The Bright new party: La fine

Keyran era appena atterrato da un balzo di una trentina di metri, e aveva ancora il fiatone. Era debole, e non aveva forze per compiere dei balzi più lunghi che lo portassero a distanza di sicurezza. La sua pietra del potere era esaurita, e doveva contare solo sulle sue forze. Dietro di lui, a qualche secondo di corsa di distanza, Perseus e Sotek correvano di buona lena, ma sempre più stanchi, cercando di stargli dietro.

Per un attimo, un’idea passò nella testa del mago, la cui memoria eidetica non lo aveva mai tradito. Erano esattamente a due chilometri dal fiume, metro più metro meno. Se avesse sacrificato una parte della sua energia vitale, sarebbe potuto balzare fino a metà strada, riposarsi qualche minuto, e compiere un nuovo balzo fino alla salvezza del fiume… Nella frazione di secondo in cui questa idea passò per la sua testa, Keyran si voltò, osservando Sotek e Perseus che arrancavano fino alla sua posizione.

Si voltò, e fece un altro balzo… di circa una trentina di metri.

Certo, balzando più a lungo avrebbe potuto salvarsi, ma al prezzo di abbandonare i suoi compagni. E non aveva nessuna intenzione di abbandonare i suoi amici lungo la strada.

Dietro di loro, a qualche centinaio di metri, una dozzina di figure vestite di nero correvano verso di loro, ad un passo più svelto, e senza mostrare segni di fatica.

Sotek correva abbastanza facilmente, avendo una corporatura tutto sommato robusta ed essendo molto allenato, anche se la fatica e le ferite si facevano sentire. Perseus era messo molto peggio. Non si era ancora riuscito a riprendere dai colpi subiti, e la corsa continua non lo aiutava di certo. Più volte gli era sembrato che le gambe iniziassero a cedergli. Entrambi, nella corsa, sembravano chiedersi silenziosamente come diavolo fossero finiti in quella situazione…

 

[…]

 

Il piano era semplice. Un rituale avrebbe fatto crollare, in diverse parti, un totale di circa un migliaio di metri cubi di terra e roccia, seppellendo vivi i dodici soldati della Gilda degli Alchimisti. Era la seconda volta che li incontravano, e sempre vicino ad una nutrita forza demoniaca. Ormai era certo che una qualche parte della Gilda era coinvolta negli ultimi eventi, ma bisognava trovare un collegamento ufficiale. Inoltre, l’elementale dell’acqua mandato a spiare la situazione non era stato in grado di capire cosa stessero facendo quei tre enormi demoni, i temuti Schiavisti dell’Abisso, all’interno della foresta. Ma quei dodici soldati, estremamente abili nell’uso della balestra e potenziati dai filtri dei loro padroni erano una difesa troppo pericolosa.

Alla fine il piano venne approvato all’unanimità. Una serie di rapidi crolli e rivoltamenti del terreno sul limitare del bosco avrebbe seppellito i soldati, e effettuando il rituale a distanza di sicurezza, a circa ottocento metri dal bosco, avrebbero avuto un margine sufficiente per reagire a successivi sviluppi.

Keyran, con un semplice gesto delle mani, creò un circolo magico sulla soffice terra, mentre Perseus entrava a far parte del cerchio. Sotek, in silenzio, osservava la scena.

In pochi secondi, raccolta in se l’energia sufficiente dalle sue forze e da quelle del figlio dell’acqua, con poche parole di potere e alcuni semplici gesti, Keyran scatenò la furia dell’elemento sui suoi avversari… Ma non accadde nulla. Forse fu una parola pronunciata male, o un errore nel disegno del circolo, ma tutta l’energia che avevano accumulato fu semplicemente scaricata nel nulla di fronte a loro, senza alcun effetto. Nulla, se non una potentissima traccia magica.

All’interno della foresta, gli Schiavisti dell’Abisso si voltarono, come se qualcosa li avesse avvisati. Sogghignando, iniziarono a correre verso l’esterno, divellendo gli alberi più piccoli nel loro tragitto.

