Introduzione alla Necromanzia

Nei miei studi mi è capitato più volte di incontrare l’ingombrante presenza della “necromanzia”, e reputo quindi di dover fornire al lettore una descrizione quanto meno sommaria dell’argomento. Recentemente mio fratello Lherian mi ha portato una copia di un testo molto interessante trattante l’argomento, solo che era tremendamente danneggiato (pare che abbiano tentato di bruciarlo pagina per pagina). Riporto qui, ricopiate di mio pugno, tutte le parti leggibili del capitolo introduttivo, sperando che possano essere utili agli avventurieri che affronteranno la nonmorte.

Preciso che, nonostante il nome dell’autore del testo ci sia pervenuto, ho preferito (per ovvi motivi) non renderlo noto, e prego chiunque ne sia a conoscenza di mantenere il segreto.

Con la speranza che tutto ciò possa servire,

vostro

Arthurus

 

[…]

 

La necromanzia è l’arte che consente di riportare in “vita” i morti e di piegarli al proprio volere.

Il riportare in vita, però, non deve essere inteso come “resuscitare” un morto. Lo scopo della necromanzia non è il ritorno alla vita, ma piuttosto l’animazione dei cadaveri (se praticata a livello basso), la creazione di costrutti (se praticata a livello medio) o la coercizione di fantasmi o spiriti, anche dentro corpi materiali (se praticata a livello alto) atti a ricevere uno spirito, e quindi una vera essenza. Ultimo scopo, ed indubbiamente il più nobile, è sicuramente la cap[ …]

Seppur di questi diversi usi, e di molto altro ancora, si parlerà più nello specifico all’interno del libro, nell’introduzione è meglio sfatare diversi miti sulla necromanzia.

Innanzi tutto, quello che probabilmente è il peggiore. Qualcuno si ostina a dire che la necromanzia sia un’arte neutrale, e che sia il suo utilizzatore a decidere se usarla per il bene o per il male… Questa è veramente una grossa sciocchezza. Come può non essere reputata oscura un’arte che sfrutta gli altri esseri morti a proprio piacimento? E ben venga la necromanzia come arte oscura! Sappiamo tutti che le forze delle tenebre sono tendenzialmente più violente di quelle della luce, noi forze della notte non abbiamo infantili paure o superstizioni ad usare tutto il nostro potere, e ben sia accolto lo sfruttamento di cadaveri e morti, tra le nostre truppe e tra quelle del nemico.

Molti altri sostengono, inoltre, che l’uso prolungato della necromanzia porti ad essere un morto vivente a sua volta, anche di livello più evoluto di quello dei più elementari nonmorti, ovvero mantenente una coscienza di se ed intelligenza. Su questo fatto non posso esprimermi, essendo io già superiore a questo stadio, ma ho sempre reputato questa voce decisamente infondata. Il fatto che molti, tentati dal potere e dall’immortalità, scelgano questa strada per ottenere una sorta di “esterna esistenza” è un altro punto di vista, che non tange effetti collaterali dell’utilizzo della necromanzia. Questo, ovviamente, escludendo la più basilare delle conseguenze, e cioè la te[…]

Cose invece vere sono le leggende che trattano i nonmorti, o meglio le loro descrizioni. Effettivamente, le truppe più elementari di un necromante sono tutti cadaveri rianimati o scheletri barcollanti, in base al grado di decomposizione al momento di lancio dell’incantesimo. Entrambi sono più forti di un essere umano medio, ma la loro somiglianza finisce li. Lo scheletro è solo leggermente più scoordinato e di poco più lento di un essere umano medio, benché non riesca a correre o a compiere movimenti veloci. È però più resistente, ed usualmente ignora quasi ogni colpo che non sia in grado di staccargli un arto o che lo colpisca alla colonna vertebrale. Lo zombie, il cadavere rianimato per antonomasia, è invece estremamente più resistente dello stesso corpo ai tempi della vita, e per essere fermato usualmente deve essere fatto a pezzi o decapitato. Nel caso venga decapitato esso non rimane distrutto, ma perde ogni spirito di combattimento. Sebbene sia più robusto di uno scheletro, uno zombie è estremamente lento. Non riuscirei mai a definire a parole quanto siano lenti. Questo li rende, inverosimilmente, più facilmente affrontabili degli scheletri.

Un’altra leggenda dice che è ugualmente difficile rianimare uno scheletro, uno zombie, un costrutto od un drago. Senza entrare nei dettagli, sappiate che non è affatto così. Uno zombie è estremamente facile da evocare, e seguono in difficoltà scheletri, spiriti, costrutti, ombre, draghi e simili. Personalmente reputo adeguate le potenzialità di que[…]

Sono invece vere le leggende che narrano di epici scontri tra necromanti per il controllo di un potente non morto o di un gran numero di inferiori. Infatti, i morti evocati sono totalmente fedeli al loro evocatore… a meno che un altro necromante più forte non riesca a prenderne il controllo. Anche qui, la difficoltà di evocazione si ritrova identica come acquisizione del controllo, con anche la difficoltà ulteriore di dover superare il controllo del necromante che per primo ha rianimato quello specifico corpo.

[…]

(autore non riferito)

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