Sine Requie: La Scelta di un Excubitor

 

Passare anni alla Domus Populi ti rende … diverso. Non che poi gli anni siano stati così tanti, non che poi io sia cambiato così tanto, ma qualche differenza vi è stata, e me ne resi conto per la prima volta allora.

Era una giornata come un’altra, per fortuna di quelle facili e ripetitive, come tendono ad essere un po’ tutte le giornate senza Morti da quando Francesca si è allontanata. Si, Francesca. La neve si è sciolta quasi del tutto, e tutto l’inverno è sembrato vivere in attesa di questo momento.

C’è stata quella volta del contadino che non ha voluto dire a nessuno, nemmeno ai suoi familiari, che si era ammalato. Una strage evitata per miracolo, dato che la moglie da lui stesso sbranata a morte si è risvegliata come Ferox. C’è stata la volta che per salvare quei cittadini non troppo svegli che stavano facendo qualche assurdo gioco con un gruppo di morti vicino alle mura abbiamo dovuto tenere le porte troppo aperte, e il Portavoce ci ha palesemente ricattato per non far ammettere che la colpa era sua. C’è stata la volta in cui, di turno sulle mura, ho visto un uomo sbranato a morte senza poter fare nulla. Che ironia essere il miglior tiratore della Domus nonostante io abbia un occhio solo, e non poter fare comunque nulla per quell’uomo. Era troppo lontano, e con la neve alta non avevamo nessuna possibilità. Non la avremmo avuta nemmeno fosse stata primavera, ma in compenso con il candido sfondo innevato e bianco la scena della sua morte si è stagliata perfettamente.

Ogni momento come questo passato senza morire lascia un segno sulla nostra memoria e sulla nostra psiche. Ne ho parlato con Padre Ezechiele, Esorcista, ma lui mi ha rassicurato sulla mia buona salute. Sarà come dice il Padre, ma io “sento” qualcosa che non va. Non mi sento molto diverso, ma ho timore di quello che potrei diventare restando qui. Inoltre, penso sempre a lei.

Non so se sarei cambiato così poco anche senza di lei, ma adesso sicuramente so che è anche grazie a quella cacciatrice, e al suo desiderio, che non sono cambiato troppo.

 

Ma sarebbe mai tornata a Genova?

Improbabile.

Allora dovevo essere io a seguirla.

 

Ma come allontanarmi dalla Domus? Agli Excubitor non è facile che venga consentito di uscire dai dintorni della città e delle zone popolate, figuriamoci allontanarsi così dalla città. Eppure un modo doveva esserci, e infatti vi era. Appena lo vidi, ecco, in quel preciso momento, mi resi conto di essere cambiato.

Un Inquisitore e i suoi conversi. Mi resi conto di essere cambiato perché non mi domandai nulla sull’Inquisitore, sul suo seguito o sulla sua missione. Pensai solo a trovare un modo per infilarmi nel suo seguito rimanendo un Excubitor e poter così uscire da Genova. Inquisitore, notaio e cinque conversi. Un nutrito gruppo, a cui dovevano sparire una o due persone che io avrei dovuto rimpiazzare.

Fu facile, molto più facile di quanto ci aspettassimo. Non vado fiero di quello che ho fatto, ma non ho ucciso nessuno e non ho nemmeno fatto del male ad alcuno. Tutto sommato il periodo di penitenza dei tre conversi che hanno abboccato sarà loro utile, quanto meno non saranno i primi ad uscire da Genova dopo il disgelo. I morti non sentono il freddo ma i vivi si, e i primi viaggi dopo la neve spesso incontrano più morti proprio per questo. Io e Andrea, un altro Excubitor piuttosto giovane, seguiremo il Padre Inquisitore Prospero verso Nord. Verso Cuneo. Da li spero proseguiremo in fretta verso Torino, così come spero che i fumi dell’alcool abbiano fatto “dimenticare” alcuni particolari della notte del “fattaccio” ai tre Conversi rimasti a Genova.

 

[…]

 

Sognai di scrivere che la neve scricchiolava sotto i miei stivali.

Ma in realtà, quando partimmo, la neve si era sciolta.

E mi sentii, per la prima volta da quando persi l’occhio, libero.

 

Valerio delle Piane

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