Sotek, preoccupato degli effetti collaterali di quel fallimento, invocando la grazia e la benevolenza della sua Dea, portatrice di Carità, chiese la forza di poter osservare con i suoi occhi quello che stava accadendo. In pochi secondi la benedizione della Dea scese su di lui, e la Vista Sacra gli venne temporaneamente conferita. Fu abbastanza per vedere tre enormi figure demoniache correre in loro direzione. Pochi secondi dopo, tutti videro le stesse figure divellere gli alberi al limitare della foresta, nella loro direzione. Erano alte più di tre metri, la pelle dura ricoperta di scaglie rosse e nere, con spunzoni ossei che uscivano dalle articolazioni. Una frusta di muscoli, ossa e tendini era arrotolata al loro fianco, e placche di armatura con incisi versi sacrileghi coprivano parte delle spalle, del torso e delle gambe. Due grandi corna sovrastavano il capo, e pesanti zoccoli sbattevano sul terreno durante la loro corsa.

Un brivido di paura corse lungo la schiena dei tre amici.

Keyran, presa l’iniziativa, sacrificò tutta l’energia contenuta nella sua pietra del potere per creare un abisso sotto i piedi di uno dei tre demoni, per farlo sprofondare nelle viscere della terra. Ma la bestia, con un’agilità sorprendente, saltò fuori dal crepaccio, restando solo indietro nella corsa rispetto agli altri due. Sotek si concentrò, pregando la sua divinità di perdonare il gesto di violenza che stava per intraprendere, preparando un esorcismo. Perseus si mise davanti al chierico, per proteggerlo, mentre Keyran si poneva di fianco e leggermente più indietro, cercando di recuperare le forze.

I due demoni più vicini erano ormai quasi arrivati, quando Sotek si scosse, e iniziò a parlare, in direzione di una delle due mostruosità.

“Exorcizamus Te, omnis immundus spiritus, omins daemonica potestas, omins incursio infernali adversarii, omnis legio, omnis congregatio ed secta diabolica, in nomine et virtute Domini nostri, eradicare et effugere a Dei Ecclesia, ad anima bus ad imaginem Dei conditis ac pretioso divini Agni sanguine redemptis.”.

Mentre preparava il suo esorcismo, una debole luce, sempre più intensa mano a mano che preparava l’esorcismo, ricopriva la figura del chierico, mentre tutta la forza della sua fede si riuniva per un unico e clamoroso colpo.

I demoni erano sempre più vicini. Sotek alzò gli occhi, verso il demone più vicino, in un simbolico gesto, prima di indicarlo con il suo bastone.

VADE RETRO!

Un enorme esplosione, in parte di fiamme, in parte di luce, colpì il primo demone, annichilendolo in una scia di devastazione mentre i pezzi rimasti del corpo rotolavano a terra in fiamme.

Keyran, sacrificando una parte della sua energia vitale, aprì una nuova voragine sotto il demone rimasto più indietro, che questa volta cadde, rimanendo parzialmente coperto e bloccato nel terreno. Le gambe del mago cominciavano a tremare, mentre una piccola ferita sul petto iniziava a sanguinare, prezzo pagato per l’ultimo potente incantesimo lanciato.

Perseus, retto in posizione di difesa, cercò di fermare il demone in carica per difendere il chierico. Riuscì a difendere il suo amico, ma si prese in pieno stomaco un calcio dell’immensa creatura, volando indietro per alcuni metri e rotolando malamente a terra. Sotek non restò con le mani in mano.

VADE RETRO!

Una seconda esplosione distrusse il secondo demone, e mentre i suoi resti restavano a terra, bruciando in mezzo all’erba, alcune gocce di sangue iniziarono a scivolare lungo volto del chierico, e alcuni ematomi si facevano strada lungo le sue braccia e il suo corpo, rendendo dolorosi i movimenti. La forza che aveva scatenato non era fatta per corpi viventi, e usarla troppo a lungo poteva causare dei danni, talvolta irreparabili.

Keyran continuava a smuovere la terra, per mantenere il demone bloccato all’interno della voragine, e impedire che il suo lottare per uscire dal varco avesse successo.

