L’Impero dell’Angelo Caduto, la fine

Ah, l’imprevedibilità della Vita…

Non sai mai quando Essa si manifesterà, né quando si riprenderà tutto quello che l’artificialità le ha tolto. E tanto più duramente Essa sarà stata schiacciata, tanto più distruttivamente si riprenderà quello che è suo di diritto.

 

Accadde, in un giorno di aprile, che un gruppo di avventurieri, uniti da incombenze burocratiche, ma anche da rispettive ed incrociate conoscenze (nonché dal minimo di coesistenza civile richiesto ad ogni buon suddito dell’Imperatore), si trovasse nel nostro villaggio, proprio in questo villaggio! Essi arrivarono qui insieme alla ricerca dei documenti che ogni uomo fedele all’Imperatore desidera di possedere, ed essendo dei leali sudditi, trovarono infatti la Milizia pronta ad assecondare il loro leale volere.

Ahimè, il barlume del dubbio, il germe del sospetto, l’inizio della Fine iniziò subito a manifestarsi, quando l’unico elfo del gruppo uscì dalla tenda della Milizia privato della sua Volontà, ridotto ad un automa, ormai senza possibilità: la sua mente non si era dimostrata degna, ma il suo corpo, imponente per uno della sua razza, sarebbe stato usato a buona resa dai leali sudditi imperiali. Si è sempre a corto di schiavi robusti e capaci di lavori pesanti, e contro ogni aspettativa per un appartenente alla razza degli elfi, quell’avventuriero aveva indubbiamente le giuste qualità di forza e resistenza per un po’ di sano lavoro pesante.

 

Mise questo avvenimento in allerta i protagonisti di questa novella?

Ovviamente no.

Il barlume del dubbio venne spento nell’oblio, il germe del sospetto venne ignorato e, se visto, reputato insignificante, mentre l’inizio della fine appariva solo come inizio, e non come preludio ad un triste epilogo.

 

Il viaggio proseguì, perché, come è giusto che sia, non essendo gli avventurieri originari di questo villaggio, per la conferma dei loro documenti venne loro richiesto di recarsi ad un vicino campo della Milizia, e di sostenere li alcune semplici prove e alcuni lavori manuali, in base alle loro capacità e alle loro dichiarazioni effettuate per la registrazione temporanea.

 

Vi si recarono, e in breve tempo vi giunsero. Il campo era ancora in fase di costruzione, e mentre molti schiavi redimevano le loro gravissime colpe verso l’Imperatore lavorando alla struttura, gli avventurieri parlarono con il comandante della Milizia del Campo.

 

Ah, qual grande ed immenso Onore fu per loro parlare con un Capitano!

La Milizia rappresenta la Volontà dell’Imperatore, e qual persone rifiuterebbe di obbedire ai suoi desideri? Non certo un leale e fedele suddito dell’Impero!

 

E infatti, prima di adempire i semplici lavori manuali, adeguati alla società che il nostro amato Imperatore ha creato per noi, e ovviamente anche adeguati alle capacità dei suddetti avventurieri, è stata richiesta loro una semplice prova di fedeltà.

Dovete sapere che in quei tempi un gruppo di empi e vili traditori dell’Impero si erano nascosti all’interno di un bosco vicino al campo fortificato. La professione del loro blasfemo credo aveva giustamente attirato numerosa feccia, come i Goblin, all’interno della stessa foresta. La prova, per i nostri avventurieri, consisteva semplicemente nell’eseguire la volontà dell’Imperatore e di sterminare ogni infedele presente nel suo bellissimo Impero.

E, superati i Goblin della foresta, la costruzione crollò.

 

Accadde che una parte del gruppo, meditando vilmente di opporsi alla volontà dell’Imperatore, cercasse di salvare i suddetti infedeli, mentre un’altra parte cercava, giustamente, di portare a termine il suo compito.

 

I due fedeli sudditi dell’Imperatore tornarono indietro, spaventati da quella che il giorno dopo definirono alla Milizia come “inferiorità numerica”.

I due, ovvero l’Affine alla Magia e il Saltimbanco, spiegarono che da soli non erano in grado di fronteggiare otto persone, e che quindi avevano preferito tornare indietro a riferire piuttosto che morire.

 

Ovviamente erano degli sporchi bugiardi.

Dei leali sudditi dell’imperatore non possono certo essere sconfitti da otto infami traditori! Sarebbe come ammettere che i traditori possono opporsi con successo alla volontà dell’Imperatore!

L’unica spiegazione razionale, quindi, era che anche loro fossero dei traditori.

 

L’Accademia della Magia ha enormemente apprezzato due nuove cavie dotate di affinità ma non appartenenti al popolo dell’Impero. Molto meglio fare pratica su di loro piuttosto che su leali sudditi, non trovate?

 

Gli altri traditori tentarono di fuggire…

Poveri sciocchi, non sospettavano nemmeno che la Milizia avesse scoperto i loro loschi piani e si avventasse contro di loro.

Si, combatterono, resisterono… e morirono.

Come è giusto che sia.

 

E come un giorno accadrà ad ogni Traditore dell’Imperatore e dell’Impero.

 


Sempre Gloria all’Imperatore Samael,

e Vita Eterna alla Sua magnifica Opera.

 

 

Ralph Daye,

Bardo e intrattenitore.

 

 

 

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *