GURPS: Background – Arthemis Steyner

Sapete, non ho praticamente ricordi dei miei genitori naturali.

Anche la stessa parola “ricordi” è sbagliata…
sarebbe più corretto definirle come “sensazioni”.

“un forte abbraccio, un odore dolce e piacevole, capelli biondi al vento ed un sorriso, urla di rabbia, gocce… salate? Poi, di nuovo un odore dolce, ma diverso…”

All’orfanotrofio mi dissero che erano morti, vittime innocenti come tante altre, e che da oggi sarei rimasto in questa struttura fino alla maggiore età, per poi rendermi utile all’Imperatore.

https://i1.wp.com/gdrtales.com/wp-content/uploads/2015/11/the_orphanage_.jpg?resize=272%2C183Oh ecco!!

Se c’è qualcosa che invece ricordo molto bene è sicuramente quanto fosse noiosa e monotona la vita nell’orfanotrofio di Ladendora, una piccola cittadina situata a metà strada fra i conglomerati urbani di Tiferet e Selen.

Sveglia, mangia, studia, dormi.

Ripetere fino alla nausea.

A quanto pare io fui parte di quello che il nostro Preside si divertiva a chiamare “Boom degli orfani”, senza tra l’altro neanche provare a nascondere di essere estremamente felice della morte di così tante persone: dopotutto, più orfani equivaleva a più finanziamenti statali, no?
Ovviamente, realizzai queste cose una volta cresciuto.

E’ praticamente certo che gli eventi e gli scontri che vengono chiamati “la Guerra” sono stati la causa della morte dei miei.
La cosa invece interessante e per niente sicura è… da che parte stavano?

Ah! Sto divagando, scusate.

Dicevo, e così vissi la mia infanzia nella noia e nella monotonia più totale.
Uuuugh… mi viene male solo a pensarci.

A diciotto anni fui letteralmente cacciato (sia lodato l’Imperatore!) dall’orfanotrofio. Quando chiesi il motivo, la nuova Preside (il vecchio a quanto pare teneva per se una parte dei finanziamenti, ed una volta scoperto era stato… “rimosso” dal suo incarico) mi rispose che avrei dovuto trovare da solo la mia strada, e che invece di avere la sfrontatezza di chiedere perché venissi allontanato, avrei dovuto mostrarle gratitudine: ero stato fortunato ad essere dato in affidamento là dentro.

In effetti, visto che la schiavitù è stata legalizzata, non posso che darle ragione.
E in ogni caso, anche se allora pensavo all’orfanotrofio come la mia casa, con il senno del poi andarsene si è rivelata la boccata di aria fresca di cui avevo bisogno.

Comunque!
Nonostante il Nostro Imperatore incentivi e remuneri violenza e brutalità, non essendo particolarmente dotato in termini di brutalità altrui (anzi ad essere sincero sono sempre stato decisamente carente in quell’ambito), decisi, invece di arruolarmi nella Milizia Nera, di cercare un mestiere che richiedesse una certa intelligenza e memoria, capacità che modestamente non mi sono mai mancate.

Fu appunto durante questa ricerca che tutto cambiò.

Si, quell’odore dolce… quell’odore mi ricordava qualcosa della mia infanzia.
E, fatto decisamente ilare, proveniva da una casa di cure!

Mi domando ancora oggi perché l’odore di ciò che rimane dopo la putrefazione di un corpo morto (perché è questo l’odore dolciastro di cui sto parlando) invece di darmi la nausea mi induca a provare… nostalgia di casa.
La mia prima conclusione è stata quella di essere… beh… completamente pazzo.
Poi mi sono guardato intorno, ho osservato l’opera dei fedeli sudditi dell’Imperatore e ho capito che era solo una questione di prospettiva: nella società da Lui costruita, la follia è la nuova sanità.

In ogni caso, ora sapevo cosa avrei fatto della mia vita:

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il Medico.

Tra l’altro, cosa assai curiosa, dal quel preciso momento mi sono ritrovato a possedere un’altra Forza a mio parere decisamente superiore alla mera forza fisica, ovvero la capacità di manipolare il Mana.
Quell’odore, quella sensazione, forse la presa di coscienza della mia… dubbia salute mentale, sbloccò qualcosa in me, un potenziale che era rimasto confinato e nascosto per chissà quale motivo.

Sono mortificato.
Divagare è veramente una mia brutta abitudine.

In parole povere, sono affine alla magia e il mio potenziale si è liberato veramente tardi, impedendo alla Gilda di individuarmi da piccolo e… “formare” la mia mente.

Vedete, è volere dell’Imperatore che solo ai membri di Gilda sia consentito l’accesso alla “Vera Magia”: le conoscenze magiche avanzate sono gelosamente conservate e tramandate solo agli apprendisti della stessa, e vertono su controllo della altrui coscienza e pura e semplice distruzione, entrambi aventi lo scopo di eliminare i nemici dell’Impero, rispettivamente nella mente e nel corpo.

Di queste capacità avanzate, ovviamente, non me ne frega assolutamente niente.
A me interessa solo ciò che può aiutarmi nello studio e comprensione della Medicina, a beneficio della salute dei MIEI pazienti.

Per questo ho deciso di intraprendere un mio personale percorso di apprendimento magico, ovviamente più pericoloso e meno efficiente, ma che ha permesso di dedicarmi in primis ai miei interessi medici.

Nei successivi 4 anni ho infatti studiato Medicina, e nel tempo libero allenato il Dono che ho scoperto di possedere con 2 dei 4 elementi che compongono la natura, Aria e Acqua, per comprendere come la magia e il Mana influenzino il nostro mondo e contemporaneamente ottenere i mezzi per difendermi dalla forza fisica, problema ben più frequente di quanto uno possa immaginare.
Dopotutto, se la Religione venera i 7 Vizi, non ci si può aspettare diversamente, ed anzi, suprusi e appropriazioni indebite trovano in essi un ampia giustificazione.

Così mi applicai con tutto me stesso.
E tuttavia nonostante tutti i miei sforzi fossero rivolti verso la mia passione, più studiavo e applicavo la mia conoscenza nella Medicina più il sentimento di nostalgia che provavo davanti alla morte si trasformava nella frustrazione del fallimento.

Quando si presentavano casi troppo gravi, salvare il paziente era semplicemente fuori dalla mia portata.

Stranamente, non realizzai subito.

Osservando quotidianamente quanto compiuto dai membri di Gilda su schiavi o coloro definiti “non adatti a servire l’Imperatore“, sono sempre stato portato a pensare che il mio Dono fosse unicamente uno strumento di controllo e violenza.

Che errore madornale.

Perché avevo sempre concepito l’utilizzo della mia capacità in un unico modo?
Nel loro modo?!
Essa è MIA, e SONO IO, non loro, a decidere cosa farne.

Dove la scienza medica non poteva fare nulla, avrei usato il mio Dono.

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Dove il Medico troverà muri invalicabili, ci penserà il Mago a frantumarli.

Non posso permettere che i miei pazienti muoiano, farò di tutto per aiutarli.
Perché io sono un Medico.

La mia è forse casta Carità? O ignobile Superbia?

Sinceramente… non potrebbe fregarmene di meno.

Se aiuto gli altri è perché so di essere in grado di farlo.

Che poi io lo faccia per “amore della vita” o per “amore di me stesso”, che lo decidano pure l’imperatore, i vizi o le virtù, coloro la cui esistenza ha reso la vita di noi mortali un inferno.

E visto che ormai siamo in argomento, che vadano TUTTI a farsi fottere.
A parte, ovviamente, i miei pazienti.

Distinti saluti,

Arthemis Steyner.

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