meno al suo dovere.

~

Nonostante ebbe delle storie con qualche “nana esterna”, non si sposò nuovamente: nessuno era come Khatia, e nessuno lo sarebbe mai stato.
Ricordava ancora delle scommesse scherzose che facevano, per allentare la tensione prima di una battaglia o di un incarico pericoloso, su chi di loro due sarebbe morto per primo.

Ovviamente ognuno scommetteva sulla propria, e alla fine aveva vinto lei.

~

Può forse sembrare che Thanor visse questi 20 anni nell’infelicità, ma non fu affatto così.
La vita scorreva tranquilla lontano dal confine, e per quanto gli dispiacesse, rimaneva convinto della decisione che aveva preso.
Inoltre il ricordo di Khatia gli portava si malinconia e tristezza, ma anche una sensazione di calore e di orgoglio, di essere stato il nano che lei aveva scelto.

Si fece molti amici fra gli uomini, e fu uno di questi a salvarlo dalla precaria situazione economica in cui si era cacciato.
Ormai della sua fortuna gli erano rimaste a malapena monete del valore complessivo di circa 2000, e in effetti investirle in un’attività gli sembrava una buona idea, un buon modo per… riprendere il controllo della situazione.

Il suo amico, Giuseppe Cortesi, aveva parlato di altri due soci: un elfo, di nome Nelium, di corporatura deb- …delicata persino per la media elfica, ma dalla brillante mente portata per la contabilità e lo studio, e un secondo uomo, un tal Laren, un po’ strambo per certe sue idee si, ma comunque una brava persona.

Inoltre, ormai era una persona diversa.

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Thanor il Locandiere

E ciò che vedeva nei propri occhi era molto più gradevole rispetto allo sguardo di allora.

Forse si era buttato in questa… “Locanda” un po’ allo sbaraglio, ma Thanor il Locandiere era certo solo di due cose:

Innanzi tutto, lui di certo non sarebbe stato l’addetto ai rifornimenti e contabilità, visto che era riuscito a distruggere una fortuna in praticamente solo cibo e birra.
In secondo luogo, parlando appunto di birra… essendo la locanda in parte sua, avrebbe risparmiato sul prezzo.

Quale pazzo avrebbe rifiutato un’offerta del genere?!

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