Il Diario della Rosa dei Venti XV

 

Nonno, scusami se ho rallentato le pagine di questo diario, ma per dirla fuor di metafora, sono dovuto andare a prendere a calci nel culo qualche demone. I metalli ultimamente non ci portano fortuna, vero? A quanto pare né le leghe né i metalli puri…
Scusami se ci ho messo un po’.
A proposito, sappi che non ho usato la spada. Quella sui calci non era una metafora.

 

 

Credo che gli ultimi avvenimenti si siano meritati un pensiero a parte in queste pagine.

Una cosa che reputavo molto difficile si è invece realizzata con relativa facilità. Ovvero, le persone più influenti della Capitale, insieme a me e Taran (mi domando un po’ anche io cosa ci facessi, in realtà), si sono ritrovate intorno ad un tavolo, e hanno parlato.

Da una parte ammetto che mi sono sentito un po’ fuori luogo. Le persone presenti a quel tavolo avevano più influenza di quasi ogni altra persona della città e non solo, e raccoglievano più stima e rispetto di quasi ogni altra persona che conosca.

Alla mia destra Grant, alla mia sinistra Rosetta, subito dopo Grant vi era Taran, subito dopo Rosetta vi era Rifka, e così via, fino a riempire un tavolo ovale.

 

Sapete, stavo per scrivere un resoconto di quello che abbiamo detto.

 

Ma non lo farò.

 

In realtà il discorso è solo una delle due cose meravigliose che sono accadute. E non mi riferisco alla merluzzata che Grant vuole organizzare. Cavolo, sento già la puzza di merluzzo stagionato che si appiccica ad ogni cosa e non va via nemmeno se preghi o se ci lanci una palla di fuoco sopra…

 

Non lo farò perché una sintesi sarebbe sminuire il tutto. Non fraintendetemi, sono d’accordo con quello che è uscito fuori (anche perché, senza falsa modestia, è stata una conclusione che ha seguito gli indirizzi miei e di Taran), ma perché la cosa più bella, secondo me, è stato il confronto.

Io ho sempre difficoltà a dire quello che penso.

La gente non lo crede, persino alla chiesa di Kord sapevano chi fossi e ancora adesso se alzo un po’ la voce tutti i soldati della caserma si fiondano sull’attenti e a fare quello che dico anche se non solo non ho nessun grado, ma non sono nemmeno un militare… Però non è questo che intendo quando dico che non riesco sempre a dire quello che penso.

Intendo che finalmente tutti a quel tavolo hanno fatto quello che con fatica sono riuscito a fare anche io, e credo che un certo grado di fatica sia costato a tutti. Parlare, ma non per dare aria alla bocca. Parlare per esporre le proprie idee, spiegarle agli altri, e rispondere alle domande degli altri.

 

Certo, il fatto che abbia iniziato a farlo anche io non significa che sia riuscito a dire tutto quello che volevo dire.

Ad esempio, una cosa sono riuscito per ora a scriverla, e adesso aspetto l’occasione per dirla a voce.

Balle, in realtà aspetto terrorizzato quel momento, in un misto di ansia, desiderio, paura, sprone, brividi, terrore, urla selvagge e un pizzico di confusione.

Accidenti alla mancanza di gioiellieri!!!

Se esco vivo da questa storia (cosa per nulla scontata), garantisco che trovo il modo di piazzare orafi per tutta la città! A costo di comprare dodici negozi e farli tenere aperti da schiere di servitori invisibili!! e’ una promessa!

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