Primo Contatto & EPILOGO

L’acqua era ovunque. Sopra, sotto, avanti, indietro, a destra e a sinistra. Quando sei un elementale d’acqua nato da pochissimo tempo, intelligente e autocosciente, cosa succede quanto ti trovi completamente immerso all’interno del tuo elemento? E’ davvero così ovvio dire che l’elemento ti circonda? Una frase così semplice presuppone una separazione netta tra Se e l’Ambiente, presupponendo che siano cose diverse. Per il piccolo elementale le cose non erano così ovvie.

Dopo aver viaggiato a lungo, risalito fiumi, attraversato laghi, e soprattutto essere uscito più volte dall’acqua e aver viaggiato anche sulla terraferma, l’elementale si rese effettivamente conto di non essere una parte dell’acqua che scorreva nei fiumi o che fluiva lentamente nei laghi. Lui era qualcosa di diverso, anche se sempre costituito d’acqua.

Il suo viaggio lo aveva portato, dopo aver attraversato molte volte e in diverse direzioni fiumi e laghi, ad uno strano posto. Il ruscello che attraversava scendeva da una vasta distesa di colline, ma ovviamente lui non aveva nessun problema ad andare controcorrente. Sembrava che, in cima ad una collina, ci fosse una strana costruzione in metallo luccicante. L’elementale, incuriosito, riprese a risalire il fiume velocemente per poter osservare meglio.

 

In cima al colle più alto di quella distesa di campagna libera dai boschi, una piccola fortezza in metallo era ormai quasi ultimata. Vi stavano lavorando due figure, mentre una terza sembrava fare la guardia.

La prima figura era enorme, un uomo alto più di due metri e decisamente massiccio, senza un filo di grasso superfluo e con massicci muscoli in tensione nello sforzo di tenere sollevata una grossa lastra di metallo. Il suo corpo era forte, ma non mostrava i muscoli scolpiti e artificiali dei culturisti, bensì la tonicità e la forza dovuta ad un lavoro costante. Era a torso nudo, e si intravedevano alcune cicatrici sul petto e sulla schiena, in netto risalto con la corazza blu indossata sulle gambe. L’armatura sembrava decisamente pesante, ma non appariva ridurre l’agilità o impacciare i movimenti dell’enorme uomo in alcuna maniera.

La seconda figura aveva una dimensione molto più accettabile per un uomo, se non fosse stato per quello che sembrava essere un terzo braccio, interamente fatto di metallo, che gli usciva dalla schiena e aiutava l’altro uomo a tenere in posizione la lastra di metallo, mente con le due braccia “normali” di cui gli Dei hanno fornito tutti gli uomini sembrava lavorare sulla lastra con degli strani attrezzi, un po’ come se cercasse di bloccarla alla struttura più grande. Il braccio meccanico sulla schiena non era l’unico metallo sul corpo della figura, che sembrava avere alcuni innesti metallici o meccanici in diverse parti del corpo, tra cui braccia, gambe e persino nel viso.

La terza figura era apparentemente normale, un uomo di una trentina d’anni con i capelli corti e una rada barba incolta. I suoi vestiti erano fatti di uno strano tessuto, verde scuro alternato ad un marrone molto chiaro, con macchie di colore che si alternavano sul vestiario. Un gran numero di strani strumenti sembravano attaccati alla schiena e uscire da una sorta di strano zaino, mentre l’uomo si osservava attentamente intorno, occasionalmente controllando uno strano apparecchio legato con una corda alla sua cintura.

Ad un tratto, l’apparecchio emise uno strano rumore.

“Ma che cazz…” disse l’uomo, guardando lo strumento “Harker! Kraegus! Nemico in avvicinamento!”

Un istante dopo l’urlo della guardia, si sentì un forte tonfo metallico mentre la lastra cadeva a terra, e le due figure balzavano di lato. L’omone rotolò con una agilità impensabile per la sua stazza, e si rialzò imbracciando un grosso fucile, che con due rapidi scatti di alcuni meccanismi fu preparato in posizione di fuoco. Il braccio meccanico dell’altra figura sembrava essersi modificato, e adesso una debole fiammella era accesa sotto quello che sembrava uno spesso tubo. Tra le mani impugnava una pesante ascia, il cui filo era dentellato come quello di un grosso ingranaggio. La guardia, intanto, si era buttata a terra rivolto verso il fiume, e osservava lo stesso congegno che prima sembrava averlo avvisato. “sta risalendo il fiume. E’ molto veloce. Dodici secondi al contatto.”

Posato lo strumento di lato, si posizionò a terra con un lungo e sottile fucile in direzione del fiume. Le due figure si avvicinarono a lui in silenzio, posizionandosi ai fianchi.

I secondi scorrevano lentamente…

E un piccolo essere d’acqua, dall’aspetto vagamente umanoide e una statura molto inferiore al mezzo metro, comparve a circa trenta metri da loro, uscendo da una curva del ruscello che girava intorno alla grande costruzione in metallo.

