Nauto e Alex: La Lunga Discesa per l’Inferno

Il portone era più alto di un uomo e largo altrettanto, un quadrato perfetto con doppi cardini e degli spessi stipiti. Sopra il portone era montato uno specchio, leggermente inclinato verso il basso. Era posto in maniera tale che chiunque passasse lungo quella strada, alzando gli occhi, si sarebbe visto riflesso. Il portone era di metallo, un metallo nero, opaco, e dall’apparenza molto solida. Non aveva maniglie, né serrature. Al tocco sembrava tiepido, totale contrasto con le fredde mura di pietra nelle quali era incastonato.

Gli stipiti del portone sembravano emettere dei deboli lamenti, come di voci urlanti ma che fossero state in qualche maniera attenuate. Ad osservarli bene, sembrava anche di vedere un qualche spostamento lungo i bordi, come se moltissimi esseri molto piccoli fossero imprigionati dentro al metallo del portone, urlanti. Chiedendo aiuto, implorando pietà, o forse solamente urlando e sfogando la loro pazzia agli occhi e orecchie di chi ancora era fuori.

Lentamente, il portone si aprì verso l’interno, e un soffio d’aria calda, con un forte odore di sangue e zolfo, investì le due figure davanti all’ingresso.

[…]

La scalinata di pietra era ripida e stretta. Alcune torce erano infisse nelle pareti di pietra e su alcuni bizzarri blocchi di roccia volteggianti nell’oscurità. L’ambiente era pervaso dalla luce rossastra e l’odore sulfureo della lava ribollente, ma nonostante le diverse fonti di luce la discesa si perdeva gradino dopo gradino nell’oscurità. Il calore era quasi insopportabile, l’aria afosa, calda e dolorosa da respirare.

La spada del guerriero in armatura che apriva la strada emanava una debole luce biancastra, grazie alla quale egli riusciva a scendere senza troppe difficoltà la via così stretta, subito seguito dall’arciere in equipaggiamento più leggero, e quindi più agile sull’impervia scalinata. Urla di dolore, paura, terrore e sofferenza sembravano diventare sempre più forti mano a mano che si proseguiva nella discesa, con l’orrenda sensazione che non venissero dall’esterno, ma che riecheggiassero direttamente nella loro testa.

Le pietre fluttuanti, le pareti e la scala stessa sembravano mostrare delle piccole gemme di colore scuro, come onice nero, incastonate nella roccia.

Nessun occhio vivente poteva cogliere la fine della scala, ma occhi non viventi osservavano ormai da parecchio i due intrusi.

[…]

Il metallo della lama stridette nell’urto con la lama d’osso impugnata dal demone. Con fredda e determinata astuzia, sfruttando abilmente il cozzare delle lame, il demone arretrò creando nel contempo uno scuro globo di arcana energia sulla sua mano destra. Il secondo demone, più indietro, estraeva in quel momento la sua lama lunga di ossa, tendini e muscoli, per la maggior parte umani. Il guerriero non si era fatto cogliere alla sprovvista, e incalzava il primo avversario scendendo rapidamente la scalinata di pietra. L’arciere era sopra, e stava lentamente prendendo la mira. Le munizioni erano limitate, e non avrebbe sprecato nemmeno un colpo.

La caligine biancastra della lama di metallo stridette nuovamente sulle ossa e sulle scaglie del demone, mentre i due amici continuavano la discesa.

Una soffocata risata sembrò riecheggiare nei meandri più profondi dell’abisso incandescente, mentre metro dopo metro il nero icore di demone ricopriva i gradini della scalinata. Gradino dopo gradino, ogni passo dei combattenti era conquistato al prezzo di sangue. L’olezzo dell’icore bruciato si mescolava con l’odore del sangue e delle ferite dei due compagni.

Il fuoco delle torce era sempre più intenso, la luminosità sempre maggiore, e sempre meno di mortale era in vista.

La lunga discesa continuava.

 

 

La Discesa all'Inferno - Nauto e Alex

La Discesa all’Inferno

Nauto e Alex

 

Tre anni e mezzo fa scrissi:

“Quante persone conoscete che abbiano affrontato l’Inferno per salvare chi è loro caro? E quante, tra loro, sono riuscite ad uscirne vivi? Io ne conosco solamente due.”

 

Adesso ne conto di più, ma comunque non si tratta dell’Inferno che Nauto e Alex hanno affrontato.

Non posso più dire che siano gli unici ad aver affrontato l’inaffrontabile per salvare quello a cui tenevano, ma la portata, i nomi e i contesti sono diversi, troppo diversi per fare un paragone diretto.

Semplicemente, alcune cose non possono essere paragonate.

 

Oggi, con un punto in più di nostalgia, guardo al passato più remoto che al presente o al passato prossimo. Mi volto indietro, e guardo Nauto e Alex.

 

Grazie, ragazzi.

Grazie.

 

Arthurus Endelsmith

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