Il Racconto di Pangea (parte II)

Vedete, tutto ebbe inizio con Padre Lupo. Prima dei nostri tempi, prima che gli umani emergessero e quando gran parte degli spiriti erano ancora giovani e deboli, bastava Padre Lupo a tenere sotto controllo i due mondi. Nessuno spirito riusciva a trattenersi troppo a lungo nel mondo fisico, o ad accumulare eccessivo potere. Tuttavia, il potere personale di Padre Lupo diminuiva man mano che generava progenie

insieme a Madre Luna e altri spiriti. Ma continuava a essere ancora il più forte e il più veloce – per un po’.

Ci vollero molti anni, più di quelli che si potrebbero contare, ma gradualmente Padre Lupo cominciò a perdere la sua forza e velocità. Le sue zanne divennero spuntate, e la sua saggezza non brillava più come prima. Sempre più spiriti sfuggivano alla sua attenzione, stabilendo i loro terribili regni in mezzo agli umani e gonfiandosi di potere. Quando prendeva queste aspiranti divinità dell’ingordigia e della sofferenza, gli ci voleva più tempo per finirle. Alcuni di loro riuscirono addirittura a scappare: indebolite dallo scontro, ma libere. Lentamente, Pangea stava diventando un paradiso per gli spiriti e per quegli umani che accettavano il loro predominio, e un purgatorio per tutti gli altri. I nostri progenitori videro rutto questo, e il tarlo del dubbio iniziò a rodere la loro anima.

E cosa succede quando un branco di lupi comincia a non avere più successo nella caccia perché l’alfa dominante è troppo debole, troppo lento, troppo cieco per guidarlo? O il branco muore, o l’alfa deve essere sostituito. La domanda era la stessa, ma in questo caso la posta in gioco era il mondo intero. Ciò che accadde dopo fu una cosa orribile che non sarebbe dovuta essere necessaria – ma che invece lo fu.

Ogni spirito ha i suoi tabù – leggi infrangibili che ne governano la natura stessa. A uno Spirito del dolore è proibito guarire una creatura vivente; allo spirito dello squalo è proibito il riposo. Padre Lupo era uno dei più potenti spiriti della Creazione, ma anche lui aveva un tabù. Era talmente collegato al suo dovere che non avrebbe mai chiuso occhio prima che qualcun altro avesse preso il suo posto. La forza del suo tabù era tale che se qualcuno di degno gli si fosse rivoltato contro, egli non avrebbe potuto difendersi.

Naturalmente, i più adatti a prendere il posto di Padre Lupo erano i suoi stessi figli.

Ora, i racconti su questi tempi mettono bene in chiaro che Padre Lupo poteva benissimo snudare le zanne e sfoderare gli artigli contro i suoi figli nelle normali contese per il predominio. Tuttavia, se il branco di Padre Lupo avesse davvero voluto vibrargli un colpo mortale, la sua stessa natura lo lasciava indifeso. Non sarebbe stato in grado di difendersi attivamente contro un simile tradimento, e la sua spessa pelliccia e i suoi muscoli possenti non gli sarebbero stati d’aiuto più della pioggia e del vento. Perciò, l’unico modo per spodestare Padre Lupo era quello di colpire per uccidere.
E noi lo uccidemmo.

Col suo ultimo respiro, Padre Lupo emise un ululato che scosse entrambi i mondi. Gli umani crollarono a terra piangendo, tormentati dal suono che non evocava altro che paura nei loro cuori. Gli spiriti tremarono nelle loro dimore, colpiti dalla terrorizzata consapevolezza che qualcosa era stata capace di uccidere il grande e spietato SPirito-lupo. Si dice che il lupo mannaro che vibrò il colpo letale venne immediatamente ucciso dalla pura forza e dall’impatto emotivo di quel terribile ululato. Nell’udire il grido di morte del suo amante preferito, la stessa Luna pianse per l’angoscia e il tradimento, maledicendo tutti i figli che aveva messo al mondo. E questa maledizione non potrà mai essere del tutto tolta.

Si narra poi che l’anima stessa del pianeta si risvegliò.

Mentre gli abitanti del Regno dell’Ombra e le creature mortali del mondo fisico si ritraevano in preda al terrore, i due mondi furono separati. La terra tremò, e le tempeste spazzarono le lande. Il ghiaccio fu liberato dal nord, e le isole sprofondarono nell’oceano. Pangea non esisteva più. Dopo la Caduta, il paradiso dei cacciatori era finito per sempre.

Per questo siamo ciò che siamo. È per questo che siamo al tempo stesso lupi e umani. È per questo che siamo figli del Regno dell’Ombra, ma Rinnegati dagli spiriti. Da quel giorno lontano, gli spiriti ci hanno temuto, e quasi tutti ci hanno odiato. Essi temono e odiano il pensiero che delle creature in parte carne e in parte effimere abbiano ora il potere di imporre degli ordini, e che una volta abbiano avuto la forza di distruggere il solo spirito di cui tutti loro avevano paura. Gli umani impazzirebbero se scoprissero che non siamo solo delle semplici icone cinematografiche, ma creature reali che camminano in mezzo a loro.

Abbiamo distrutto la cosa più splendida che possedevamo perché bisognava farlo. Teniamo sotto controllo il mondo degli spiriti, e per questo gli spiriti non ci sopportano. Facciamo anche del nostro meglio per impedire agli umani di deturpare il mondo spirituale, ed essi ci disprezzerebbero se lo sapessero.

I nostri stessi fratelli si sono rivoltati contro di noi, odiandoci perché abbiamo fatto quello che loro non ebbero il coraggio e la compassione di fare da soli. Solo l’incostante Madre Luna e i nostri totem lupeschi ci stanno al fianco, ma questo è sufficiente. Noi siamo il Popolo.
Noi siamo gli Uratha.
Siamo i lupi che cacciano in entrambi i mondi.

Noi siamo i Rinnegati, e che il cielo aiuti chiunque provochi la nostra furia.

 

 

“E tutto qui, papà?”

“Si, figlio mio. E’ tutto qui. Ma questo, per noi, è stato solamente l’inizio.”

 

 

 

 

 

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