L’Incontro XI, tranquillizzare la nostra unica compagna

La stanza era semplice, di legno e priva di arredamento, ad eccezione di una piccola libreria con alcuni volumi e alcune polverose pergamene. Lysander, seduto alla sua scrivania, stava scrivendo su un rotolo di pergamena.

Nell’angolo in alto a sinistra della stanza, la vedova nera stava tessendo una nuova ragnatela, apparentemente con molta energia. Si muoveva più rapidamente del solito, zampettando velocemente da un capo all’altro della sua opera in costruzione, aggiungendo fili e irrobustendo la sua tela.

Lysander alzò il capo.

“Piccola, perché sei così agitata? Non devi preoccuparti per lui, quando lo raggiungeremo ci saremo noi a proteggerti. Non preoccuparti.”

 

Il ragno continuava a tessere la sua ragnatela.

 

“Capiamo benissimo la tua preoccupazione. Prima un altro cacciatore, poi lui… Ma ricordati che noi SIAMO già stati in quel mondo, in quel tempo, in quella esistenza… Abbiamo già trovato molte parti della nostra esistenza, a sufficienza per supporre che ne manchino ancora, ma ogni volta siamo più vicini a raggiungere il nostro vero NOI. Non devi preoccuparti per quello che potrebbe o potrebbero farti, ti proteggeremo noi”.

La vedova nera, lentamente, rallentò. Continuò il suo lavoro, ma più lentamente di come faceva prima, senza saltare continuamente da una parte all’altra.

 

Facendo un cenno con la testa, Lysander tornò a scrivere.

Non avrebbero certo permesso che alcuna persona potesse anche solo pensare di fare del male alla loro vedova nera. Erano solo poco più di quattro mesi che la vedova nera teneva loro compagnia nella stanza, e nei momenti peggiori, in cui la solitudine schiacciava di più tutte le loro persone, il suo movimento riusciva sempre a far sentire un soffio o una scintilla di VITA. Quanto basta per andare avanti. Grazie a lei erano arrivati tutti fino a qui, giorno dopo giorni…

Nessuno potrà fare lei del male.

 

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