“Ravnica” & riflessioni sul Background

Ripensando a delle partite concluse da tempo, non posso che ricordarne una che mi aveva veramente colpito. E’ durata pochissime sessioni, ma è stata piena di intrighi e suspance. Degno di nota il master che ha (a mio parere) reso realmente bene l’ambientazione che ha deciso di usare. Direttamente dal mondo di Magic, ecco a voi

Ravnica,

city of guilds

L’idea del master è stata tanto semplice quanto geniale: ambientare la breve partita interamente nella famosa (più o meno XD) città delle gilde, un enorme e vasto conglomerato urbano dove ogni tipo di alleanza si scontra con le altre. La ciliegina sulla torta è stata, a mio parere, la sua decisione di farci rendere conto di dove ci trovassimo solo giocando (non abbiamo avuto nessun briefing in poche parole XD). La cosa, avendo noi preparato dei personaggi sulla base di un’altra ambientazione, ha creato subito un’enorme serie di divergenze tra i personaggi e il “mondo”, molto più arcuate di quelle “standard” che talvolta colpiscono il Pg. Un esempio lampante è stato il mio personaggio, un necromante (ah, il mio amore per la necromanzia <3) umano, un po’ ironico e sarcastico, ma uomo di parola e combattente onorevole. Come classe e come capacità di personaggio venivo spesso affiancato o avvicinato da membri della gilda Golgari (nero/verde), ma come ideali di sviluppo del personaggio, cercavo sempre la compagnia o cercavo di avvicinare membri della gilda Boros (bianco/rossi).

Potete benissimo immaginare cosa sia successo in seguito a ciò XDXD

Ancora una volta, parlando di questa partita, arriviamo ad un punto trattante “l’originalità” del background o dell’ambientazione. Questa volta abbiamo l’occasione di parlarne secondo un punto di vista diverso, ovvero “quanto debbono sapere i giocatori dell’ambientazione?”. La risposta, a mio parere, non è così scontata come quella della stessa domanda riferita al master. Un master deve conoscere il più possibile un’ambientazione per poter ambientare una partita in essa… ma i giocatori?

(nota: si sta parlando di giocatori, e non di personaggi. Questo principalmente perché quanto un personaggio possa o non possa sapere dipende da molti fattori, ma principalmente dal personaggio! Un barbaro rozzo, analfabeta, ignorante e con un quoziente intellettivo sotto le scarpe indubbiamente avrà molte meno conoscenze generali sul mondo di un mago od un chierico colti ed istruiti)

Esistono moltissimi punti di vista riguardo a ciò. Alcuni dicono che i giocatori non dovrebbero sapere nulla e scoprire tutto giocando, altri che più i giocatori sanno, meglio riusciranno ad andare avanti nella storia e nel mondo. Altri forniscono solo le informazioni di base, altri non forniscono le informazioni basilari ma altre, superflue come conoscenza, ma intriganti o comunque interessanti, e quindi che aiutino il gruppo ad avanzare (o iniziare) nella storia. E molti altri modi ancora!

La mia idea (ma sottolineo ancora che è un’idea personale) è che un giocatore dovrebbe avere, in partenza, le conoscenze di base del mondo in cui gioca. Poi se volesse avere informazioni in più, io sono sempre pronto a chiacchierare per delle ore dell’ambientazione di una partita, o a far leggere libri o testi di riferimento, guardare film (si pensi a “Matrix”), e via dicendo. ^^ Ma, secondo me, la parola finale dipende da quello che il gruppo e il master si trovano più propensi a fare.

Comunque, anche se l’impostazione usuale delle mie partite vede i giocatori a conoscenza delle basi del mondo, è anche vero che più volte ho condotto sessioni (come master) dove volutamente avevo lasciato completamente all’oscuro di tutto i miei (poveri) giocatori. Questo con lo scopo voluto (da tutti, non solo da me!) di aumentare l’immedesimazione dei personaggi con i giocatori, in quanto entrambi stavano scoprendo le cose mano a mano che la partita procedeva. Ma, come ho detto prima, la parola finale (a mio parere) dipende sempre dalle persone che partecipano alla partita. ^^

Concludo ringraziando ancora il master di quella partita a base “Magic”, che, nonostante la brevità, resterà impressa nei miei ricordi. Grazie di avermi fatto giocare quella bella partita!

A presto!

 

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