Racconti di passate avventure

La serata era tiepida ad Umcard, e tutte le locande erano state riempite dalla feccia della popolazione. Raramente accadde che tutti gli uomini della banda del capo facessero baldoria, ma in fondo da un po’ di giorni non c’era più nessuna forza realmente ostile nella città. E tutto da quando il capo aveva dato ascolto ai suggerimenti di quei cinque tipi. Ormai i ragazzi avevano imparato a conoscerli. C’era quello alto e nordico, sempre sorridente e gentile, un vero gentiluomo. C’era il mago senza un braccio, un po’ troppo studioso per i loro gusti, ma fondamentalmente un bravo ragazzo. C’era il nano, gioia di ogni truppa! Combattere avendolo dalla propria parte è sempre meglio che averlo avversario! Ma nessuno aveva esposto i complimenti al nano, preoccupati da quella storia della furia battagliera… Poi c’era il rosso, il riccio, il folto… praticamente quel poveruomo era sempre chiamato da tutti in base ai suoi capelli, rossi come il fuoco! E poi il menestrello. sorridente, baro come pochi (ma tutti sanno che in taverna è sempre una gara a chi bara di più) e molto chiacchierone. Curiosamente sembrava aver dato a persone diverse nomi diversi… in taverna si discuteva appunto di ciò, quando lo stesso menestrello fece spostare un po’ di tavoli, e, usandoli a mo’ di palco, ci salì sopra.

Avendo già ascoltato le sue storie, i briganti iniziarono ad incitarsi reciprocamente a fare silenzio, mentre il cantastorie iniziava il racconto.

 

Ci sono storie che non sopravvivono a più di qualche giorno, e sono dunque banali pettegolezzi; altre, invece, sopravvivono un po’ di più, e durano persino qualche mese, diventando dunque dei racconti; altre ancora, invece, sono più durature, e durano persino alcuni anni, divenendo delle vere e proprie storie. Ma soltanto pochissime passano attraverso i secoli, affrontando l’usura del tempo e la memoria degli uomini, aggrappandosi con tutte le loro forze alla potenza delle parole e diventando così Leggende. La storia che sto per raccontarvi è una di queste. E’ la storia di un semplice ladro che divenne signore di una città; è la storia di un predestinato che con il coraggio e l’astuzia sconfisse uno dei tiranni più temuti del nostro mondo; è la storia di un eroe dal cuor di leone e dalla furbizia di una volpe; questa è la storia di Lysander, il Principe dei Ladri.

Molto tempo fa, nell’antichissima città di Umcard regnava l’anarchia, venivano commessi efferati delitti per le strade e i borseggi erano all’ordine del giorno. Nonostante regnasse il chaos più totale, i banditi che abitavano la città erano divisi in rioni. Il più temibile di questi era il Rione del Minotauro, il cui nome, riferendosi a quella creatura così possente, aveva lo scopo di incutere timore negli avversari; i membri stessi si facevano chiamare “i Minotauri” e spadroneggiavano sulla città spargendo il sangue di chi si opponeva alla loro volontà. I minotauri erano famosi per la loro straordinaria forza fisica e per la loro costituzione minotaurina; si dice addirittura che ognuno di loro potesse uccidere a mani nude tre uomini contemporaneamente e che mangiassero gli infanti. La città era in mano a loro e ogni abitante era costretto a cedere parte di ciò che rubava al caporione, un personaggio avvolto dal mistero, il cui nome è stato volutamente dimenticato, e conosciuto unicamente col soprannome de “Il Macellaio”. L’atmosfera in città si faceva pesante per i rioni minori, ma nessuno di essi osava ribellarsi per paura della punizione che avrebbe dovuto subire. Un giorno però, un giovane ladro decise che era venuto il momento di porre fine a questa tirannia e di ripristinare la libertà di furto; il nome di costui era Lysander.

L’occasione, per Lysander, si presentò molto presto: in un giorno d’autunno una nave mercantile naufragò vicino alla città ed il Rione del Minotauro si impadronì di tutte le ricche merci presentì su di essa. La refurtiva si scoprì essere particolarmente abbondante e, come succede ogni volta in questi casi, si organizzò una festa per rallegrarsi del lieto evento. Ogni rione minore fu “invitato calorosamente” ad organizzare un intrattenimento per omaggiare “i Minotauri”.

Lo stesso giorno si narra che giunsero in città quattro avventurieri, i quali offrirono i loro servigi a Lysander; c’è che dice che fossero degli elfi provenenti da terre molto lontane, altri invece affermano con certezza che erano degli orchi provenienti da Essad, qualche ubriacone afferma invece che erano un nano e tre uomini, di cui uno particolarmente pallido e uno senza un braccio. Quel che si sa per certo è che tra essi c’era anche un menestrello, abile nel racconto e del tutto sconosciuto in città.

