Gdr: possibilità di essere se stessi

Gdr è un acronimo per “Gioco di Ruolo”.

Mi rendo conto che esordire con una banalità del genere potrebbe far cambiare pagina alla maggior parte dei lettori, ma onestamente non avevo modo diverso per iniziare. Ci ho pensato a lungo, ma non ho trovato nulla.

“Gioco di Ruolo”

Ruolo.

 

Su ogni manuale, qualunque sia quello che abbiate tra le mani in questo momento, potrete trovare delle pagine dedicate alla questione dell’immedesimazione del ruolo, dell’immedesimazione nel personaggio con cui giocate, eccetera, eccetera…

 

 

GURPS, ad esempio, vi parlerà di come interpretare e giocare i vostri svantaggi. Sottolineatura banale ma necessaria, “vostri” non significa di voi che ora leggete, ma del vostro personaggio.

Sine Requie, invece, propone un metodo di valutazione dei punti avanzamento (i punti esperienza) in base all’interpretazione dei tratti del personaggio (vantaggi-svantaggi-tarocco dominante).

D&D non si pone molto il problema, ma è un argomento già affrontato in altri articoli. I manuali si concentrano sul fornire basi solide e bilanciate per il sistema, la componente “vitale” è lasciata al singolo giocatore.

Mondo di Tenebra dedica a questo tema un’attenzione non esagerata ma quasi morbosa. 😉 tenete conto, però, che questo sistema è molto più incentrato sulla narrazione e l’approfondimento dei personaggi che sul mero combattimento fine a se stesso.

 

… e così è su ogni altro manuale. Provare per credere!

 

Ora, io voglio aprire una possibilità.

 

Invece che IMMEDESIMARVI in qualcosa, provate a cercare quella parte di voi che vi serve per quel personaggio. Volenti o nolenti qualcosa di voi finirà COMUNQUE nel vostro personaggio, se state affrontando la partita di Gdr con passione e partecipazione. E allora, perché dovete costringervi in qualcosa che vi limiti?

Tutte le volte che si separano distintamente PERSONAGGIO (PG) e GIOCATORE, si sta perdendo qualcosa! Tutte le volte che provate a entrare dentro un ruolo, state contemporaneamente tentando di uscire da voi stessi. Certo, questo è la base della recitazione, della rappresentazione… Ma una partita di gioco di ruolo non è solo teatro, non è solo rappresentazione, è anche vita, decisioni, scelte, molto più di improvvisazione e molto più di mera logica e decisione. E’ VITA che esce prepotente, se le persone sedute intorno al tavolo riescono a farla uscire. I personaggi possono essere i giocatori, se solo i giocatori stessi decidessero di lasciarsi andare!

Perché non provate ad essere voi stessi?

Credete di non poter essere voi solo perché siete orchi, maghi, chierici, guerrieri o stregoni? Solo perché qualcuno vi dice che è stupido credere di essere realmente in una piana a combattere? o in una taverna a bere? o alla presenza di un Duca a supplicare?

Sbagliate assolutamente. E questo è certo.
Potete farlo!! Potete!

Basta essere voi stessi.

 

Che poi quello che vi propongo non vi piaccia è un’altra storia, ma che sia impossibile è clamorosamente sbagliato.

 

A mio parere, non c’è paragone tra giocare se stessi ed immergersi in un ruolo.

Un ruolo è qualcosa di costruito, voi invece siete veri.

Siete VIVI.

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10 Risposte

  1. dikoleo ha detto:

    Si… può… fare !!!!!

  2. ThePreserver ha detto:

    Dopo aver letto questa pubblicazione ho riflettuto un poco su ciò che hai scritto. Ho deciso, come spesso faccio, di rispondere per punti, citando molte volte parti specifiche della pubblicazione stessa.

