Lezioni di vita per assassini – Lezione 4: L’attenzione ai dettagli

Una qualità essenziale nella comune vita (professionale e non) di un assassino è sicuramente la sua capacità di fare attenzione ai dettagli (in particolar modo mi riferisco a quelli di voi portati per le missioni sotto copertura o missioni di infiltrazione in generale).

Sono proprio loro che fanno diventare convincete la vostra copertura di becchino, che non fanno scoprire il vostro discreto appostamento ai bordi del cimitero cittadino e che vi permettono di scoprire eventuali trappole o colleghi con intenzioni non proprio amichevoli verso di voi.

Gli esempi che si possono fare sono innumerevoli ma in linea di massima i dettagli possono assumere le forme più disparate: da un fucile che la vecchietta che serve nel negozio di ciambelle cerca di tenere nascosto sotto il bancone (nessun riferimento voluto alla dolce nonnina nella caffetteria del campus!), allo scorpione nascosto all’interno della scatoletta che una bambina vi sta porgendo (con tanto di sorriso di cortesia allegato). Molte volte (quasi sempre) sono difficili da identificare, altre volte invece sono abbastanza evidenti (o per lo meno alla maggior parte degli assassini sani di mente).

Imparare a riconoscere quegli elementi che ad occhio inesperto sono inutili potrebbe non solo salvarvi la vita ed aiutarvi a completare con più facilità la missione assegnatavi ma anche (e soprattutto) ad evitarvi figuracce imbarazzanti.

Questa volta cambierò i protagonisti della mia bella storiella (so cosa state pensando: era ora!) lasciando momentaneamente in sospeso le avventure dei miei ormai famosi ex-compagni di viaggio (il monaco, il nano, il cinghiale e il mago con l’uccello … li ricordate?).

L’esempio oggi viene da un gruppo di singolari personaggi che hanno avuto l’onore di collaborare con me in una missione (molto tempo fa … ): un mago , un chierico ed un nano guerriero (se avete avuto un piccolo dejà vu non preoccupatevi, è normale!). In particolar modo vorrei focalizzare l’attenzione sul caro nano.

Eravamo stati ingaggiati per eliminare un druido che viveva nel mezzo di una fitta foresta sperduta nel nulla. Timorosi di addentrarci in territorio nemico abbiamo pensato a diversi stratagemmi per attirare il bersaglio in un territorio a noi favorevole e alla fine siamo giunti alla conclusione che la tattica migliore (all’epoca lo sembrava) era dare fuoco all’intera foresta (era un periodo molto secco, senza piogge).

Nessuno fece obiezioni, tanto meno io che avevo la bava alla bocca all’idea di distruggere tutto ( si, lo so che non è proprio professionale!).

Fu così che il mago incominciò a preparare i suoi incantesimi del fuoco mentre io preparavo i miei dardi incendiari. Ma nel mezzo dei preparativi il nano si accorse di una spia, o meglio, un “essere” mandato dal druido (deduzione del nano)  accortosi dei nostri intenti. Si trattava apparentemente di una creatura dalla forma di un albero (per, come affermò il nano, mimetizzarsi nel bosco – Ovviamente! –) con delle fronde (degli arti) a mo di salice piangente con i quali attaccava a frustate i malcapitati nelle sue vicinanze (un raggio di azione di due metri se andava bene!).

Senza pensarci nemmeno due secondi il nano partì all’attacco con la sua ascia ingaggiando un combattimento sfrenato contro il nemico appena arrivato (ve lo ho detto che essendo l’albero piantato in terra non poteva muoversi?). Curiosamente la “creatura” era più robusta di quanto il nano avesse immaginato e a quasi nulla servirono i suoi colpi d’ascia, era come se non li sentisse neanche. Al contrario però il nano subiva le frustate del vegetale e in men che non si dica il valoroso guerriero si ritrovò coperto del suo stesso sangue ed ansimante.

Mentre tutto questo accadeva noi eravamo tranquillamente seduti ad ammirare tutta la scena da una distanza di sicurezza, più incuriositi dall’insensatezza di quello che stavamo vedendo che disgustati dal come stava andando a finire la vicenda.

Se il nano avesse fatto meglio attenzione ai dettagli, come abbiamo fatto noi,  si sarebbe subito accorto che l’albero era in realtà … un albero. La “creatura misteriosa” si trovava sopra l’albero (da cui si evince, data la loro proverbiale incapacità ad arrampicarsi, che non si trattava di un nano travestito da pianta!), o meglio, che le suddette fronde erano loro stesse la creatura (che abbiamo battezzato “liana assassina di nani”).

In sostanza il nano continuava a colpire il tronco dell’albero senza attaccare minimamente la creatura, che voleva uccidere, sull’albero (un vero genio!).

Alla fine per salvargli la vita, mossi da pietà tra una risata e l’altra, abbiamo semplicemente dato fuoco all’albero intero (cosa che al nano non piacque molto in quanto è maleducazione intromettersi nei combattimenti altrui!) e abbiamo portato a compimento la missione assegnataci (non abbiamo dato fuoco all’intera foresta visto che tutto il fuoco che potevamo appiccare lo abbiamo appiccato sull’albero guerriero).

La morale è anche qui molto semplice: nel combattimento, come nella vita, i dettagli sono la chiave per il successo. Essi sono l’elemento che contraddistingue un assassino d’elite da uno che si fa ammazzare alla terza missione sul campo.

E per concludere, ricordate bene ragazzi (per il vostro bene), non lasciate mai avvicinare un nano ad un albero perché sicuramente proverà o a combatterlo o a salirci sopra (e a vincere sarà quasi sicuramente l’albero in entrambe le evenienze).

 

***

 

Prima di lasciarvi vorrei però aprire una piccola parentesi. Come sapete le minacce che arrivano alla mia persona stanno continuamente aumentando, così come anche la mia nuova collezione di saponette colorate dalle fragranze (e forme) più disparate.

Ultimamente però mi è arrivata una piccola lamentela da parte del nostro caro Geppo (che continua a negare di avermi mandato il sapone affermando che alle impersonali saponette minatorie lui preferisce una insaponatura diretta – che intenderà? –) riguardo alla difficoltà che un suo fantomatico amico (di nome Nivea, nonostante sia un uomo) ha riscontrato nell’inoltrarmi le sue lettere.

Nel caso di messaggi inviati da “Orgrimmar” il problema potrebbero risiedere nell’analfabetismo del postino orco (motivo per cui molte lettere vanno sempre misteriosamente perse), ma per quanto riguarda la posta da “StormWind” questo discorso non regge. Sono quindi abbastanza certo che il problema risieda nel fatto che non possedendo io uno studio personale il suddetto postino orco (o chi per lui) non sa dove consegnare la missiva.

Per venire quindi incontro alle esigenze del nostro caro Geppo (o meglio, del suo amico) ho deciso di aprire un account di posta elettronica (in comune sia con il server di “StormWind” che di “Orgrimmar”) per permettere anche a voi, miei cari studenti, di unirvi a Geppo.

Potrete quindi mandare anche voi le vostre lettere minatorie anonime (mi raccomando di non firmarle!), richieste di chiarimento, o anche proposte di ingaggio nel caso il vostro compagno di stanza nel dormitorio (o in classe) sia troppo opprimente per i vostri gusti.

Potete quindi scrivere al seguente indirizzo:

Psicognomo.lognomopsicopatico@gmail.com

Vi assicuro che leggerò con attenzione ogni singola mail minatoria.

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