Lysander, a capo del Rione del Drago, ebbe l’Idea, e fece sapere che avrebbe offerto lo spettacolo di un menestrello per il terzo giorno di festeggiamenti.

Il giorno seguente i festeggiamenti iniziarono e si protrasserò ininterrottamente per tre giorni, durante i quali i banditi si abbandonarono, come loro solito, ai piaceri materiali. Nel frattempo si dice che la sede del Rione del Drago fervesse di attività sia durante il giorno che durante la notte, ma nessuno dei Minotauri ci badò molto, e forse questa fu la loro rovina. Così, tra una prostituta e un boccale di birra, tra una partita a dadi e un banchetto, giunse il terzo giorno, il giorno di Lysander.

Il Rione del Drago aveva fatto costruire per l’evenienza un palco in legno al centro della piazza principale della città, e di buon mattino il menestrello si presentò lì per allietare i circa 600 membri del Rione del Minotauro. Era una mattinata fresca, il vento soffiava deciso sulla piazza ed il menestrello incominciò a raccontare; era una storia divertente riguardante le avventure di una giovane e procace donna dalle larghe vedute che amava rendere felici tutti gli uomini della città. Il pubblico sghignazzava e rideva contento, pendendo dalle labbra del bardo e bevendo goccia a goccia tutte le parole che uscivano dalla sua bocca.

Raggiungendo l’apice della narrazione, quando il menestrello vide che tutti gli occhi erano puntati su di lui, pronunciò una parola che sarebbe stata decisiva, la parola della rivincita: “Patate!”.

Improvvisamente, dalle tre strade d’accesso alla piazza, un rombo metallico preannunciò di pochi secondi l’arrivo dell’armata del Rione del Drago, guidata da Lysander in persona brandente due spade di ottimo acciaio. Alcuni affermano persino di aver visto i tre avventurieri tirare frecce dai tetti circostanti. Lo scontro tra le due armate fu violentissimo, ma il vantaggio del fattore sorpresa fu decisivo per la buona riuscita dell’impresa: 200 uomini del Rione del Drago guidati da Lysander avevano sconfitto 600 uomini del Rione del Minotauro. Si dice che Lysander stesso abbia ucciso più di 100 uomini da solo, preso da una furia omicida, e che a battaglia conclusa fosse totalmente ricoperto di sangue.

Alla fine della giornata il pavimento della piazza era di colore rosso a causa del sangue versato, i corvi banchettavano con i resti delle vittime e si contendevano i pezzi più prelibati con i cani randagi. La battaglia era stata epica, Lysander perse solo 20 uomini, mentre le perdite per i Minotauri ammontavano a più di 500 uomini. Il cadavere del Macellaio, trafitto a morte da Lysander dopo un lungo e sanguinoso duello, giaceva inerme sul palco dove il menestrello si era esibito.

Umcard era finalmente libera dalla tirannia ed i suoi abitanti potevano tornare alla tranquillità della vita. Lysander, il Principe dei Ladri, aveva vinto. Era il Signore di Umcard.

Così si concluse la sanguinosa Battaglia di Umcard, e fu così che Lysander divenne il Principe dei Ladri.

Io lo so, perché io c’ero.

Ero io quel menestrello.

Ronald, il menestrello

 

I briganti, durante la recitazione, passarono attraverso stadi differenti. Inizialmente esultarono e brindarono al loro capo, la cui storia sarà tramandata di generazione in generazione!! Seguirono risate sommesse a sentir parlare di rioni e di minotauri, qualcuno si mise anche a muggire, suscitando ilarità generale.  Scroscianti applausi accolsero la narrazione dell’arrivo in città degli avventurieri, seguite da risate sguaiate al resoconto della battaglia, a cui si associarono urla, ovazioni e fracasso di bicchieri rotti.  Ma la più grande ovazione fu al finale, quando il capo venne proclamato dal menestrello il principe dei ladri! L’oste offrì un giro di birra a tutti, e tutti coloro che fino ad un istante prima avevano ascoltato, ora si univano in un enorme brindisi.

 

Su un tavolo a parte, il nano, il vampiro, il mago e il balestriere si guardavano sorridendo, e brindando anch’essi con birra… e vino rosso a parte per Vladimir, ovviamente.

 

Fuori, la luna era alta, e rischiarava la tiepida notte.

In una notte così, a voi non verrebbe da guardare il cielo?

 

 

 

(ringraziamo il menestrello per il suo racconto! ^_^)

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3 Risposte

  1. Orthega ha detto:

    Maledizione, adesso ho ancora più voglia di giocare!
    XD

  2. Ronald ha detto:

    Grazie, grazie, ma il merito è di Artù che ha fatto una bellissima intro 🙂

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