Il Diario della Rosa dei Venti XI – XII – XIII

La piazza della capitale era silenziosa e vuota, ora che il bardo Sulley era stato de-pietrificato  e si era allontanato.

Kher, al centro della piazza, sembrava molto stupito.

“Taran…”

“Mh?” Il Druido si voltò verso il compagno, che guardava Sulley andare via di corsa “Cosa c’è?”

“Mi ricordi ancora una volta perché ho usato TUTTI i miei contro-incantesimi per salvare SULLEY?”

“Ma è ovvio, Kher!! Stai seguendo la tua natura!! Certo, devi ancora fare un sacco di strada, ma è così che devi fare, devi SEGUIRE LA NATURA!! E’ proprio come con le formiche nel formicaio, quando….”

L’epico discorso di Taran riguardante la Natura e tutte le sue infinite metafore di vita durò circa dieci minuti.

Kher avrebbe voluto piangere.

“… ed è per questo che le formiche lavorano insieme con gli afidi che prendono e portano in giro!!! Non sentirti afide però Kher, mi raccomando. D’accordo?”

Il druido guardava il mago con il suo solito disarmante sorriso, come se ogni singolo pezzo dell’universo seguisse questa maledetta natura, ad eccezione del Mago davanti a lui. E pensate un po’ ad essere nei panni di quel povero mago…

“Hai finito, Taran?”

“Mh? Si si, perché?”

“OH, SEMPRE SIA LODATO. Finalmente hai finito. Credevo che saresti andato avanti all’infinito. Meno male che hai ancora presente quando fermarti. Quasi sempre, almeno.”

Il viso era serio, ma gli occhi ridevano.

Taran sorrise.

 

 

E’ sempre facile ridere con la bocca.

Non lo è affatto ridere con gli occhi.

Sii lieto quando le persone che ti circondano ridono,

ma se lo fanno coprendosi gli occhi,

chiediti anche perché.

 

 

 

 

(Nonno, scusami se scrivo poco ultimamente. Il tempo che ho a disposizione è sempre meno… Un abbraccio, e grazie per la Forza che mi hai lasciato. A presto!)

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *