Streghe, stregoni e diavoli

“Ritornando ai diavoli, essi operano artificialmente riguardo agli effetti di stregoneria e perciò senza l’aiuto di un altro agente non possono indurre alcuna forma accidentale o sostanziale. Poiché non diciamo che scagliano nemmeno in parte le stregonerie senza il concorso di qualche altro agente, perciò con un tale concorso possono indurre gli elementi reali di una malattia o di un’altra affezione, ma si vedrà in seguito come questi aiuti e l’uso di questi mezzi possano concorrere a produrre l’effetto di stregoneria con o senza i diavoli”

Questo scritto è un estratto del primo capitolo del Martello delle Streghe (“Malleus Maleficarum”), che a mio parere rende bene l’idea su come venissero considerate le streghe nel medioevo… Medioevo che durerà ancora pochissimi anni, perché la pubblicazione di questo libro (in Germania, Strasburgo) è stata fatta nel 1486-1487, a soli cinque anni dal viaggio di Colombo. Fa quasi impressione leggere che il manuale per eccellenza riferito alla caccia alle streghe e al rapporto da tenere con gli eretici sia stato scritto alla fine del quindicesimo secolo, ma questo rende l’idea su come fossero le cose a quel tempo. Non mancavano certo i riferimenti a opere per noi poco conosciute ma all’epoca famosissime (tra gli ecclesiasti), come il  “Directorium Inquisitorium”, un’opera del 1376 nella quale un inquisitore, Nicholas Eymerich, volle creare un riferimento per gli altri inquisitori, spiegando nel dettaglio come dovrebbe svolgersi un processo, come vadano trattati gli eretici o presunti tali, e definendo la stregoneria e spiegando come trattarla, il tutto supportato da esempi e citazioni di opere necromantiche con le quali l’autore era venuto in contatto nella sua vita. Quest’opera, per quanto “di qualità”, venne alla fine del quattrocento sostituita dal Malleus, anche se la caccia alle streghe non cambiò realmente di intensità.

Ma che cos’era, in realtà, una strega o stregone?

La strega, così come lo stregone, era la persona dotata di poteri occulti, non chiari alla maggior parte della popolazione, con i quali operare degli incantesimi o dei malefici, usualmente a danno delle altre persone. Quello che apparentemente potevano fare era andare “contro” le leggi naturali delle cose (e quindi le leggi divine) per far accadere cose che normalmente non sarebbero mai accadute. La particolarità di tutta questa situazione è il “contatto” con il diavolo. In pratica, nonostante una strega o uno stregone potesse operare un maleficio senza l’intervento diretto del diavolo (possibilità, non regola), in ogni caso questo contatto doveva esservi stato (nei famosi “Sabba”, ad esempio). Non serve certo che sia io a dirvi che la visione di una persona contattata e/o in contatto con il diavolo non fosse certo vista come persona positiva, bensì come intrinsecamente malvagia.

Che cosa rappresenta, invece, la strega o lo stregone in un Gioco di Ruolo?

“Gli stregoni creano la magia allo stesso modo in cui un poeta scrive le poesie, mediante un talento innato perfezionato dalla pratica. Non hanno libri, né mentori, né teorie: solamente potere grezzo che essi dirigono a loro piacimento. Alcuni stregoni sostengono che nelle loro vene scorre il sangue dei draghi e potrebbe anche essere vero; è risaputo che certi potenti draghi possono assumere forma umana e avere amanti umanoidi, ed è difficile dimostrare che un particolare stregone non abbia un antenato drago. Gli stregoni, inoltre, sono spesso di una bellezza straordinaria, di solito con un tocco di esotico che suggerisce una discendenza insolita. Altri ritengono che l’affermazione che gli stregoni siano parzialmente draconici sia un vanto privo di fondamento da parte di alcuni stregoni, o pettegolezzi invidiosi da parte di quanti mancano del loro dono.” 

Questa descrizione è stata copiata dal Manuale del Giocatore di D&D 3.5, e, per quanto la parte sue draghi e sulla “usuale bellezza fisica” siano relative all’ambientazione, la descrizione del loro potere magico è sempre stata quella. Un controllo naturale, istintivo, che va raffinato con la pratica e non con lo studio.

Lo stregone fantasy è dotato di capacità magiche, ma anche la strega o lo stregone medievale. La differenza è che quello che è un dono o un pregio in un contesto, nell’altro viene innanzitutto considerato non naturale (ma come conseguenza di un qualche contatto con il demonio), e in secondo luogo come una cosa maledetta e da epurare, stroncare o comunque rendere inoffensivo. In alcuni contesti (come D&D) si parla di un ipotetico remoto contatto con dei draghi, ma non è certo la stessa cosa del contatto con il diavolo di uno stregone medioevale. Mancando questo contatto, lo stregone fantasy può ovviamente avere un qualunque allineamento, e soprattutto può porsi rispetto alle altre persone come preferisce, non c’è un vincolo che lo costringa ad essere buono o cattivo. Non è così per il medioevo, dove il contatto malvagio portava sempre ad una conclusione di spirito malvagio.

Un punto interessante rispetto a tutto ciò è la “magia”. Nel mondo medioevale (o meglio, nel mondo medioevale desiderato dalla chiesa) la magia non esiste. Quindi, al comparire di una persona dotata all’apparenza di capacità magiche, la paura e le reazione violente possono essere immaginate (ancora di più se, avendo qualche conoscenza sul meccanismo inquisitorio, si capisce perché la reazione fu violenta e rapida). Invece, in un mondo fantasy, la magia è usualmente nota e conosciuta, anche se pochi hanno il dono necessario a poterla controllare. A questo punto, usualmente, la reazione popolare (e elitaria degli studiosi) quasi sempre è più di curiosità e rispetto, piuttosto che paura incondizionata e reazione violenta. Non che non possa succedere, ma non è la reazione “tipica”.

Grazie a tutti della lettura, e a presto!

 

NOTA: mi rendo perfettamente conto di non aver affrontato il discorso sulla “pecunia” che muoveva la maggior parte dei contesti inquisitoriali, così come non ho toccato la questione del potere e del predominio della linea di pensiero della chiesa. Non ne ho parlato volontariamente, dato che lo scopo di questo articolo era fare una discussione e confronto tra i due “Background” relativi ai personaggi, e non una disquisizione sull’inquisizione medioevale.

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6 Risposte

  1. Cary ha detto:

    Grazie di aver scritto quest’articolo e complimenti per il bel lavoro. Proprio in questi giorni volevo approfondire l’argomento inquisizione e magia nel medioevo, per via di un capitolo molto interessante del libro di psicologia che sto studiando. Ho letto che varie forme di patologie di cui all’epoca non si sapeva nulla (si faceva l’esempio dell’epilessia) erano state subito associate alla magia e alla figura del demonio . Volevo chiederti una cosa, dato che so che sei informato…come reagisce un inquisitore da gdr a una malattia mentale? La considera magia, possessione demoniaca, fatto inspiegabile, o ha conoscenze sufficienti per rendersi conto che si tratta di una malattia? O più in generale, com’è considerata una demenza in un gdr? Forse è una domanda un po’ scema, ma devo ancora capire quanto si differenzi il medioevo fantasy da quello reale, perchè per diverse cose il gdr è più moderno.

    • lherian ha detto:

      Domanda difficile, perché prettamente legata all’ambientazione usata nel gioco. Il problema è che esistono moltissimi medioevi fantasy diversi, e non dico che in ognuno di essi ci sia un’interpretazione diversa, ma quasi.
      Inoltre spesso (non sempre, ma spesso) cambia il concetto stesso di “inquisizione”. Nel medioevo l’Inquisizione era un’istituzione ecclesiastica costituita per esaminare, processare e punire i professanti teorie eretiche rispetto al cattolicesimo. Successivamente ha iniziato anche a combattere la “stregoneria”, intesa come espresso nell’articolo.
      Concetti come questi mediamente non sono applicabili in un contesto politeista. Dove esiste un pantheon di divinità (spesso buone, neutrali e cattive, magari con altri gradi ancora di divisione come legali o caotiche, come fa D&D) il concetto di “dottrina eretica” è estremamente più sottile, anche se può ancora esistere. Inoltre, non essendo viste le streghe (almeno non mediamente) come seguaci del demonio, quale motivo li spingerebbe ad attaccarle così ferocemente?
      Ancora più complesso il discorso riguardante le malattie mentali.
      In un’ambientazione potrebbe essere conosciuta come malattia (in fondo, se esistono chierici capaci di riportare in vita persone morte da anni, è così improbabile saper curare una malattia del genere?), altri la riconoscerebbero ma non sarebbero in grado di curarla (a differenza di una morte in battaglia, che sarebbe una cosa “innaturale” per lo sviluppo ed invecchiamento del corpo), altri la prenderebbero per punizione divina (e perché non dovrebbe effettivamente esserlo? e se gli dei intervenissero anche nella vita quotidiana?), altri per maledizione od incantesimo, o altri ancora non saprebbero spiegartelo.

      Mi dispiace di non essere stato granché chiaro, in pratica non ho risposto alla tua domanda, ma il problema è che la reazione di un organo istituzionale non univocamente definito, ma dipendente dal contesto… temo sia un po’ oltre la risposta ad un commento… Ma un ottimo argomento per un articolo! Cercherò di scrivere al più presto un articolo al riguardo. ^^

      • ThePreserver ha detto:

        Come ha saggiamente suggerito lherian, il concetto di “eresia” può essere completamente compreso in una situazione di strapotere di una singola istituzione religiosa. L’eresia (o anche senza buttarci sull’eresia, semplicemente le differenze dottrinali) esiste come deviazione rispetto alla corrente principale di una religione e, si noti bene, molto raramente l’eresia viene riconosciuta e punita al di fuori di un contesto più politico che religioso. Le primissime eresie storiche sono state oggetto di persecuzione a causa del loro ruolo di disagio “sociale” non di disagio religioso, perchè al tempo società e religione erano una coppia diabolicamente interessata.
        Ora, l’unico contesto fantasy in cui mi possa venire in mente un’eresia giustificabilmente presente è quello di stati/città/imperi dominati da un singolo culto che ripudia tutti gli altri e si proclama come unico ed irrinunciabile (ad esempio, per chi conoscesse, l’Era della Potenza in ambientazione Dragonlance non era poi troppo diversa). Gli altri casi sono più che altro riferiti a differenze dottrinali in culti più piccoli (ma ugualmente importanti, ricordiamo che l’esistenza degli Dei nelle ambientazioni fantasy raramente è messa in dubbio).
        Per quanto riguarda le malattie: è vero che i chierici possono far tornare in vita le persone dalla morte, ma è anche vero che spesso, a meno che non siano dei santi, si fanno pagare fior di milioni per farlo. In ogni caso le malattie sono una presenza decisamente più aleatoria che non nel mondo reale, anche se non in tutti villaggi c’è un chierico e non tutti i chierici sono disposti a curare le malattie. Come ha detto lherian, comunque, dipende dall’ambientazione e questo di solito è un fatto imprescindibile.

      • Cary ha detto:

        Grazie, invece sei stato chiaro! Scusa, in effetti la mia domanda richiedeva una risposta molto ampia, ma sei stato esauriente. L’articolo comunque ci sta lo stesso, se hai voglia^^ grazie ancora!

      • Cary ha detto:

        Grazie, invece sei stato chiaro! Scusa, in effetti la mia domanda richiedeva una risposta molto ampia, ma sei stato esauriente. L’articolo comunque ci sta lo stesso, se hai voglia^^ grazie ancora!

  2. Cary ha detto:

    Scusate i due commenti, non me n’ero accorta…. Erano rivolti a Lherian

    @ThePreserver: ringrazio per le precisazioni, adesso ho un’ idea più chiara. Ero curiosa perchè apprezzo le “leggi invisibili” del gdr, ma non è sempre facile capire fino a che punto si segua una certa logica. Poi varia da partita a partita e da sistema di regole ecc..ma avendo provato un solo sistema mi chiedevo cosa accaddesse negli altri . ..E soprattutto non conosco il mondo degli inquisitori.. Sebbene per un motivo o per l’altro abbia costantemente a che fare con loro! Grazie ancora!

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