L’Incontro V, il Bastone di Volans

La Camera di Ossidiana era pronta.

Ognuna delle otto alcove era stata occupata dai rispettivi otto Patriarchi, uno per ogni Ordine della Magia: l’Ordine della Luce, l’Ordine Aureo, l’Ordine di Giada, l’Ordine Celeste, l’Ordine Grigio, l’Ordine di Ametista, l’Ordine Splendente e l’Ordine d’Ambra.

L’attuale Patriarca Supremo, Balthasar Gelt, risiedeva dando le spalle all’alcova dell’Ordine Aureo, dove il suo migliore apprendista aveva preso temporaneamente il suo posto come Patriaca, per contribuire alle protezioni necessarie per il compimento del Duello rituale. Il suo avversario non si era ancora presentato.

Il simbolo del potere, il Bastone di Volans, era al centro della sala, sopra un piedistallo di lucente ossidiana nera, scolpito a foggia della Grande Ruota. Non era un caso che ogni parte della sala fosse stata scolpita nell’ossidiana. Il titolo di Patriarca Supremo sarebbe andato al vincitore del duello, e sia la camera che la presenza degli otto maghi più potenti dell’Impero erano necessari ad arginare la terribile potenza arcana che i due sfidanti avrebbero scatenato.

Lo scopo della sfida era raggiungere per primi il Bastone al centro della stanza, che levitava sul cardine della Grande Ruota. Tutto era consentito per raggiungere il bastone, e più volte erano capitati incidenti mortali durante il duello. I poteri del primo contendente che avesse messo mano sul bastone sarebbero stati enormemente amplificati dall’antico manufatto, al punto che, solitamente, arrivati a quel punto l’avversario si arrendeva, se teneva alla vita.

Balthasar Gelt, l’attuale Patriarca Supremo, attendeva pazientemente nella posizione regolamentare, a otto passi di distanza dalla parete del suo Ordine. Otto anni prima anche lui era entrato in quella sala, trovando come sfidante Thyrus Gormann, Patriarca dell’Ordine Splendente, e il più grande piromante vivente nelle terre dell’Impero.
Nonostante la veneranda età, Thyrus era stato un avversario estremamente pericoloso, e il duello fu tutt’altro che facile. Balthasar aveva seguito gli sviluppi attraverso le selezioni per il posto di sfidante, restando estremamente stupito quando, all’ultimo scontro, fu sconfitto da un mago dell’Ordine Grigio. Nessuno si sarebbe aspettato una cosa del genere da Thyrus, e meno che mai da un mago così giovane! E quella sua assurda falce… quale mago che si rispetti entrerebbe nella Camera di Ossidiana con una falce, alla quale era attaccata una clessidra? Certo, il regolamento non impediva l’uso delle armi, ma la scelta di quell’uomo restava decisamente inusuale.

Lo sfidante era in ritardo, e sembrava quasi che si fosse tirato indietro, forse per paura. Una situazione del genere sembrava essere lo specchio di quello accaduto allo stesso Balthasar otto anni prima.

Infine, lo sfidante entrò.

Era un uomo, alto, magro e con un una rada barba, un po’ più folta sopra il mento. Era giovane, e la sua tonaca era nera come la notte. In mano teneva una falce, semplice, dal manico leggermente ricurvo, e con una piccola clessidra legata poco sotto la lama, attraverso un foro del manico.

“Tu sei Lysander?”

“Si, oh patriarca Gelt. Siamo venuti per ottenere quel bastone.” Rispose il giovane, indicando il Bastone di Volans al centro della sala.

“Siamo qui per lo stesso motivo, giovane Lysander. Non reputi che l’uso del plurale maiestatis sia esagerato, nella tua posizione?”

Lysander sorrise

“Noi, a differenza tua, oh patriarca, non siamo mai soli.”

Un istante dopo, la sfida aveva inizio.

 

[…]

 

Ormai abbiamo capito che il nostro compito, all’apparenza semplice, è molto più complesso del previsto. Il lavoro necessario per riunire le Parti del Tutto continua senza sosta. In tre ci siamo già ritrovati, e adesso, con questo nuovo oggetto, siamo pronti per la ricerca della Nostra quarta essenza.

Presto saremo di nuovo tutti insieme.

Lysander

 

La stanza era piccola, di legno, e la polvere ricopriva la maggior parte dei mobili, dei libri e delle pergamene. La falce dell’uomo era appoggiata alla parete, con a fianco un lungo bastone dalla sommità estremamente elaborata, in oro massiccio, nella foggia di un Drago reggente una chiave d’oro.

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