Primo Contatto

Nella tetra oscurità del lontano futuro c’è solo guerra.

Una realtà tristemente nota ai soldati del 7° Cadiano, così come era stoicamente accettata dagli Space Marine della 5° Compagnia degli Ultramarine. Il viaggio nel Warp sarebbe dovuto durare tre settimane, in direzione del settore Octavius, a bordo della nave da guerra Invictus. Come sempre accade durante i viaggi di una certa durata, i soldati si allenarono durante il giorno, per mantenere la forma e le capacità belliche, approfittando della disponibilità dei migliori soldati dell’Imperium per migliorare i propri punti deboli… ma persero anche molto tempo al gioco, bevendo, scherzando e spassandosela alla spalle della marina. Gli Space Marine, abbandonati simili svaghi ai tempi della loro iniziazione, scuotevano la testa, approfittando invece del tempo a disposizione per pregare il loro Patriarca e il Dio-Imperatore. La nave, guidata dalla forte luce dell’Astronomican, procedeva il suo viaggio…

Ma qualcosa andò storto.

Non è chiaro se la morte dei Navigator sia stata precedente o successiva all’assalto delle bestie, ma ormai nessuno lo potrà scoprire. Le bestie in qualche modo erano riuscite ad entrare, superando sia gli scudi esterni che le spesse pareti della Invictus, e spargendo il caos nei presenti. Priva di una guida capace di osservare il Mare del Warp, il comando perse quasi immediatamente il controllo della nave. Si trovavano nel regno delle anime, e ogni loro emozione accresceva la forza di quelle mostruosità. Il numero sembrava aumentare sempre a dismisura, facendo tremare persino la struttura portante della nave. La fine sembrava vicina…

Ma, all’improvviso, ogni bestia presenta sulla nave si fermò, disorientata. Subito dopo, la più grande esplosione che ogni uomo su quella nave avesse mai conosciuto, circondò l’intera nave, staccandone interi pezzi. Così come erano apparse, le bestie scomparvero urlando, e gli oblò esterni ripresero a mostrare lo spazio… con un pianeta in avvicinamento a vista d’occhio. Le paratie erano in gran parte non funzionanti, la visuale venne presto oscurata dai vapori che fuoriuscivano da ogni ugello della nave e dagli innumerevoli varchi aperti dall’esplosione, mentre i sistemi cessavano di funzionare uno dopo l’altro.

 

Nella prateria del regno di Doel, nell’arcipelago settentrionale, un coniglio uscì dalla sua tana. Era mattina presto, e il piccolo animale sembrò guardare il sole che saliva sopra gli alberi per qualche minuto. Piegando le orecchie da una parte, si spostò sulla destra saltellando, vicino a quello che sembrava essere un piccolo orto. Una vecchia, china sulle sue piante, stava esattamente al centro delle coltivazioni, lavorando. Il coniglio, dimostrando un’intelligenza fuori dal comune, o forse solo molta esperienza, iniziò a girare lentamente intorno all’orto, mangiucchiando le foglie basse dell’insalata mentre la vecchia gli dava le spalle. Poco dopo si sentì un rumore di passi, e il coniglio, spaventato, trotterellò velocemente nella sua tana a nascondersi. Un gruppetto di uomini in armatura di cuoio, con scudi e lance, si avvicinarono alla vecchia. Erano sette, guidati da un uomo maturo, con barba e capelli neri, e portante anche una spada al fianco.

“Buongiorno, signora Fliggs. Come stiamo stamattina?”

“hhm” mugugnò la vecchia, alzando la schiena “abbastanza bene da aver già preparato i tributi per il nostro signore Doel. Sono nella cassa, come al solito.”

“Oh no signora, non siamo qui per questo. Siamo qui di passaggio, stiamo andando a prendere con noi padre Donbas, il chierico, e chiedere al Gran Maestro Regar di farci seguire da uno dei suoi maghi apprendisti. Pare che questa notte una cometa si sia schiantata al di là delle colline a nord, e che abbia lasciato una grande scia di fiamme nel cielo. Stiamo andando a controllare.”

“Oh…” disse la vecchia. Per un attimo sembrò interessata,  ma subito dopo scrollò le spalle. “la verdura non si cura da sola, così come gli animali. E non vedo come una cometa possa aiutarmi. Buon viaggio.”. detto questo, si rimise a lavorare.

Sorridendo e scuotendo la testa, le guardie ripresero a camminare.

 

 

La nave, o meglio quello che ne era rimasto, visto che si era frammentata in numerosi pezzi attraversando l’atmosfera, aveva lasciato un enorme solco quando si era schiantata. L’incendio scaturito si era spento da alcune ore, e un odore di bruciato e di rottami incandescenti permeava l’aria. In mezzo a tutti i rottami, la cenere e i crateri, si muovevano tre figure.

Un tecnoprete, con il suo braccio meccanico, stava cercando di ricavare qualcosa di utile dai rottami che lo circondavano. Uno Space Marine, nella sua armatura potenziata, grazie alla sua forza sovraumana aiutava il tecnoprete a spostare i detriti più pesanti. Una guardia imperiale, ferita, cercava di risistemarsi l’equipaggiamento personale con il braccio fasciato, intimamente felice che le batterie del suo fucile laser potessero essere parzialmente ricaricate semplicemente esponendole al sole, cosa ovviamente impossibile per armi a proiettili solidi come un fucile Requiem. Non lo aveva ancora detto agli altri, in fondo era un po’ intimorito di fronte a due figure come quelle dello Space Marine e del Tecnoprete… ma non pensava che sarebbe stato facile uscire da quel pianeta. –Per fortuna che l’auspex non si è rotto…- pensò la guardia… subito prima che lo strumento segnasse, chiaramente, un gruppo di nove forme di vita, dimensione umanoide, in avvicinamento da dietro le colline.

Avvisati i compagni con un urlo, si prepararono a riceverli.

 

Primo Contatto.

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Una risposta

  1. Ronald ha detto:

    Bellissimo post! sarebbe veramente interessante giocare una partita con questa ambientazione 😀

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