L’Infante di Cecilia Colonna

Non guardarmi così, poteva andarti peggio, molto peggio fidati.

Non ti conosco, non mi interessa particolarmente, benvenuto tra i Fratelli. E smettila di fissarmi in quel modo.

Hai domande? Certo che lei hai, le abbiamo tutti non appena ci rendiamo conto che abbiamo appena dissanguato il nostro migliore amico.

Sì, quella cosa fatta a pezzi era il tizio che avevi invitato a cena. Non dimmi che non cogli l’ironia in tutto ciò! Dalla tua faccia deduco di no.

Si sedette davanti a me con innaturale calma, composta, a braccia conserte e gambe accavallate.

Tra poco verranno qui a prendermi, a prenderci a dire il vero, e tra i due quello che ha meno speranze di cavarsela sei tu quindi ti conviene fare domande intelligenti. E ti conviene farle subito.

La mano destra mi si mosse da sola verso la fronte, non mi facevo il segno della croce dal giorno della comunione ma mi venne naturale

Inutile, non servirà, non ci credi nemmeno tu

Si chinò davanti a me e mi sorrise. Sorrise cordiale come se in mezzo a noi non ci fossero i resti di un ragazzo fatto letteralmente a pezzi

Altrimenti non sarei qui

Che avevo fatto a pezzi. Quella consapevolezza mi raggiunse improvvisa e mi terrorizzò. Tentai di rialzarmi ma le gambe non mi ressero. In qualche modo arretrai finché non mi schiacciai contro la parete fissando quello che era stato il mio migliore amico.

La donna si alzò e mi raggiunse

Nulla avrebbe potuto prepararti a tutto questo, fidati.

“Cosa vuoi da me?”

Ecco questa è una domanda intelligente. Ti ho scelto come infante, non potevi essere un idiota. Ci sono persone che mi cercano e che adesso cercano anche te. Se non mi sarai di intralcio non dovrò sacrificarti per salvarmi, vedrai un’altra notte e avrai il tempo di fare altre domande intelligenti.

Non sapevo il perché ma sapevo che potevo fidarmi di lei e che avrei fatto qualsiasi cosa mi avesse chiesto. Compresi nel tempo che non era solo merito del suo innegabile fascino e del suo carisma. Sì, sapeva come amaliare e conquistare le persone, ma quel che era in grado fare andava oltre. Perché mi avesse scelto ancora non lo so.

“Cosa vuoi che faccia?”

Mi posò la mano sulla testa e mi accarezzò come se volesse rassicurarmi. Ne ero terrorizzato e non avrei sopportato allontanarmi da lei.

Per questa sera, fai ciò che ti dico, avrò tempo per spiegarti tutto.

Fu un attimo, erano in tre, più belve che uomini. Non avevo mai visto tanta ferocia e mai ne avrei vista una di simile. Lei si allontanò. Io venni colpito in pieno. Mi aprirono il petto con qualcosa di molto affilato. Non ebbi il tempo di provare dolore che venni avvolto da una sorta di timore reverenziale nei confronti di quella donna. Alzai lo sguardo e vidi la stessa cosa nei volti sfigurati dei nostri assalitori. Lei era maestosa e autoritaria come nulla che avessi visto prima. Un’irrazionale senso di inadeguatezza si era impossessato di me e, ora lo so, degli altri.

Cambiati, ce ne andiamo adesso, sta arrivando qualcuno di cui dobbiamo preoccuparci realmente.

Obbedii. Quella fu la mia prima notte.

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