GURPS: “All’Ombra della Quercia”, Maestro O

“Luan! Luaaaaaaan! Torna subito qui! Ti ho detto di TORNARE QUI!”

“Ma mamma, io-”

“ZITTO! OBBEDISCI, stupido ragazzino!!”

Una madre che urla è uno spettacolo spaventoso per un bambino di ricca famiglia. I figli dei contadini imparano a zappare appena sono abbastanza forti per tenere una vanga in mano, e imparano sulla loro pelle che le lacrime possono essere un lusso amaro. Già i figli dei cittadini vivono la giovinezza in maniera diversa, ma i ricchi…

“Imparerai la lezione, Luan, costi quello che costi!”

“Mamma io-”

“TACI!”

… alle volte perdono proprio ogni contatto con la realtà.

 

[…]

 

Maestro O, un mago che prima di fare carriera nella Gilda della Magia si chiamava Luan Sabella. Giovane infante in una ricca famiglia borghese, cresce con una madre violenta che distrugge la sua autostima quando era ancora in formazione. E dopo la madre anche gli amici, le prime ragazze e persino i servitori si prendevano gioco di lui, deridendolo, insultandolo o persino picchiandolo. Se non avesse scoperto di avere un’ottima e naturale attitudine alla magia, probabilmente sarebbe morto molto giovane.

L’ambiente di Gilda, così rigido e formale ma anche equo ed onesto, fece il miracolo. Con il tempo, il giovane Luan si riprese e si ri-costruì da capo una sua autostima.

Considerato il suo passato, Luan crebbe tutto sommato meglio di molti altri, anche se divenne una persona terribilmente vendicativa, e piuttosto suscettibile.

Probabilmente conseguenza del suo passato e della sua ritrovata forza, il giovane e talentuoso mago non sembrava disponibile a passare oltre nessun tipo di offesa, insulto o situazione che lui reputasse tale. Ma non gli bastavano le scuse, anzi, in realtà non gli interessavano nemmeno. Lui cercava solo ed esclusivamente vendetta. “Occhio per occhio”, ma anche di più. Gli toglievano uno, e lui strappava cinque. Le scuse erano totalmente ininfluenti, o al massimo riducevano leggermente la sua vendetta… o forse meglio dire ripicca.

Era un Maestro di Gilda, ma sotto alcuni punti di vista, forse era ancora solo un bambino.

Si diede da solo il suo nuovo nome, una volta diventato Maestro.

 

[…]

 

“Tutti pensano che io sia una nullità, ma non è così. Lo zero e la O si scrivono alla stessa maniera, ma l’uno è il niente e l’altro è uno dei cinque suoni più importanti della nostra fonetica. Chiamami nullità, e io ti dimostrerò che non sono una nullità. Sono O.”.

 

[…]

 

Alcuni lo giudicheranno malvagio, ma in fondo Maestro O non era davvero cattivo. Era terribilmente vendicativo, molto più di quanto la morale comune osa concedere.

 

[…]

 

Il motivo per cui Maestro O riuscì a iniziare una personale scalata nei ranghi di Gilda nonostante i suoi disturbi (non eccessivamente grandi ma piuttosto peculiari) fu principalmente la sua deferente umiltà (verso i superiori), unita ad una grandissima riservatezza. Per esempio, è noto che i Maestri godano di protezioni particolari sulle loro persone e menti. Nello specifico, Maestro O scelse di proteggere i ricordi del suo passato. Dal momento del cambio di nome, lui doveva essere O, per tutti. E tutti avrebbero dovuto pensare che quello fosse il suo nome da sempre. Il suo passato doveva restare solamente con lui.

Questa spiccata attitudine ai segreti e alle manipolazioni è da sempre un ufficioso anche se non ufficiale requisito per una brillante carriera.

Terminata, molto poco brillantemente, con la sua impiccagione.

 

[…]

 

“Non dite che di fronte alla morte siamo tutti uguali, perché proprio l’inadeguatezza di questa affermazione ci ha condotto dinnanzi a questa situazione. Ricordate il Maestro per quello che era, nulla di più e nulla di meno. Perché quello rimarrà, anche nella morte.”

 

Maestro O,

23 Marzo 1193 – 7 Gennaio 1230

Riposa In Pace

 

 

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