“Perché dovremmo salvarli?”

“Distinti Ospiti, Onorevoli Presenti, oggi parlerò dell’Uomo.”.

Immediatamente si fece silenzio nella sala, e tutti si volsero verso la figura eretta che parlava. Tutti, tranne una sola figura, separata dalle altre, seduta su uno scranno privo di decorazioni e rivestimento oltre al nudo e mal levigato legno.

“Uomo, ma non inteso come membro maschile della sua specie, no, ma come termine generico con cui riferirsi alla razza umana, maschi e femmine, uomini e donne. Intendo toccare tutti loro, con la mia qui presente.”.

La figura seduta continuava a guardare verso l’esterno della sala, come se ascoltasse ma con scarso interesse, gli occhi pigri indirizzati all’esterno e non ai presenti.

“Certo l’Uomo è una razza a dir poco strana, tra tutte quelle che popolano il nostro mondo. Cosa potremmo dire, se cercassimo di sintetizzare in una parola? Per i Nani direi Forza, per gli Elfi direi Saggezza, per gli Gnomi direi Sorriso, per i Goblin, ebbene si, persino per i Goblin parlerò, e direi Acume… Ma per l’Uomo… Per l’Uomo direi Versatilità.”.

Tutta la sala pendeva dalle parole che l’oratore seguitava a pronunciare.

“Versatilità, certo… Perché mai nessun altro era stato ugualmente abile ad adeguarsi ai più bassi istinti di ogni altra forma vivente, mai nessun altro è potuto cadere così in profondità nella depravazione, al punto da non rendersene neppure più conto! DA NON RENDERSENE CONTO!! Capite la profondità di questa affermazione? Non si accorgono nemmeno più, ormai, delle loro deviazioni!
Ma questo, e tutti lo sappiamo, si può perdonare…

Ma se ci fosse dell’altro?

Se ci fosse altro, saremmo sempre in grado di perdonare? O seguiteremmo a-”

 

BASTA!

 

La sala fu attraversata immediatamente da brusii di paura e timore, mentre la gente cercava lentamente di allontanarsi e guadagnare le uscite.

“Ma… Ma… Ma io sono solo un umile messaggero, un portavoce, un misero oratore che trasporta le parole che gli è stato ordinato di presentare…”

Silenzio.

Nessuno cercava più di fuggire.

Silenzio.

“Io… Io ho sentito sulle mie spalle il dolore”.

Ogni traccia di spavalderia sparita, l’oratore parlava quasi piagnucolando, come un bambino.  

“Ho sentito la superbia, l’invidia e il desiderio della carne! E sono stati loro, gli uomini, a farmi questo!!”

L’oratore piangeva, senza più riuscire a parlare.
Un lieve mormorio riprese lentamente volume attraverso la sala.
Trattenendo i singhiozzi, l’oratore si alzo lentamente, di nuovo eretto, cercando di articolare nuovamente le parole.

“E’ l’ipocrisia, mio signore, L’IPOCRISIA. L’ignoranza la possiamo capire, senza alcuna condivisione ma la possiamo capire, ma l’ipocrisia, L’IPOCRISIA!! E’ come una lama affilata che entra nel nostro corpo, recide con facilità ciò che ci tiene insieme e lascia libero sfogo a tutte le nostre peggiori emozioni… e non sappiamo come affrontarla quando gli uomini ce la scagliano contro!!! ci attaccano di continuo, ci pugnalano alle spalle, ci feriscono quando meno ce lo aspettiamo, e per cosa?? PER COSA????”

Nuovamente, l’oratore crollò a terra, incapace di reggere il peso che aveva mostrato.
Dopo alcuni secondi, scossi solo dal rumore della figura riversa a terra, un’altra figura si fece avanti.

“Io non ho grandi conoscenze… non ho studiato, né ho la capacità del nostro ormai distrutto compagno. Ma ho visto cosa sono stati in grado di fargli. E di fare a tutti noi.”

 

La domanda successiva rimase a lungo nell’aria, colpendo tutti i presenti, senza eccezione. Senza alcuna eccezione.

 

“Perché dovremmo salvarli?”

 

 

 

La figura sullo scranno, nuovamente seduta, guardava ancora fuori dalla sala, del tutto priva di finestre.

 

 

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