Trent’anni dopo, la Chiesa e la Foresta

Della chiesa era rimasto pochissimo. Una parete, un angolo vicino all’altare, alcune panche, e un tappeto. Calcinacci di legno e pietra si mescolavano con polvere, piccole piante, pezzi di armi e macchie di sangue. L’altare era graffiato, incavato, e portava dei segni sottili e profondi, come se qualcosa avesse penetrato in profondità la pietra.
Grumi di sangue rappreso ricoprivano quelle che un tempo erano litanie di devozione.
Le panche erano in parte distrutte e in parte rovesciate, alcune ricoperte da piccole piante rampicanti. Il tappeto, sporco e lacero, aveva assorbito un leggero odore sulfureo.

 

Sulla parete dietro l’altare, l’unica parte di muro rimasta integra della chiesa, era rimasto quasi intero un mosaico.

La parte superiore dell’opera era crollata, i vari tasselli sparsi sul pavimento in maniera disordinata.

Sotto il mosaico si leggeva il nome “Lira”.

 

Karnik, Tan e Harujion arrivarono di corsa, spaventati, alla cappella. La terra aveva iniziato a tremare, e quel rumore aveva iniziato a farsi più forte e veloce. Mentre alcune spaccature si aprivano nel terreno, Tan si preparava a portare Gwenn, che non era ancora in grado di muoversi.

L’ultimo scontro li aveva decisamente provati, e non avevano ancora idea di come superare le ombre che si erano mostrare ad impedire loro l’uscita dalla foresta.

 

 

 

“Lui sembrava buono, ma in realtà è cattivo. Anche papà credeva che era buono, perché c’era il disegno sulla chiesa. Tutti lo credevamo.”.

La bambina, un fantasma ora molto più presente di quanto fosse prima, cercò inutilmente di rassettarsi il vestitino che non aveva alcuna consistenza materiale.

“Lui è tanto cattivo. Mi fa paura.”

 

 

Geppetto, guardandosi intorno, si era rannicchiato vicino alle gambe di Harujion, facendosi piccolo piccolo e cercando di nascondersi nella ampia veste della chierica.

Champignon, nella cuccia improvvisata al fianco di Gwenn, aveva ripreso a tremare.

 

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