Kael’goran, cultista del Chaos

Certe volte alcuni uomini nascono con un’attitudine speciale. Nel caso di Urlan, figlio di Kireo, era la propensione al male. Al male puro, incondizionato e senza freni.

Quando gli altri bambini giocavano tra di loro, lui uccideva di nascosto animali del villaggio. Gatti, cani, galline o anche maiali, qualunque bestia per lui andava bene, pur di poter godere della sofferenza inflitta e dell’odore del sangue che, lentamente, iniziò a marcarlo. Tremenda era anche l’abilità con cui mascherava i suoi macabri divertimenti, e l’astuzia dimostrata restando sempre vicino al veterinario e al cerusico del suo villaggio. Mantenendo così attive queste frequentazioni, e lavorando anche lui (quando fu cresciuto) come cerusico e veterinario, nessuno sospettò mai nulla dell’odore di sangue che sembrava sempre seguirlo. Era una cosa strana, ma nessuno indagò. E quella fu la fine del villaggio.

Una notte, Urlan fece un sogno. Sognò sangue, fiumi di sangue, che straripavano gli argini di quello appariva un immenso corso vermiglio. Ciò che straripava sembrava disporsi in una figura. Prima comparve un cerchio. Subito dopo, una serie di simboli, e di linee intrecciate. Una ad una otto linee si crearono e si disposero come otto raggi all’interno del cerchio, disposti alla maniera della rosa dei venti. Insieme ad ogni raggio, nella parte corrispondente all’esterno della circonferenza vermiglia, compariva un carattere fiammeggiante, in una lingua che Urlan non aveva mai visto. Ogni apparizione era segnata dal dolore, come se quelle lettere rimanessero marchiate nella sua mente… e nella sua carne. Si svegliò, nottetempo, in un giacilio insanguinato, e con quelle lettere incise nella carne del petto. In un attimo, capì cosa doveva fare.

Le prime vittime furono i vitelli, con il cui sangue segnò il cerchio intorno al villaggio. La seconda vittima fu la sua carne, perché suo fu il sangue che versò per gli otto simboli arcani. Non vi fu bisogno di disegnare nessun raggio… essi apparvero insieme alle fiamme, alle urla degli abitanti, alla loro morte, e ad una figura.

Era alta, probabilmente più di tre metri. Il colore non era ben visibile, ma sicuramente era molto scuro. Due grandi ali attorniavano la figura, e un terzo braccio usciva dalla spalla sinistra, e sembrava terminare con una sorta di lama, forse una chela. L’odore pungeva di sangue, zolfo e putrefazione.

Sono passati molti anni dal primo incontro con uno dei principi dei demoni, e Urlan è maturato, nelle armate del Chaos. La sua attitudine alla magia è stata premiata, l’odore del sangue che porta lo rende famoso, e spaventoso, nelle menti dei suoi nemici. Le terre del nord hanno già combattuto contro distaccamenti della sua armata, spesso uscendone sconfitti.

Kael’goran, perché questo fu il nome che la volontà del demone impose, è un maestro delle arti demoniache. Padroneggia alla perfezione la sfera del fuoco e la sfera della morte, e sembra avere accesso ad incantesimi che normalmente sarebbero privilegio dei portatori dei marchi.

Il mutevole cambiamento, il tanfo della putrefazione e le sottili seduzioni, tutte forme di magia che riesce ad utilizzare. E il persistente odore di sangue da lui emesso, già dalla sua gioventù, spaventa tutti i suoi seguaci di basso rango.

Il segno del sangue, è forse da interpretare come segno del signore del sangue? Così come il suo controllo sulla magia degli altri tre signori?

E’ possibile che uno stregone, un cultista, un evocatore di demoni, racchiuda in se un dono da parte delle quattro divinità del Chaos?

I nemici delle tenebre temono la risposta, i seguaci degli dei oscuri la attendono con impazienza.

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