La Bussola d’Avorio – ???

 

Una logora figura sedeva solitaria nella notte, davanti ad una peculiare struttura in pietra.

Ragionava a voce alta, la sua voce come portata dal vento, un lieve sussurro proveniente da più direzioni. Un orecchio attento avrebbe anche percepito due timbri ben distinti, come se due persone diverse parlassero all’unisono, e tuttavia in perfetta coordinazione.

 

“Io penso, quindi sono.

Ma chi sono?

Io… sono una ferita.

Una frattura.
Un’amputazione.
Una parte di uno.

Io… sono Ombra.”

 

La figura si alzò.

 

I suoi aggraziati quanto impossibili movimenti non avevano niente di umano.

 

“Ancora.
Ancora?

Perchè?

PErCHè??

PErCHé?!”

 

L’Ombra non lo sapeva.
Ricordava di averLo cacciato.

Di averLo inseguito per le terre di Luce, Colore e Caldo.

In quei momenti non capiva, non sapeva… non pensava.
Solo una cosa aveva importanza allora.

 

“La Fame.”

 

Aveva realizzato il significato di quella sensazione solo dopo che Lo aveva perso.

Il suo Tutto.

 

“Poi però l’ho trovato.”

“Ed era BUONISSIMO.”

 

Sapeva di Colore, e di Gioia, e di Sangue, e di Miseria, e di…
Sapeva di tutto!

…ma non del Suo Tutto.

 

“…”

 

Quando l’Ombra capì, il sapore di Rabbia riapparve intenso fra le sue labbra.

 

“Ancora… DiVIsO.

Ia Fame è placata, ma dal Tutto sbagliato!

Io… NOI siamo DUE!”

 

Le due voci urlarono il loro dolore alla notte.

Ora sapevano.

La loro stessa esistenza era stata sancita dalla loro unione.
Se fossero diventati Uno adesso, l’Ombra avrebbe cessato di esistere.
Condannati a rimanere incompiuti per l’eternità.

 

Capitò poi qualcosa d’insolito.
Il sapore della Speranza si fece strada fra le labbra dell’Ombra.
Entrambe le voci si fecero decise, forti.

 

“Il nostro Equilibrio è precario.
La nostra Armonia, spezzata.”

 

La figura cominciò a mutare.
Il silenzio della notte fu per qualche minuto coperto dall’inquietante rumore di ossa rotte e viscere lacerate, mentre la creatura si costringeva in una forma decisamente più umana.

 

“Eppure siamo ancora in piedi.”

 

Al posto dell’Ombra si ergeva ora un gracile vecchio dalla marcata calvizie, con indosso una consumata tenuta da viaggio ed un logoro mantello di pelle.
Nella mano sinistra reggeva un semplice bastone, su cui appoggiava vistosamente il proprio peso.

Il vecchio si avvicinò faticosamente a quello che doveva essere il fronte della struttura, quindi percosse con ritmica precisione il terreno.

Un lampo di luce squarciò il cielo, illuminando momentaneamente l’intera valle e rivelando l’inumano paesaggio.

 

 

“Che la seconda Caccia abbia inizio.”

 

 

 

 

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