L’Incontro VIII, (14)*(2), La notte che lo vede nascere, sognando la rosa del deserto


Lysander, seduto alla sua scrivania, stava scrivendo su un foglio di pergamena. La falce e il bastone erano appesi alla parete, unici oggetti a non mostrare i segni della polvere e del passare del tempo al centro della stanza di legno.

La vedova nera, nella sua ragnatela tessuta in un angolo del soffitto, aveva appena catturato un insetto. Senza fretta, aveva iniziato ad avvolgerlo nella sua ragnatela, e nel farlo si era messa a cantare.

Lysander si fermò, e alzò la testa per ascoltare la melodia che la sua unica compagna stava intonando in quel momento.

 

 

Non guerriero dalla corazza pesante,

non stregone dal fascino innato,

ma uomo, solitario e sdraiato nella sera.

Accusa il calore del giorno,

copriti per il freddo della notte.

 

Deserto,

perché questo è il Deserto.

Caldo di giorno,

Freddo di notte.

 

Deserto,

luogo di pace,

luogo di vita,

luogo di morte.

 

Il giorno scalda, tempra e vive,

la notte gela, indebolisce e muore.

 

Se il Deserto non ha pietà per i suoi figli,

perché dovrebbe mostrarne a uno straniero?

 

 

Il Mago Nero osservava in silenzio la vedova nera. Sembrava aver finito di cantare come di avvolgere lo sfortunato insetto che gli era capitato nella ragnatela.
Rimase ad osservarla per diversi minuti, prima di parlare.

 

“Hai ragione, piccola, come sempre. Ma non hai cantato della Rosa del Deserto.”.

 

In silenzio, e con misurata calma, ricominciò a scrivere sulla pergamena.

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2 Risposte

  1. pasric ha detto:

    molto bello, complimenti.

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