Racconti di un demone

Il mio piano era semplice, eccellenza.

Perché non ha funzionato, mi chiedete?

Perché due stupidi umani hanno deciso di mettersi in mezzo ai miei piani. Me ne sono accorto quando hanno levato le mie frecce dal corpo dell’abominio, e quando lo hanno distrutto e seppellito. Li ho seguiti, fiutati, cacciati. Ho mandato contro di loro sia servi umani delle tenebre, che le nostre forze oscure. Nulla. Non sono riuscito a schiacciarli come le pestilenziali e schifose pulci che sono.

Allora ho deciso di intervenire di persona. Io, e il mio seguace più potente, il demone maggiore. Come, eccellenza? Chiedete il suo nome? Mi dispiace, ma non lo conoscevo nemmeno io. Infatti mi seguiva per timore, non per obbedienza. Avevo posto un legame tra me e lui. Ma alla mia morte, il vincolo è stato rotto… chissà dove si trova, adesso.

Comunque, io e il mio seguace li attaccammo di notte. Lo scontro fu epico, ma tutto stava andando per il meglio, per me. La solita farsa di apparente nobiltà d’animo aveva funzionato, e li stavamo affrontando uno alla volta… quando l’uomo in armatura mi attaccò. Era una mossa aspettata, certo, ma non avrei immaginato che fosse così abile. E anche il licantropo era totalmente fuori dagli schemi. All’improvviso la situazione si è ribaltata, e mentre il licantropo era riuscito a fuggire dal demone maggiore, ferito ma non ucciso, il guerriero, ormai debole ma ancora in piedi, continuava ad incalzarmi. Il licantropo aveva quasi raggiunto il suo equipaggiamento, quando accadde l’impensabile.

Due delle quattro forze primordiali sono scontrate. Il mio arco, e la spada del combattente. Tutto ci saremmo aspettati tranne che questo, eccellenza. Avreste mai solo pensato che una delle antiche lame potesse essere in mano ad un mortale? Mai mi sarei nemmeno immaginato una possibilità del genere. Nessuna delle due armi, come ben immaginerà, eccellenza, è sopravvissuta all’impatto. La spada si è frantumata, e il mio arco è bruciato.


A quel punto eravamo rimasti in due, e una nuova speranza mi pervase: io avevo ancora la spada e la daga, l’uomo solo lo scudo. Subito estrassi la mia lama, e iniziai a colpire… o meglio, tentai di farlo.

Non misi mai un colpo a segno.

Con violenza l’uomo mi afferrò, e mi spaccò brutalmente il cranio con il suo scudo.

Non ebbi nemmeno il tempo di maledirlo, che il mio corpo mortale si dissolse, e mi ritrovai qui da voi, eccellenza.

Si, eccellenza. Spero di avervi allietato con il mio racconto di malasorte, dolore e distruzione personale, eccellenza.

Come dite? Un sacrificio? Ora?

Bè, no no, ma…

Si, eccellenza. Certo, eccellenza. Come desiderate.

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