Long live the Queen

Il reggente ha sempre voluto che ci riunissimo ogni quindici notti. Al novilunio per essere precisi. Se ci sia una reale motivazione dietro a questa richiesta non l’abbiamo ancora scoperta.

Nessuno di noi ha il minimo interesse a chiedere e tutti speriamo che sia qualcun altro a chiedere il perché di questa ritualità per poi comportarsi come se l’avesse sempre saputo.

Questa sera  la prassi non è stata rispettata, c’era da aspettarselo dopo tutto, Caterina Trimegisti è una leggenda, un vampiro estremamente potente e quanto meno una fonte di preoccupazione non indifferente per il nostro Reggente. E per il nostro primogenito.

Qualcuno sostiene che sia più antica della Camarilla stessa, altri che in realtà sarebbe abbastanza giovane, nessuno ha però troppa voglia di indagare. Nemmeno io.

Dopo la storia di Milano i miti su di lei sono aumentati, quale che sia la verità non lo so e non sono del tutto sicuro di volerlo sapere.

Il grande salone è silenzioso, lo è sempre ma stasera per la prima volta questo silenzio è pesante. L’eco dei miei passi è inquietante e sentire quello degli altri apprendisti non mi rincuora.

Questa notte non si preannuncia una notte come tutte le altre.

La scena che ci si palesa davanti è quanto meno inaspettata.

Caterina Trimegisti, la Regina, è seduta a quella che solitamente è la scrivania di Grimaldi.  Alla sua destra Grimaldi stesso, immobile, fissa il vuoto. Alla sua sinistra il nostro primogenito è nelle stesse condizioni.

Ci guarda, sembra divertita. Non fa nulla per nascondere la runa sulla sua fronte. Dovremmo fare qualcosa. Leggo sulle facce degli altri apprendisti la stessa indecisione. Cosa potremmo noi contro di lei? E dovremmo?

Ci squadra, ci soppesa, ci sta valutando.

“Non ho intenzione di interferire con nessuno di voi, vi conviene fare altrettanto”

Ci guarda tutti di nuovo, ci sta sfidando, per la prima volta mi sento davvero preda

“a meno che non vogliate imparare davvero qualcosa”

Si alza ed esce oltrepassandoci. Ci scanziamo come fosse un riflesso condizionato.

Dopo un’eternità, forse solo pochi minuti, svaniscono gli effetti sui nostri anziani.

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