Lezioni di Magia III

 

La classe ormai era ridotta a tre soli membri.

Uno gnomo, un elfo e una donna.

Della classe numerosa che aveva iniziato quel difficile corso, solo loro tre erano riusciti a superare le due prove a cui l’insegnante li aveva fino ad ora sottoposti. Gli studenti avevano iniziato a temere quel nuovo insegnante, così severo e spietato. Non parliamo poi della lezione successiva alla sua nomina ad Arcimago! Quel nuovo bastone sembrava averlo reso praticamente onnipresente, cosciente di ogni singolo avvenimento svoltosi sotto il tetto dell’Accademia.

E ora, il giorno della terza lezione era arrivato.

Al secondo rintocco della campana, come previsto, la porta dell’aula si aprì, e gli studenti scattarono in piedi in segno di rispetto. La porta si richiuse… senza aver fatto entrare nessuno.

Gli studenti osservavano sbigottiti la scena.

“Che sia in ritardo?” sussurrò lo gnomo, con voce così bassa da risultare appena udibile. –ma che ritardo e ritardo… la porta si è mossa, la faccenda mi puzza- comunicò telepaticamente l’elfo agli altri due compagni. La donna, spaventata, si guardava intorno, come alla ricerca di qualcosa.

Tutti notarono la sfera fiammeggiante diretta verso di loro, a partire dalla cattedra, un istante troppo tardi.

L’elfo, forse grazie alla naturale agilità della sua razza, balzò lateralmente e venne colpito solo in parte dall’esplosione. Lo gnomo venne scaraventato in aria dall’esplosione, mentre la donna rotolava a terra cercando di spegnere i suoi abiti in fiamme.

Nel rumore successivo all’attacco, una voce sembrò levarsi da davanti alla cattedra al centro della sala, anche se non vi era nessuno visibile.

 

“Uccidere non significa solo togliere la vita. Io sto cercando di distruggere la vostra vecchia personalità, per trasformarvi a tutti gli effetti in veri Maghi. E non lo faccio per me, ma lo faccio nel nome della Gilda in cui avete avuto l’onore di essere accolti, in voce delle tue capacità. Gilda che è posta sotto la mia responsabilità, e di conseguenza tutti voi siete sotto la mia responsabilità. La vostra istruzione ricade sotto la mia giurisdizione, e mi occuperò personalmente dei passaggi sempre più raffinati a cui un vero Mago deve essere pronto.”

 

I tre studenti, più o meno recuperate le forze, si disposero in posizione da combattimento.

 

Kheratus, al centro della sala, era pronto.

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