L’Impero dell’Angelo Caduto, dialogo

La Milizia Nera deve il suo nome anche alla divisa che indossa: armature completamente nere, con i gradi segnati in rosso, prima sulle spalle e poi sul petto, dal lato opposto a quello delle medaglie e onorificenze.

“Signore, non crede che qui qualcuno ci stia molto banalmente prendendo per il culo, Signore?”

Il comandante della Milizia sorrise. Il giovane che aveva appena parlato mescolava tranquillamente le regole disciplinari del loro corpo militare insieme ad un impensabile senso di vicinanza. Poteva permetterselo, ovviamente. Non era un segreto che quel semplice soldato avesse capacità molto superiori alla media, e nemmeno che il comandante lo tenesse sempre vicino per, probabilmente, farlo diventare a tempo debito un ufficiale suo sottoposto.

 

“Ragazzo, nessuna persona consapevole tenterebbe di comportarsi nella maniera che hai descritto. Noi esistiamo anche per questo.”

“Signore, è vero, però… E se non fosse consapevole, Signore?”

“L’ignoranza non è mai stata una scusa. L’Imperatore perdonerà l’affronto, ma non lo dimenticherà. Succede continuamente, ma nessuno se accorge, di solito…”

 

Un maturo comandante, un giovane soldato.

Uomini.

 

“Ragazzo, prevedo tempi molto difficili avanti a noi. Tu non hai vissuto la Guerra, ma io si. Speravo di non doverne vedere più… Ma il fato ha avuto altri piani, a quanto pare. Prepara la tua roba, ce ne andiamo. Vediamo se per questa ennesima Guerra riusciremo almeno ad essere pronti.”

“Signorsì, Signore!”

 

 

 

 

 

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