Affrontare il Clichè: L’inizio in taverna

 

L’inizio in taverna.

 

Sono pochi i clichè più famosi, antichi e potenti del buon vecchio “Siete in una taverna”.
E per quanto un tale inizio sia effettivamente scontato e possa far sbuffare i giocatori più incalliti, viene comunque spesso utilizzato.

Perchè?
Per la sua validità, ovviamente!

Sarebbe irrealistico e strano fare amicizia all’improvviso con perfetti sconosciuti, no?
Non in taverna!
Un luogo di svago è la scusa perfetta, un ottimo modo per permettere ai giocatori di presentare indirettamente il proprio personaggio senza che la prima sessione sembri un ritrovo di alcolisti anonimi.

 

“Ciao a tutti, sono Birradil e nella vita faccio il nano guerriero ubriaco.”
In coro: “Ciaao Birradil.”

 

Tuttavia, per quanto estremamente efficace, il classico inizio in taverna può lasciare l Master e Giocatori insoddisfatti, con una punta di amaro in bocca.

Quest’immagine vi ricorda qualcosa?

Questo proprio perché la sua efficacia come incipit ne ha causato il sovra-utilizzo, ben prima che nel GdR, in letteratura e successivamente nelle opere cinematografiche.

Il GdR è prima di tutto un’esperienza creativa, personale ed interattiva, dipendente non solo dal volere del narratore ma da quello di tutte le persone sedute al tavolo. E’ chiaro quindi come “il solito inizio” possa sembrare un passo nella direzione sbagliata, sopratutto se l’avventura vuole essere la partenza di una grande ed epica Campagna.

Tuttavia, non si può negare che ci sia anche qualcosa di attraente nel clichè della taverna.

Una sorta di singolare stabilità, un inside-joke degli universi fantasy, un momento in cui lettore, spettatore e giocatore si ritrovano insieme a sogghignare quando libro, film o narratore nominano la parola “Taverna”.

Perché in un fantasy, la taverna è un luogo d’incontri fortuiti, di improbabili coincidenze, di innumerevoli possibilità. In un fantasy, la taverna è un luogo magico.

Quindi, invece di cercare un’alternativa (ndr: scelta nel caso comunque valida!), l’articolo di oggi vuole portare due modi non standard per iniziare una partita di GdR con la frase: “Siete in una taverna”.

 


 

1. Siete in una taverna, ma… in realtà è un’Illusione Mentale.

Questo incipit sfrutta proprio l’inizio in taverna in quanto classico clichè.

Si lo so, ma io adoro le battute scontate.

I personaggi si ritrovano in una taverna, come sempre. Troveranno anche un generico oste, un generico cantastorie, dei generici avventori, che se avvicinati risponderanno vagamente alle loro domande, ripetendosi spesso e utilizzando le stesse identiche frasi.

Alla presenza di un clichè così forte, un Master può giocare sull’accettazione passiva dei giocatori di trovarsi già in una realtà simulata.

Solo che, prima o poi, a qualcuno verrà in mente di chiedere, ad esempio, “Ma dove siamo? Come sono arrivato in questa taverna?”, ottenendo in risposta solo memorie confuse accompagnate da una bruttissima sensazione.
O forse un personaggio cercherà casualmente di uscire per un qualsiasi motivo, aprendo la porta e ritrovandosi ad entrare nuovamente nella stessa taverna.

In ogni caso, capiterà (o farete capitare 😆) qualcosa di particolarmente anormale, che sveglierà i giocatori dalla loro passiva accettazione del clichè.

Questo è il segnale.
La realizzazione dei giocatori implica anche quella dei personaggi.
Ora oste e avventori sembreranno finti anche di aspetto, cibo e bevande avranno sapori strani o inesistenti, e la musica del cantastorie risulterà goffa, ripetitiva.

Lascio alla vostra creatività decidere come i personaggi riusciranno a liberarsi dell’Illusione, e alla vostra crudeltà l’eventuale punizione se non ce la faranno da soli.
Il gruppo dovrà quindi fare i conti con la reale situazione in cui si trova, probabilmente per niente rosea visto che qualcuno si è preso la briga di imprigionare le loro menti in un’Illusione.

