Il Principe, Il Troll, e Stella Pazza del Soviet (parte I)

 

Russia,

1957.

 

Sono passati tredici anni da quel fatidico 6 giugno 1944 in cui il Risveglio ha flagellato le terre del mondo, e la situazione in Russia è ormai “stabile” da diversi anni, per quanto vivere all’interno di una delle immense città alveare controllate da Z.A.R., unico padre della nuova Russia, possa essere definito stabile.

Le “città del popolo” sono imponenti costruzioni di metallo che si stagliano maestosamente nel panorama della steppa russa: un enorme agglomerato di torri metalliche recintato da una o più muraglie, con dozzine e dozzine di ciminiere titaniche dalle quali fuoriesce continuamente fumo denso e nero.
La città alveare è enorme all’interno quanto all’esterno: uno spaventoso accatastamento di fabbriche, dormitori, mense, cliniche, armerie, depositi, miniere e caldaie a carbone. Ognuna delle parti della città è collegata alle altre da tunnel, ponti sospesi, montacarichi e condotti, un enorme ammasso disordinato di piani e stanze che si innalzano dalle profondità del sottosuolo a centinaia di metri d’altezza, senza alcuna finestra né contatto con l’esterno.
In queste città non è permessa l’entrata neppure all’aria e al sole. L’ossigeno viene immesso da apposite bocchette e tutte le luci utili sono gestite da Z.A.R., che decide la durata di veglia o sonno di ogni gruppo di cittadini in base ai ritmi più congeniali al loro lavoro. Non esiste più alcun calendario, non esistono le stagioni, e in pochi ricordano ancora cosa fosse il sole.

 

La vita a Nuova Kiev procedeva ai soliti ritmi, prima che tre lavoratori venissero selezionati da Z.A.R. per partecipare ai Giochi dei Gladiatori.

 

I giochi, combattimenti mortali spesso all’ultimo sangue dentro arene riempite di telecamere, sono l’unico sport praticato legalmente all’interno delle città del popolo, a cui possono partecipare solo alcune persone selezionate da Z.A.R. in persona. Chiunque, all’interno della città, potrebbe in qualunque momento essere chiamato e scelto per combattere nei famigerati “pozzi”, e i suoi scontri venire ripresi e diffusi in tutta la città. La vita del gladiatore è breve, estremamente violenta, ma decisamente intensa.

 

I tre uomini erano entrati nella loro prima arena, un pozzo tradizionale di tipo Sangue (che finisce solo con la morte degli avversari) con il pavimento coperto di fango e putredine.

Gli spettatori rimasero colpiti: una squadra di tre gladiatori? Le regole dicevano chiaramente che le squadre devono essere composte da quattro, cinque o sei gladiatori: non si era mai vista una squadra da tre! Ed uno di loro, oltretutto, sembrava così affascinante… decisamente più della media. Cosa che sollevò un po’ di dispiacere nella componente femminile del pubblico.

Il primo pozzo, la prima battaglia, e due squadre in campo: molto spesso questi scontri durano parecchio, prima che tutti si decidano a fare la loro mossa e a sferrare il colpo mortale all’avversario, ma questa arena sconvolse tutti quelli che la osservarono.

Mentre i due compagni cercavano in tutti i modi di sopravvivere, più che di combinare qualcosa di utile, il leader della squadra, presa la situazione in mano, spedì all’altro mondo i vari combattenti avversari con una rapida serie di precise sprangate.
Il primo compagno, molto grosso, decisamente brutto (ancora di più grazie al confronto con il leader) ma con una grande velocità, era riuscito a cavarsela senza troppi danni. Il suo compagno magro, oltre a poche semplici escoriazioni, stupì tutti ringraziando un misterioso essere invisibile sulla sua spalla sinistra! E in mezzo a tutto ciò stava lui, il bellissimo e seducente leader, immacolato e completamente illeso.

L’impossibile accadde.

Normalmente servono almeno tre pozzi perché un gruppo di gladiatori inizi ad essere riconosciuto, ma dopo solo uno scontro i loro nomi, benché loro non ne fossero a conoscenza, cominciarono a girare nei settori limitrofi ai loro alloggi.

 

Il primo era lui, era il Principe. Leader indiscusso, dal fascino seducente come la mortalità delle sue armi. Un capo perfetto. Era su di lui che l’attenzione del pubblico era concentrata, e grazie alle sue innate doti recitative, ogni scontro rendeva al massimo.

Seguiva Troll, il grosso e brutto omaccione che incassava tutto quello che gli passava vicino. All’occasione anche i suoi pugni sapevano dire la loro. Grande, grosso, e molto, molto robusto. Dicevano anche che fosse fortunato.

Concludeva lui, Stella Pazza del Soviet, pazzo, ma così pazzo, che non solo parlava a misteriosi esseri invisibili, ma questi gli rispondevano pure! inoltre, quella sua strana capacità di “imposizione delle mani” aveva fatto stare meglio Troll, dopo il primo scontro…

 

 

Una grande carriera si ergeva di fronte a loro, un maestoso ed eccitante salire lungo la strada della gloria dei Gladiatori…

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *