Il Sogno e la Spada

Derans era seduto sulla sua seggiola, e il giovane ordinato gli stava sistemando una coperta di morbida lana sulle spalle. Come molte persone di una certa età, il vecchio chierico era diventato molto abitudinario nei suoi comportamenti, e ogni giorno, dopo il pranzo, si appisolava sulla sua sedia per una mezz’oretta. Il ragazzo che gli teneva compagnia, puliva la casa e preparava da mangiare ormai lo aveva imparato, e per previdenza gli metteva sempre la coperta sulla schiena.

Senza nemmeno accorgersene, Derans si addormentò, stringendo tra le mani l’orlo della coperta.

 

Un castello? Era un castello quello dove si stava combattendo?

Alcune figure si fronteggiavano e si affrontavano, ad una velocità che probabilmente non era stata vista da Derans nemmeno da giovane… O forse si? Non si riusciva a capire le figure fossero due o tre, ma sicuramente c’era qualcuno che tirava di scherma. E lo faceva bene, molto bene. Anche se, forse…

Un lampo di luce, e la visuale si spostò su quello che appariva come un cimitero abbandonato. In un angolo, un teschio umano era stato dissotterrato, e un lungo serpente ci si stava annidando dentro… o stava uscendo? La figura non era chiara, e prima che riuscisse a mettere a fuoco l’immagine, il serpente allungò di scatto il collo, mordendo Derans sulla gamba. Un dolore allucinante lo avvolse, mentre perdeva conoscenza e crollava a terra come un corpo morto…

 E sentiva quella risata.

 

 

“Padre, padre Derans!! Si sente bene??”

Il vecchio chierico aprì lentamente gli occhi, mentre il dolore alla gamba destra si andava rafforzando. Era per terra, e la sedia, caduta sulla sua gamba, gli stava schiacciando lo stinco. “Io.. la sedia…” sussurrò con un filo di voce, e immediatamente il giovane ordinato, molto spaventato, spostò la sedia e lo aiutò a rialzarsi e a sedere. “Cavolo padre, mi avete fatto prendere un bello spavento! Vi siete mosso bruscamente nel sonno e siete caduto come… come… hem, un poco rovinosamente. Ero preoccupatissimo per la vostra salute!” Derans, sedutosi nuovamente, tranquillizzò il giovane ecclesiasta. “si, sono caduto… ma sto bene… ho sognato…” “Non si preoccupi, padre! L’importante è che non si sia fatto male. Anzi, si rilassi, vado subito a prepararle un dito di vino caldo con il miele!!” e detto questo, corse verso la stanza adibita a cucina.

Derans, ripresosi dallo stupore, iniziò a pensare. Se fosse stato più giovane di una quarantina d’anni non ci sarebbe stato alcun problema, era stato infatti una mente molto brillante all’epoca. Ma i giorni in cui riusciva a tenere testa alle discussioni e ai ragionamenti elaborati, come poteva essere l’interpretazione di un sogno o di una visione, erano lontani. Derans era vecchio.

Non era chiaro cosa passasse per la sua testa in quel momento, ma mantenne un’aria concentrata fino a quando il giovane chierico tornò con un bicchiere da cui si levava un sottile filo di vapore caldo.

“Hans…” “Si, padre? Mi dica! Intanto le ho portato il vino. Lo beva piano, mi raccomando.” Disse il giovane, posando il bicchiere sul tavolo vicino all’anziano chierico.

Derans non degnò il bicchiere di uno sguardo.

“C’è ancora quella lunga scatola appesa alla parete del corridoio centrale? Mi sembra che fosse vicino alla libreria…” Il giovane inarcò un sopracciglio, prima di rispondere “Da che ho memoria è sempre stata li e nessuno la ha mai toccata. Almeno, è così se parla della scatola appesa a fianco della sua pubblicazione di filosofia, padre. Onestamente non so nemmeno cosa sia. E’ anche quella una sua opera?”

La voce del vecchio chierico era debole, ma molto decisa. “Aprila, e portami il contenuto.”

“Il cont- si, certo, naturalmente. Vado subito!” Il giovane si incamminò a passo svelto.

Raggiunse subito la scatola misteriosa, con una grandissima curiosità in corpo. Solo una parte del corridoio era coperta da una biblioteca, e li a fianco era appesa alla parete una scatola lunga e stretta. Iniziò a slegarla dalle cinghie che la tenevano fissa alla parete, e non senza fatica. Dovevano essere veramente molti anni che nessuno la toglieva da lì, molti più anni di quelli di servizio del giovane chierico, ma alla fine quelle cinghie e chiusure cedettero, e la scatola fu delicatamente posata a terra. Con la curiosità ormai massima, il giovane aprì la scatola… e rimase senza fiato dallo stupore.

La scatola conteneva una spada.

La lama era lunga e a doppio taglio, estremamente affilata. Era un’arma a lama sottile, ma non abbastanza da impedire colpi di fendente o da taglio, anche se era chiaro che un’arma del genere avrebbe reso il suo massimo con precisi e letali affondi. La guardia era composta da un’intricata figura di cerchi e linee, a protezione della mano, ricoperti in oro. Il cuoio dell’elsa era nero, scuro e per nulla dimostrante tutti gli anni dell’arma. Il pomo rotondo era anch’esso ricoperto d’oro, la lui lucentezza lasciava allibito il chierico. Cosa ci faceva un’arma di quella foggia e di quella qualità in quella cappella? Queste e molte altre domande affollavano la mente di Hans, mentre, prendendo in mano l’arma, vide alcuni riflessi bianchi e gialli sulla lama…

 

Nella sua stanza, Derans si era alzato in piedi. La coperta era rimasta in terra, come uno straccio inutilizzato di cui non si ha più bisogno. Stava fissando il vino, ormai quasi freddo, senza realmente guardarlo, ma completamente immerso nei suoi pensieri.

-Chissà se a quest’età riuscirò ancora a tenere in mano la mia spada…-

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