O alternativamente, potete fare La Trollata™.
Ovvero, soprattutto se la loro linea d’azione per liberarsi dall’Illusione è stata sfasciare ogni singolo mobile della taverna, possibilmente in testa all’Oste, informarli, la mattina successiva, che non c’è mai stata nessuna Illusione, solo delle persone molto ubriache che adesso devono rispondere di diverse accuse. 😀

 


 

2. Siete in una taverna, ma… ci siete solo voi, e l’Oste esce urlando dopo avervi lasciato in mano l’Atto di Proprietà.

Questo incipit sfrutta un’enorme sopresa iniziale e lascia immediatamente la storia nelle mani dei personaggi.

Ora avete una taverna! Gratis!
Per quale motivo però l’Oste avrebbe dovuto “regalarvi” la sua attività?
E soprattutto, perché è uscito urlando a quel modo?!

Signore e signori Master, vi presento il vostro migliore amico ed alleato: le decisioni dei Giocatori.

Una struttura decisamente accogliente!

E’ chiaro che la Taverna avrà un Problema con la P maiuscola, talmente grosso da aver spinto il suo proprietario ad abbandonarla alla prima buona occasione.

Potrebbe essere infestata da una potente creatura, o potrebbe essere maledetta. L’Atto di Proprietà potrebbe avere un ruolo importante, risultando addirittura magico se osservato con le giuste capacità.

I giocatori dovranno decidere in che modo approcciare questa bizzarra situazione.
Il mio consiglio è di costruire le successive vicende intorno alla loro scelta, anche se questa si rivelasse essere un rifiuto di entrare, indagare o avere anche solo a che fare con la loro “nuova ed assolutamente non sospetta Taverna”.

Potrebbero ad esempio distruggere o buttare l’Atto di Proprietà, ritrovandolo in seguito completamente intatto nel loro zaino.
Oppure dopo aver abbandonato la struttura e la città in cui l’hanno trovata, potrebbero incontrare una creatura inumana che sostiene di essere “Il Proprietario”, e scoprire che in realtà il loro era un Contratto d’Affitto, e non di Proprietà.

O alternativamente, potete fare La Trollata™.
Ovvero, passato sufficientemente tempo, potreste far notare ai Giocatori che per le città girano ultimamente dei manifesti con le loro facce, in cui sembrano essere accusati di una semplice colpa: evasione fiscale.

Certo che ci sono le tasse sugli immobili nei Fantasy!
Non lo sapevate?
Beh, lo sapete ora!

Ah e le guardie vicino a voi sembrano palesemente insospettite dalla discreta somiglianza fra il vostro viso e quello dei fogli che tenete in mano? 😀

 


 

Ed eccoci alla fine.

Spero che l’articolo vi sia piaciuto, e che il Dio del GdR benedica le taverne e tutte le storie che hanno avuto inizio grazie a loro! 😆

 

 

 

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3 Risposte

  1. Mr. Mist ha detto:

    Nella mia esperienza di master, una mini campagna, anziché iniziare, terminava in taverna, almeno in uno dei possibili finali previsti, lasciando ai personaggi l’inquietante dubbio di aver vissuto una specie di sogno collettivo… o forse no!

    • Orthega ha detto:

      Beh avvenimenti inaspettati e misteriosi sono cose che adoro nel GdR, sia come giocatore che come master, quindi non posso fare a meno di approvare l’idea (ed essere curioso sul resto della campagna e su come sia finita).

  2. Mr. Mist ha detto:

    Era: “La casa sulla Collina del Grifone” vecchia avventura TSR per Ravenloft, con antagonista Strahd Von Zarovich ed ovviamente alla fine il party riusciva ad avere la meglio sul vampiro. Siccome ai tempi erano usciti molti giochi in cui i finali erano multipli a seconda delle scelte avvenute durante il gioco, io avevo creato un epilogo diverso a seconda del personaggio, che, secondo i giocatori, era stato quello più riuscito.
    I finali andavano dal: rimanere bloccati nel Semipiano del Terrore – tornare a casa felici e contenti – ascendere nel Paradiso degli eroi o quello del risveglio traumatico nella taverna con accanto al gruppo il rubino di Strahd ed una sua lettera in cui prometteva di tornare a vendicarsi…

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