Per una frazione di secondo nessuno disse nulla.

Solo per una frazione.

“E QUELLO CHE C###O SAREBBE??” urlò l’omone, abbassando il fucile e guardando la povera guardia ancora a terra “TI SEMBRA UN NEMICO????” La guardia, a terra, era esterefatta “Ma… io… l’Auspex…”

AUSPEX? Quello funziona perfettamente, sei tu che non riesci a riconoscere un… un… un COSO, aberrazione del mondo in cui siamo capitati, da un vero avversario!!”

Ormai si erano rialzati tutti, sempre tenendo più o meno d’occhio la strana piccola creatura uscita dal fiume.

“Non arrabbiarti, fratello Kraegus, è un errore tipico degli organici sopravvalutare le forze quando si ha un deficit marcato di informazioni rilevanti. Lascia fare a me, con la Benedizione del Dio Macchina innestata nel mio corpo riuscirò a comprendere la sua natura.” Sembrò che l’innesto oculare si muovesse, come per mettere a fuoco lo strano soggetto.

“Ecco, io ho fatto il mio dovere di sentinella, chiedi ad Harker di capirci qualcosa. I tecnopreti vanno a nozze con queste cose…”

Ignorando il sarcasmo della guardia, lo space marine era tornato a sistemare nuovamente il suo equipaggiamento, tutto sommato soddisfatto di non aver sprecato munizioni. Ne erano rimaste solo poche centinaia, e le armi a raffica hanno la pessima abitudine di consumare un sacco di proiettili.

“Totalmente innocuo. Massa d’acqua circa al 100%, con tracce trascurabili di minerali e sali. Non c’è da preoccuparsi.” concluse il tecnoprete, dopo alcuni secondi di analisi.

L’elementale, intanto, si stava lentamente avvicinando allo strano gruppo.

“Hem… scusa, fratello Harker… ” titubò al guardia, cercando di essere educato “Ecco… Ma il fatto che dell’acqua si muova non ti sembra strano?”

“No. Abbiamo già incontrato diverse manifestazioni di quello che gli autoctoni chiamano “magia”, quindi sicuramente sarà coinvolta anche in questo campo. Ed essendo solo acqua, non può causarci danni o influire significativamente nel nostro lavoro. In parole povere, è insignificante.” Il tecnoprete, dopo aver risposto alla guardia, tornò al lavoro con lo space marine, che aveva già iniziato a sollevare di nuovo la lastra di metallo.

La guardia rimase pensierosa, e alla fine si avvicinò al piccolo elementale. L’esserino era rimasto fermo, a qualche metro da loro, ma non si spostò mentre la guardia si avvicinava.

La guardia imperiale allungò la mano, con il palmo rivolto verso l’alto. Quasi subito l’essere ci balzò sopra. – Però… cavolo se è veloce – pensò la guardia, alzandolo. Non pesava più di un paio di chili. Sorridendo, tornò indietro fino ai suoi compagni, che avevano finalmente fissato la lastra.

“Sembra che il comunicatore stia venendo bene, vero Harker?” chiese lo space marine. “Si, le probabilità di riuscire a completarlo prima di dover tornare a mercanteggiare con il regnante autoctono sono buone” rispose il tecnoprete, voltandosi verso la guardia “anche se chiamare se stesso “Imperatore” è ovviamente un errore, possiamo perdonare l’ignoranza e l’impudenza di questo “Doel”, in fondo non ha mai lasciato il suo pianeta. E comunque, cosa vuoi fare con quella massa d’acqua?” chiese, indicando l’elementale.

“Potremmo tenerlo con noi, tutto sommato è piuttosto carino!” rispose la guardia, mentre giocava con la strana creatura che gli stava scivolando abilmente sulle spalle.

“Dì la verità” disse, ridendo, lo space marine “non riesci a staccartelo di dosso!”.

“Ma non voglio farlo scendere! Sembra un piccolo animale molto veloce. Se restasse con noi ci distrarrebbe un po’. Che dici, piccolo?” disse la guardia, dando un buffetto all’elementale. Che, per tutta risposta, risalì velocemente sulla testa dell’uomo, e gli spruzzò dell’acqua sulla faccia.

Per un attimo rimasero tutti composti… ma poco dopo stavano tutti ridendo a crepapelle. Persino il Tecnoprete, normalmente molto composto, stava ridendo.

 

 

Molto lontano da loro, nel Palazzo Imperiale di It’Tan, capitale dell’Impero, l’Imperatore Doel leggeva il resoconto dell’ultima riunione del consiglio, riguardante l’espansione della Piaga del Demone nelle terre a sud della regione…

La Guerra stava per iniziare.

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3 Risposte

  1. Perseus ha detto:

    Chi l’avrebbe mai detto….peccato che siamo morti….

  2. Dikoleo ha detto:

    WTF ?

  3. Orthega ha detto:

    Quell’elementalino era simpaticissimo! =D

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