Trent’anni dopo, la Foresta

Gli alberi erano alti e robusti, ma portanti una qualche forma di corrotto marchio, cicatrice o presenza innaturale: i tronchi erano striati e cerchiati di tonalità diverse di grigio e nero, e dove le bande scure raggiungevano le foglie, anche il verde aveva cambiato tonalità diventando molto più scuro.

Nell’aria vi era un sottile odore di marcio e di muffa, e per terra si vedevano alcune lapidi danneggiate ed erose dal tempo, in parte ricoperte da muschio e radici.

 

Entrati all’interno, la luce sembrava diventare sempre più bassa, nonostante fosse pieno giorno. E mentre la luce lentamente si abbassava, un debole vento soffiava verso l’interno della foresta.

Una voce, ovattata e debole, rideva.

Sembrava un bambino.

 

Toccare un albero può lasciarti uno strano segno sopra la mano.

Osservare le lapidi ti farà scoprire nomi femminili dei tempi antichi.

Ascoltare il vento ti porterà alle orecchie la canzoncina di un bambino.

 

Champignon, infagottato e protetto da Gwenn, tremava, sussultando ad ogni soffio di vento.

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