    1) “Invece che IMMEDESIMARVI in qualcosa, provate a cercare quella parte di voi che vi serve per quel personaggio. Volenti o nolenti qualcosa di voi finirà COMUNQUE nel vostro personaggio, se state affrontando la partita di Gdr con passione e partecipazione. E allora, perché dovete costringervi in qualcosa che vi limiti?”
    Personalmente non trovo limitante non mettere parti di me all’interno del personaggio; ovviamente è inevitabile che certe nostre caratteristiche finiscano all’interno del pg, ma questo è dovuto al semplice fatto che noi lo abbiamo costruito e noi ne andiamo ad interpretare il ruolo. Trovo tuttavia non necessario forzare certi “quirks” della mia persona all’interno di un personaggio interpretato, specialmente se io, assieme ai miei amici, voglio andare a creare una determinata situazione narrativa in cui stonerebbero dati tratti, o semplicemente un’affinità eccessiva a me del personaggio.
    2) “Tutte le volte che si separano distintamente PERSONAGGIO (PG) e GIOCATORE, si sta perdendo qualcosa!”
    Personalmente non sono daccordo: separare pg e giocatore da modo di far emergere le caratteristiche di ambedue; il giocatore, con i suoi commenti e la sua partecipazione durante la partita, ed il personaggio, con la sua storia ed i patimenti vissuti (perdonami il tono un po’ troppo poetico). Costringere tutto ad un minestrone che non necessariamente quagli penso sia poco costruttivo dal punto di vista di ciò che, secondo me, conta più di tutto: il divertimento. E questo ci porta al punto successivo.
    3) “Credete di non poter essere voi solo perché siete orchi, maghi, chierici, guerrieri o stregoni? Solo perché qualcuno vi dice che è stupido credere di essere realmente in una piana a combattere? O in una taverna a bere? O alla presenza di un Duca a supplicare?
    Sbagliate assolutamente. E questo è certo.”
    Come dicevamo, il divertimento. Specialmente alla luce di quello che ho scritto prima (l’atmosfera fra amici, il comportamento che crei divertimento), trovo estremamente azzardato dire che chi non segue i suggerimenti all’interno dell’articolo “sbagli di certo”. Poniamo che il gioco di ruolo abbia una funzione (in origine se non sbaglio era stato inventato ufficialmente a scopo terapeutico); è mia idea che sia il divertimento: se un gruppo si diverte col proprio particolare schema di gioco, con i suoi ritmi e le sue idee, come mai non seguire quanto scritto nel tuo articolo determinerebbe uno “sbaglio sicuro”?
    4) “A mio parere, non c’è paragone tra giocare se stessi ed immergersi in un ruolo.
    Un ruolo è qualcosa di costruito, voi invece siete veri.”
    Appunto, e proprio perché sono vero ed umano (perdonami la retorica falso-alta) cerco nel gioco di ruolo (ma come potrei farlo in un altro hobby) una leggera forma di escapismo dal mondo reale, anche se non necessariamente legata ad un qualche disagio. In poche parole: gioco ad un gioco di ruolo per divertirmi e passare del tempo al modo in cui ritengo più divertente per ME e per ciò che cerco, non per seguire un sistema che incrementa al massimo (nell’opinione di chi lo ha inventato) la godibilità del gioco.

    Essenzialmente, ad ogni modo, quello che mi ha stupito nell’articolo non è stato quanto ci sia esposto, quanto il modo a “validità esclusiva ed incontestabile” con il quale è stato scritto. Ma forse sono stato io ad interpretare male ciò che è scritto nell’articolo^^.

    • lherian ha detto:

      Innanzitutto, grazie per il commento vasto e articolato, che mi consente di sottolineare nuovamente il punto centrale dell’argomento trattato oggi: la possibilità.
      Come specificato sia nel titolo sia nella riga che segna l’inizio della discussione vera e propria, la chiave è la possibilità. Ovvero il fatto che, come sempre, io proponga come opzioni, pareri o semplici resoconti la mia opinione personale su un argomento.
      Oggi, nello specifico, ho voluto anticipare (perché il discorso è lungo, e continuerà in seguito ;-)) un argomento che, coinvolgendomi molto, probabilmente in alcuni punti mi avrà fatto scrivere con un tono dalla parvenza assiomatica. XD cosa non voluta! La mia intenzione, come speravo fosse più evidente dagli elementi sopracitati, era di parlare di quella che è una possibilità a coloro che tendenzialmente non la reputano tale. Infatti io non scrivo che chi non segue i suggerimenti dell’articolo sbaglia, io scrivo che a mio parere sbaglia chi non crede di poter essere se stesso quando gioca. Poi non posso e non voglio essere io a decidere cosa ognuno faccia, a te per primo! Abbiamo un modo di giocare diverso e lo abbiamo visto tante volte, non mi stupisce affatto che il tuo pensiero vada (giustamente) al divertimento. ^_^
      Ognuno fa quello che può,
      e anche quello che vuole.

