Ricordi del Settimo Cadiano, Quattordicesimo Reggimento, I

La terra di Hagia, pacifico mondo agricolo del Segmentus Pacificus, era stata devastata dalla Guerra con il Chaos. Più di due secoli si frapponevano tra la riconquista da parte delle forze imperiali e i giorni attuali, ma per la popolazione era ancora presente qualcosa che non rientrava nei confini del loro mondo.

La maggior parte della superficie del pianeta era costituita da distese coltivate, praterie, ricchi boschi e città-stato, e tutto sembrava essere stato ricreato alla perfezioni. Due secoli, benché ininfluenti sulla scala delle età planetarie, possono fare miracoli per quanto riguarda la scala temporale dell’uomo. Ma qualcosa era rimasto. Si sentiva nell’aria che si respirava, nell’acqua che si beveva. Potevi vederlo negli occhi dei capi di bestiame allevati, come nel legno degli alberi, o direttamente nella terra, la fertile terra che aveva reso il pianeta quello che era diventato.

 

A Kalest, città-stato dell’emisfero meridionale, era appena arrivata una piccola nave da sbarco. Alcuni civili, dei militari, molti ecclesiastici e soprattutto pellegrini, in viaggio per raggiungere la Grande Cattedrale Santuario dove i resti della Martire Santa Sabbat erano racchiusi. Ma non che la religione avesse molta importanza per Rawke. Lui e i suoi uomini avevano una missione da compiere.

 

 
Rawke, Sergente Veterano della prima squadra Kaserkin del Settimo Cadiano, Quattordicesimo Reggimento, agli ordini del Tenente A. Von Carstein, era stato inviato su Hagia con tutta la sua squadra. Missione ufficiosa, grane a non finire, e non parliamo del fattore rischio. La strategia del Colonnello era buona, ma tutto il piano era allegramente saltato per aria quando quel pazzo di Hells, il Commissario assegnato allo Stato Maggiore del Reggimento, si era impuntato per aggregarsi alla squadra e partecipare alla missione. Ovviamente il Colonnello aveva omesso di specificare l’ufficiosità della spedizione… Ma per quanto riguarda questo genere di cose, Hells sembrava un animale predatore, capace di fiutare ogni possibile deviazione dal Codice Imperiale. E il peggio doveva ancora arrivare. Il Colonnello ci aveva provato.

Aveva organizzato la discussione quando sapeva che non sarebbe potuto arrivare, ha fatto in modo che fosse occupato venticinque ore al giorno per una settimana, ha persino tentato di allontanarlo dicendogli che aveva sentito la voce di qualche eretico dietro la camera stagna (di solito questo trucco funzionava sempre!!), ma niente. Quel pazzo di un prete ha un orecchio incredibile per tutto ciò che riguarda la religione, e ha persino iniziato a fare letteralmente carte false per far parte della squadra! Le voci dicono persino che i suoi sigilli di purezza siano tarocchi, e che se li sia costruiti da solo… Solo il Colonnello, a suo modo, riusciva ad andare d’accordo con quel pazzo di Justarius. Ma nemmeno lui è stato in grado di impedirgli di aggregarsi.

Così, quello che scese dalla nave da sbarco era un gruppo … particolare.

Dieci fanti scelti, nella divisa d’ordinanza Cadiana, con la corazza Kaserkin portante la tipica mimetica del Settimo Cadiano (Hells aveva tassativamente vietato i vestiti borghesi). Il Commissario, nella sua divisa nera, rossa e oro, svettava sul verde e marrone delle mimetiche… ma almeno aveva avuto il buonsenso di tenere le armi riposte. Justarius, invece, stava facendo rombare il motore del suo Eviscerator, e contemporaneamente declamava il Settimo Canto di Lode all’Imperatore, il tutto mentre lui e il resto della squadra stavano scendendo dalla nave da sbarco. A dire suo, stava tenendo il ritmo.

 

Avete un’idea di quanto possa passare inosservato un gruppo del genere nello spazioporto di un mondo Agricolo ed Ecclesiastico?

 

Il Sergente Rawke avrebbe voluto piangere.

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