La costruzione della Sala D’Armi, e il compimento di un sogno

Il tavolo era rotondo, di legno chiaro, probabilmente quercia. Cinque figure si erano appena sedute, salutandosi con parole, gesti, sorrisi o semplici cenni della testa. A loro modo erano tutte delle persone piuttosto particolari.

Vi erano tre uomini e due donne, tutti vestiti in maniera diversa. Un uomo era un monaco, di una certa età, capelli rasati, barba lunga e nera, e vesti da monaco di colore arancione. Le due donne erano un’elfa e un’umana, entrambe graziose e solari. L’elfa era vestita di azzurro, e portava i lunghi capelli chiari raccolti in una coda, che dondolava leggermente mentre salutava allegramente le altre persone. L’umana, invece, era un po’ più minuta, con dei folti capelli castani, così come gli occhi, e un vestito molto leggero di un pallido rosa. Gli ultimi due maschi si erano seduti con tranquillità, ma mentre il primo, abbastanza alto, vestito di bianco e con uno spallaccio d’armatura sulla spalla sinistra, sorrideva e si voltava verso gli altri, il secondo, anch’esso con una veste bianca, ma con un pesante mantello nero sulle spalle e il cappuccio alzato a coprire il viso, si era seduto in silenzio e severità, facendo a malapena un cenno con la testa agli altri presenti.

“Signori e signore, grazie di essere venuti” disse l’uomo vestito di bianco, quando tutti furono seduti “sapete benissimo come mai ci siamo trovati tutti qui, oggi. Il progetto riguardante la nuova Sala D’Armi è ormai pronto, e siamo pronti a iniziare i lavori. L’unica domanda a cui non abbiamo ancora risposta è: dove costruirla?”

Gli altri invitati, ad eccezione della figura incappucciata, si guardarono brevemente tra di loro. Un rapido sguardo di intesa sembrò passare tra le due donne.

“Io propongo” disse ad un certo punto il monaco, prendendo la parola “che sia costruita al Centro”.

Le due donne si guardarono brevemente, sorridendo, come a conferma di un comune pensiero, prima di rivolgere nuovamente la loro attenzione al primo oratore, che ora si era alzato in piedi. Anche lui sorrideva. “Nessuno dubitava che lo avresti proposto” disse al monaco, sorridendo anche lui “e infatti ci siamo permessi di parlarne brevemente tra di noi prima di questa riunione. Credo che nessuno di noi si opporrà alla tua proposta… Ma dobbiamo ancora sentire un parere.”

Si voltò verso la figura incappucciata, seduta all’altro lato del tavolo.

“Padre, voi cosa ne pensate?”

La figura incappucciata alzò le mani per abbassare il cappuccio, e lentamente scoprì il volto. Era anziano, aveva una tonsura, barba e capelli bianchi. Gli occhi, grigio ghiaccio, erano severi, e puntati sulla figura vestita di bianco che lo aveva interrogato.

“Non abbiamo nulla in contrario riguardo alla vostra decisione. Riteniamo che il Centro sia un valido posto per la costruzione della Sala D’Armi.”

Il monaco sospirò, mentre l’uomo, sorridendo, incrociò le braccia dietro la schiena prima di parlare.

“Bene, allora la decisione è unanime. Cosa stiamo aspettando?”

 

E così la Sala D’Armi fu costruita.

 

Era ampia, a sezione ottagonale. Le pareti erano gremite di oggetti. Quattro pareti erano dedicate alle armi, in ordine dalle più piccole alle più grandi. Una parete era occupata da armature e scudi, mentre altre due erano occupate da attrezzi ginnici. In un angolo vi erano alcuni manichini da allenamento, e la restante parete era adibita ad ingresso, con uno spesso portone. Il soffitto era una grossa vetrata composta da diverse parti mobili.

 

Non appena fu terminata, tre figure vi entrarono.

 

Una era lo stesso monaco che aveva presieduto al discorso, al tavolo di quercia, sulla locazione della Sala D’Armi. Le sue vesti erano semplici, praticamente prive di ogni decorazione, e tutte di colori che tendevano all’arancione. Al collo portava una semplice collana di legno.

Un altro era un giovane, all’apparenza un mezz’elfo. I tratti elfici e umani erano ugualmente presenti, né spigolosi e piazzati come quelli umani, né affusolati e sottili come quelli di un elfo. Indossava un semplice ma comodo vestito da viaggio.

La terza figura aveva un vestiario simile a quello della figura in bianco che aveva organizzato l’incontro, ma diverso. Anche lui aveva una tonaca bianca e uno spallaccio sulla spalla sinistra, ma anche una cintura, e qualche dettaglio in più. Inoltre, era molto più giovane e completamente rasato.

Lherian Endelsmith, Chierico

Si vedevano. All’interno della stessa Sala D’Armi.

Perchè il Centro è il Centro di Tutto. Chiunque può raggiungerlo.

 

 

Perché risparmiare un abbraccio, quando si è travolti dall’emozione?

Perché risparmiare le lacrime, quando si è felici?

 

Nessuno di loro lo fece. Perché nessuno risparmia, tra fratelli.

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3 Risposte

  1. Ronald ha detto:

    Sarà che ormai quando sento che qualcuno è vestito di arancione mi si accappona la pelle, ma per caso la descrizione del monaco in veste arancione corrisponde a quella dell’ormai celeberrimo Dio K? o mi confondo? 🙂

  2. Orthega ha detto:

    ARANCIONE!!
    Ah no falso allarme, puoi mettere via le armi Dikoleo
    XD

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