      Anche questa è una chiave di visione della possibilità. 😉 Non quella primaria di cui volevo trattare, ma sempre una possibilità!

      Spero di aver reso il tutto più chiaro. ^_^

    • Orthega ha detto:

      Vorrei anche io rispondere a quanto è stato detto da “The Preserver” su questo articolo, e premetto che ogni opinione espressa non vuole in alcun modo screditare nessun’altra, in quanto si tratta appunto di una opinione, e come tale è soggettiva e personale. XD

      1)Hai scritto “forzare le peculiarità della propria persona nel personaggio”. Questo è certamente una cosa da non fare, ma, a mio parere, un conto è forzare le proprie peculiarità, un conto è come queste escano fuori quando inizi a immedesimarti nel personaggio. Perchè, come hai scritto, “è inevitabile che certe nostre caratteristiche finiscano all’interno del pg”, e il fatto che noi l’abbiamo costruito e che noi lo giochiamo, non è affatto semplice, come sostieni, anzi è la colonna portante del suddetto personaggio! Egli sarà diverso dagli altri proprio perchè TU l’hai creato e TU lo stai giocando.

      2)Hai scritto “Personalmente non sono daccordo: separare pg e giocatore dà modo di far emergere le caratteristiche di ambedue; il giocatore, con i suoi commenti e la sua partecipazione durante la partita, ed il personaggio, con la sua storia ed i patimenti vissuti”
      Secondo me, essere personaggio e giocatore insieme non nega le caratteristiche di uno o dell’altro. Anzi, penso che separare davvero completamente pg e giocatore porti a due strade:
      – cambiare personaggio, perchè se non c’è niente di te in un personaggio, non c’è niente di te nella partita, ergo, non ti stai divertendo.
      – tornare alla situazione di simbiosi fra personaggio e giocatore, in quanto, se “vivi” i patimenti del personaggio, li vivi tu in quanto essere umano, insomma in quanto “tu” giocatore.

      3) Lherian ha scritto “Credete di non poter essere voi solo perché siete orchi, maghi, chierici, guerrieri o stregoni? Solo perché qualcuno vi dice che è stupido credere di essere realmente in una piana a combattere? O in una taverna a bere? O alla presenza di un Duca a supplicare?
      Sbagliate assolutamente. E questo è certo.”
      Io l’ho interpretato non come una critica a chi non si immedesima per “scelta”, ma una avviso, un consiglio, un suggerimento a chi non si immedesima per vergogna o timidezza. Sono d’accordo con The Preserver sul fatto che nessuno può dire ad un altro che sta sbagliando, soprattutto quando si tratta di opinioni (e quindi soggettive), ma non credo che Lherian intendesse questo.

      4) Hai scritto “In poche parole: gioco ad un gioco di ruolo per divertirmi e passare del tempo al modo in cui ritengo più divertente per ME e per ciò che cerco, non per seguire un sistema che incrementa al massimo (nell’opinione di chi lo ha inventato) la godibilità del gioco.”
      Su questo sono d’accordo con te. Ognuno dovrebbe ruolare nel modo che trova più divertente. Solo che secondo me, bene o male se ti diverti facendo qualcosa, ti appassioni e ti immedesimi. Però questo perchè secondo me l’immedesimazione e la passione sono diretta conseguenza del divertimento =P

      Direi che ho detto tutto quello che volevo dire, ed è venuto un trattato. XD
      Inoltre, se ho offeso qualcuno, mi dispiace, non era mia intenzione, e anzi ribadisco che quando scritto è meramente una mia opinione personale, non vuole essere una verità assoluta su cui combattere una guerra santa XD

  3. Cary ha detto:

    questo secondo me è uno dei post più belli che tu abbia mai scritto
    scusa se non commento quello che hai detto e non contribuisco alla discussione, ma ora come ora sono più ammirata dalla passione e dall’intento dell’articolo

  1. 1 settembre 2015

    […] la VITA di una partita. A suo tempo era uscita una stupenda discussione, che vi invito a leggere nel post originale. Oggi voglio riproporvi lo stesso articolo ripreso e corretto in alcuni punti, ma inalterato nei […]

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