Trent’anni dopo, pensieri di Gwenn

Potreste perdere un braccio, durante i vostri viaggi.

Diciamo che quando giri con due spade e sai che per il mondo razzolano orchi e goblin non ti riesce così difficile immaginare di rimanere coinvolto in qualche battaglia, e che ne so, perdere un occhio, una gamba, o direttamente lasciarci la pelle. Ma sai anche che una volta davanti al pericolo non ti  darai per vinto, anche se dovessi rimanere gravemente ferito. Perché di fronte a te o alle tue spalle ci sono i tuoi compagni..

I compagni con cui condividi gioia, paura, cibo e denaro.

Anche io sono partito e ho viaggiato aspettandomi tutto questo. Anzi, devo confessare di essere stato anche piuttosto fantasioso:  ho immaginato le sorti più infami che potessero toccarmi, mi sono visto in anteprima accoltellato, sgozzato, decapitato, o, per andare un po’ più sul leggero, derubato, rapito, ingannato.

Poi, bè, mi sono ritrovato in una delle tante situazioni che mi ero immaginato. Perdere un braccio. Fino a qui ero preparato. Sul come sono stato colto alla sprovvista. Ci sono mille modi per ritrovarsi nella stessa circostanza, non è questo l’importante. Non vi sto parlando per ammettere di essere stato smentito. Il braccio l’ho perso, e ho avuto molta, molta fortuna se penso di essere sopravvissuto, perché mi è successo nel momento sbagliato nel posto sbagliato, e non rischiavo semplicemente di non avere più un arto, ma stavo per morire.

Vi dirò una cosa sulla mia morte. Non so come sarebbe stata la vostra, ma la mia si è presentata e sebbene poi se ne sia andata, non la dimenticherò mai più. I suoi visi erano troppo famigliari perché ora possa dimenticarla.

Se siete come me, la vostra rovina vi stava accompagnando dall’inizio.

Voi e i vostri compagni. Chi rimarrà? Della morte non mi è importato nulla, ancora meno di perdere un braccio. Ci sono cose più importanti da fare.

Trovare le parole per dire che il problema si risolverà, quali parole? Cercare disperatamente un modo per confortarli mentre loro ti si aggrappano con gli occhi, pensando di poterti tenere in vita con lo sguardo, e la cosa peggiore, dopo aver condiviso gioia, paura, cibo e denaro..

 

..dir loro che la propria morte non è anche la morte degli altri.

 

 

Potreste perdere un  braccio, e io voglio dire solo questo ….

Invece di pensare a come farete a impugnare la forchetta con la sinistra, o a quanto sarà difficile contare senza le cinque dita dell’altra mano, trovate in fretta la vostra ragione di vita. Perché se qualcosa dovesse andare storto, possiate dire ai vostri compagni per cosa valga la pena vivere.

 

Gwenn

 

 

Come gli altri (pochi) articoli personali pubblicati su queste pagine, il testo non è mio. Non solo è firmato Gwenn, ma è stato anche scritto dallo stesso Gwenn. Io mi sono solo limitato a pubblicarlo.

Grazie delle tue parole.

 

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