Dramatic pause of darkness, number two: il sotterraneo e la scoperta

L’aria era fredda, stantia, e aveva un marcato odore di polvere e di chiuso. Chissà quanto tempo era passato prima che qualcuno visitasse quelle stanze. La parete frontale, di pietra levigata, mostrava una lunga serie di incisioni. Prometeo, mentre le osservava con calma per riuscire a memorizzare ogni dettaglio, lesse ad alta voce la storia mostrata.

Un giorno gli Dei scesero dal cielo e si mostrarono al nostro popolo. Erano cinque, di aspetto umano ed indossanti lunghe vesti. Anche se erano scesi dal cielo per mostrarsi, rimasero sempre tra le nuvole per non mescolarsi con i mortali. Essi erano circondati da luce, ed era come se una strana aurea li circondasse ovunque si posassero. Essi mostrarono al popolo il loro potere, aiutandoli in diverse maniere, e mostrandosi sempre benevoli. Un giorno, essi spinsero il popolo verso nuove terre, che dovevano essere più ampie, più ospitali e più ricche. Il nostro popolo iniziò a risalire il continente, finché non raggiungemmo ogni angolo di terra verde del nostro paese. Grande fu la gioia con cui ringraziammo gli Dei per averci guidato alla terra promessa, e le feste durarono per settimane. Infine, gli Dei si recarono verso la terra, e chiesero di costruire delle città. Quattro di loro si recarono quattro punti del continente, chiedendo di essere seguiti, e noi iniziammo a costruire le città degli Dei. Uno degli Dei, invece, senza chiedere o dire nulla, se ne andò verso nord, nel mare sconfinato, e la sua vista scomparve nella fusione del cielo e del mare.

(Note di Prometeo: lì incisione è semplice, ma si riconosce chiaramente che il continente disegnato è l’intera parte meridionale del nostro mondo. Non sembra che la parte settentrionale del nostro mondo fosse conosciuto a questo popolo. Gli dei hanno sembianze umane, come il popolo trattato, ma le dimensioni sono circa in un rapporto di 2 a 1. Il popolo originale potrebbe essere molto basso, oppure le divinità trattate possono essere state molto alte. Gli scheletri che abbiamo trovato rendono molto più probabile la prima ipotesi, avendo tutti un’altezza inferiore al metro)

La strada prosegue, con diversi ostacoli, e viene trovata un’altra stanza, probabilmente un santuario, con ancora un debole odore di diversi incensi. Le pareti levigate sembrano continuare la storia.

Uno degli Dei sta volando sopra il mare, e la terra dietro si lui si allontana fino a scomparire. Adesso ha un bastone, apparentemente semplice, nella mano destra. Dopo un lungo viaggio sopra il mare, il Dio si stufò, e decise di creare la sua stessa terra. Con un breve gesto creò un’immensa distesa di terra, circolare e perfetta. Dopo iniziò a plasmarla, ad aggiungere insenature, ad allungare e a restringere, aggiungere acqua, fiumi, foreste e montagne, boschi e spiagge, fondali e golfi. Quando fu soddisfatto del suo lavoro, la Divinità scese sulla sua terra. Camminò sull’erba, e si chinò a terra battendo con la mano, come se cercasse qualcosa…

(Note di Prometeo: la terra creata e plasmata dalla divinità ha chiaramente la forma delle terre settentrionali del nostro mondo. La cosa più inquietante è che sembra essere sceso sulla terra la prima volta proprio nell’attuale città di Umcard…)

Ostacoli, trappole e mostri non sono un ostacolo reale quando si sta cercando di capire che cosa sia realmente successo. Dopo molte peripezie, il gruppo arriva in una nuova stanza dove la storia continua… Una stanza ottagonale dove tutte le pareti sono ricoperte di incisioni uguali a quelle passate. Al centro della stanza, su un piedistallo di pietra, volteggia sospeso un semplice bastone di legno, lungo un po’ meno di due metri, senza alcuna decorazione, e perfettamente conservato.

Una volgare esclamazione di disappunto riecheggiò nelle stanze quando gli avventurieri si resero conto che alla storia sembrava ripartire da più avanti, e che in una qualche maniera non avevano trovato la parte centrale dei resoconti degli avvenimenti. Prometeo riprese a leggere.

La divinità e il popolo stanno lavorando in una sorta di struttura apparentemente sotterranea, e stanno ultimando i preparativi di una stanza ottagonale riccamente decorata, e adeguata ad uno scopo così sacro. Ultimati i preparativi, il Dio lasciò il suo bastone su un piedistallo di pietra al centro della stanza. Dopodiché iniziò a trasferire una parte della sua luce su di esso. Alla fine di un complicato rituale, sia il Dio che il suo bastone sembravano avere la stessa aura luminosa. Fatto ciò, il Dio se ne andò. Il nostro popolo, orgoglioso di avere la più sacra delle reliquie, il bastone della propria Divinità, trasformò quessta stanza nel migliore reliquiario immaginabile, con decorazioni, tende, incensi, meccanismi mobili e altro ancora. Il popolo renderà sempre omaggio in eterno alla Divinità che ha dato fiducia alla nostra gente.

(Note di Prometeo: la dimensione del popolo rispetto alla divinità è la stessa dei precedenti disegni, ma non si capisce come siano arrivati a tutto ciò, dovremmo trovare l’ultimo pezzo per avere certezza sull’accaduto. Il bastone è chiaramente protetto da potenti incantesimi, infatti non riusciamo nemmeno a toccarlo)

 

Eppure, il bastone aveva qualcosa di strano. O meglio, qualcosa di familiare.

Non è chiaro se la consapevolezza fu raggiunta prima da Ronald, il menestrello, o se dal freddo Vladimir, il vampiro. Forse il pensiero venne prima a Prometeo, che era sì distratto, ma la cui memoria non lo ha mai tradito. Perfino Arghar, combattente, aveva prestato attenzione a quell’arma…

Non è chiaro a chi la consapevolezza arrivò per prima, ma in pochi secondi di osservazione a tutti fu chiaro perché quel bastone era così familiare. Il legno, la forma semplice e liscia, il colore, la dimensione, il dettaglio…

Il bastone che volteggiava sul piedistallo davanti ai loro occhi era identico al bastone impugnato da Kheratus, membro del concilio dei Maghi.

Concilio composto da cinque membri.

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2 Risposte

  1. Roland ha detto:

    Mi sa che qualcuno si è infilato in un casino più grande di lui XD
    e mi sa che per Prometeo sarà un bel casino vendicarsi del braccio tagliato…ma, come si suol dire, ogni finale di storia deve ancora essere scritto 🙂

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