VADE RETRO!

 

[…]

 

Keyran, centellinando le ultime forze, cercò di rimuovere alcune delle ferite superficiali dei suoi compagni, e lo stesso fece il chierico. Cambiò poco, dato che erano rimasti veramente allo stremo delle loro forze. Keyran era senza fiato, stanco e dolorante per le ferite interne causate dai suoi ultimi potenti incantesimi. Il figlio dell’acqua non si era ancora ripreso dalla spossatezza causata dal primo rituale, e accusava anche i postumi del breve scontro con lo Schiavista dell’Abisso. Il chierico era debole, e gravemente ferito dall’utilizzo prolungato della forza con cui era entrato in contatto, e anche se il mago era riuscito era riuscito a curare le ferite più gravi ed esterne, quelle interne continuavano a dolere. Cercarono di sedersi, rilassarsi, o in qualche modo riprendere le forze.

Perseus, alzando gli occhi sul campo di battaglia, vide in lontananza, in direzione del bosco, qualcosa in movimento nella loro direzione. Con un urlò, avvisò i compagni, che, ancora portanti tutto il peso dell’ultimo mortale scontro, balzarono malamente in piedi e iniziarono a correre verso il fiume. Quattro chilometri li separavano dalla salvezza.

Dietro di loro, i soldati della Gilda degli Alchimisti avanzavano senza alcun verso, e senza proferir parola.

 

[…]

 

La corsa era sempre più difficile, e mentre dopo ogni passo le membra dei tre avventurieri si facevano più pesanti, sembrava che i loro inseguitori procedessero senza sentire la fatica, guadagnando lentamente ma costantemente terreno, e avvicinandosi sempre di più.

Ad un certo punto, tutti gli inseguitori si fermarono.

Quando Keyran, Sotek e Perseus se ne resero conto, avevano già estratto le balestre, e avevano tirato la prima salva di frecce.

Perseus venne colpito tre volte, alla schiena, su una gamba e sul piede. Keyran, che si era voltato, si prese una freccia in pieno petto. Entrambi si accasciarono a terra, in pessime condizioni. Mentre Perseus, grazie all’armatura e ad una maggiore robustezza, restava cosciente anche se in pessime condizioni, Keyran, molto più debole, scivolò immediatamente nell’incoscienza. Sotek, troppo debole per poter curare anche uno solo dei suoi compagni, si mise lentamente di fronte a Keyran, voltandosi verso gli avversari. I soldati si erano fermati ad un centinaio di metri, ed avevano ormai quasi ricaricato le loro balestre.

A cosa puoi pensare quando ti rendi conto che la tua vita e quella dei tuoi amici sta per finire?

Una seconda salva di frecce volò verso il gruppo, e sembrava che tutti avessero mirato all’ultima figura in piedi. Due frecce colpirono il chierico, una per gamba, facendolo crollare a terra, mentre un’altra freccia colpiva Keyran, ponendo fine alle sue sofferenze.

Perseus, strisciando, riuscì a malapena a voltarsi verso i suoi amici. Anche il chierico era ormai a terra, come in attesa, senza nemmeno più la forza o la possibilità di alzarsi.

Alcuni secondi dopo, le balestre erano di nuovo cariche, e una terza salva di frecce coprì il cielo.

 

 

Nella città di It’Tan, Fafnir, il Drago dell’Arcimago, uno degli ultimi della sua stirpe, urlò al vento, in cima alla torre, scuotendo i bastioni di pietra.

L’Arcimago, nella sua stanza, guardava fuori dalla finestra, insieme alla sua fedele segretaria Erilt, una giovane ed aggraziata elfa. Il suo sguardo era triste, mentre abbracciava la sua compagna, in lacrime, cercando in silenzio di consolarla.

Tutto, in ogni sede della Gilda della Magia, in ogni angolo dell’Impero si trovasse un mago, si fermò per un minuto. Un minuto di silenzio, e di rispetto, sessanta secondi che passarono lunghi come un’era.

Il mana continuava a fluire invisibile e silenzioso, come aveva sempre fatto.

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