La “moralità” della magia nera, II

Lysander, gemendo, si risvegliò. Tutti i suoi compagni erano morti, e il silenzio, unito al tanfo dolciastro di morte e putrefazione che si sentiva nella stanza, non faceva presupporre ad alcun sopravvissuto. A parte lui.

La porta era chiusa, nessuno di loro era riuscito ad aprirla… eppure, la vedeva aperta.

Era come se la sua stessa esistenza si trovasse “gelata” tra due possibili universi, che riusciva perfettamente a scorgere ed osservare. Era come se, in quel momento, avesse realizzato che loro erano una persona sola. E riuscì a muoversi, a sedersi, e a guardarsi intorno come un’unica persona. Uno specchio, o meglio, quello che ne era rimasto, gli confermò che si trattava di una persona sola. Eppure perché da una parte si ricordava di avere una tonaca rossa da mago, e dall’altra di avere un semplice vestito da viaggio in cuoio? Perché ricordava due gruppi di amici diversi, ma era come se fossero sempre stati insieme? Incespicando, cercò di raggiungere la porta, senza riuscire a determinare se fosse aperta o chiusa. Le immagini si sostituivano non appena il suo occhio si spostava, ciononostante gli sembravano entrambe familiari. Da una parte le aveva osservate indossando una tonaca rossa, dall’altro degli anonimi vestiti da viaggio…

Bruscamente come era stato svegliato, le immagini si stabilizzarono. Il senso di disorientamento passò, così come il fastidio per l’acre odore di morte. Riconobbe perfettamente, nella luce che entrava dalla porta aperta, le sagome di tre suoi compagni… Ma quali? Un rapido esame bastò ad appurare a chi appartenessero le spoglie, e a farlo arrabbiare come mai si era arrabbiato prima. Le sue urla fecero tremare le pareti, e il suo giuramento di vendetta fu siglato con il suo stesso sangue. Per i vivi ci sarebbe stato tempo dopo… prima sarebbe venuta la vendetta. Con ogni mezzo.

Alla luce che entrava dalla porta aperta, il rosso del suo sangue, gocciolante sui suoi vestiti, si fondeva perfettamente con il nero della tonaca che indossava, e con il nero degli abiti sottostanti.

 

Per quale motivo alcuni personaggi sono più portati verso la magia nera piuttosto che altri? E’ questione di scelta, oppure no? In fondo esistono moltissime vie differenti all’interno dello studio e dell’applicazione della magia. Come mai, allora, alcuni personaggi sono così affini a questo lato “oscuro”?

La domanda è estremamente vasta, e a mio parere affrontabile a partire da due punti di vista: una riflessione introspettiva del personaggio, e una questione di ambientazione.

Il punto di vista introspettivo è forse più difficile da capire (perché entrano in gioco le idee del personaggio, e del giocatore) ma allo stesso tempo più facile (è stata una scelta). In questo punto di vista, il personaggio, per un qualche motivo, ha deciso di studiare con maggiore impegno, esercitarsi maggiormente (o simili) nella magia nera. E’ altresì possibile che la rabbia, l’odio, o semplicemente la determinazione (non per forza fredda e misurata) lo abbiano spinto a dedicarsi a questo ramo con una dedizione tale da far eccellere i risultati. In ogni modo, questo è il caso dove le alte capacità del Pg sono spiegate a causa del Pg stesso.

Il punto di vista dell’ambientazione spiega le grandi capacità del personaggio con un agente esterno allo stesso… E qui la fantasia è il leader incontrastato della situazione. La vastità di background e ambientazioni è tale che è difficile commentare tutto, ma possiamo fare alcuni esempi. Ad esempio, un bambino maschio primogenito nato sotto un segno particolare in una notte di luna nuova sarà una persona affine alla magia nera. Una bambina settimina che abbia il suo terzo compleanno nel giorno del solstizio d’estate, sarà affine alla magia nera. Un qualunque essere abbastanza forte da sopportare gli esperimenti di una casta segreta di adepti di divinità oscure acquisterà affinità alla magia nera, se già prima era dotato di talento magico. La magia nera è una “scuola” di incantesimi che viene insegnata a chiunque chieda, e come tale la “magia nera” diventa solo un termine burocratico. La “scuola” di magia nera viene insegnata a chiunque, ma può essere imparata solamente da coloro che abbiano una forte emozione nell’animo. La “scuola” di magia nera viene insegnata a chiunque, ma viene imparata solo da coloro che abbiano un forte peccato (pensiamo, ad esempio, ai peccati capitali) nell’animo, e coloro che rappresentino la Superbia sarebbero i signori incontrastati della magia nera.

Potremmo andare avanti per delle ore, e non basterebbero! Gli esempi in questo campo si sprecano, e citarli e commentarli tutti diventerebbe molto lungo.

In ogni caso, ricordate sempre che siamo in un gioco di ruolo, e lo scopo finale e ultimo è sempre quello di divertirsi. Se preferite giocare senza pensare a background, giustificazioni, storie e simili, giocate senza! Volete fare un mago nero buono, piuttosto che cattivo, portato solo in quello, meno portato ma con altre capacità, ecc… ? Fatelo, e senza preoccuparvi del background.

Io, personalmente, ho sempre preferito o preparare qualcosa, o giocare personaggi “fuori dal mondo” (ignoranti dell’ambientazione), per poter avere una storia da condividere (nel primo caso) o costruirmela attivamente (nel secondo caso). Ognuno è perfettamente libero, comunque, di seguire i suoi criteri. Il gioco di ruolo è bello proprio per la libertà dei giocatori. 😉

Come master, invece, personalmente ho sempre accettato i personaggi con o senza background, l’unica cosa che ho sempre chiesto è la coerenza. Un giocatore senza background non può presentarsi in mezzo alla partita, quando casualmente ai Pg farebbe comodo essere raccomandati, e dire “Ma io sono un mago, ho studiato con il grande maestro FrizzieSollazzi di Torrenuvola…”… cosa che puntualmente si trasforma in un test di raggirare (abilità), e non certo in un successo automatico per una questione importante di background inventata palesemente “ad personam” sul momento.

Ma anche qui, per fortuna, totale libertà, anche per il Master!

L’importante è avere alchimia con il gruppo, il resto… sono dadi!

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