Magic – The Gathering: La Scommessa di Johan, IV

 

Sapete qual’è il problema più grosso dei giocatori d’azzardo?
Non sanno mai quando smettere.

 


 

Il sergente Johan, riverso a terra in una pozza del suo stesso sangue, aspettava con calma la sua seconda occasione.

Sentiva le proprie forze venir meno, ma non si sarebbe lasciato scivolare nella dolce incoscienza proprio adesso. Non quando aveva ancora una chance di rimediare al suo errore di valutazione.

Ai soldati spetta darsi da fare.

 


 

Poteva sentire il loro dolore.

Avrebbe ucciso il secondo umano davanti agli occhi del primo, per poi lasciare che soffrisse per bene fino all’ultimo respiro, e quindi consumarne l’essenza.
La sua anima, intrappolata per sempre in un vortice di disperazione.

Quanto aveva desiderato questo momento.

 


Lisa aveva solamente una sicurezza.

Non era ancora morta.

La creatura le strattonava malamente la testa, ma ciò era un bene: il dolore continuo la teneva sveglia, e finché era sveglia poteva pensare.
Non si sarebbe lasciata uccidere così.
Avrebbe fatto qualcosa, qualunque cosa.

Doveva solo capire cosa.

 


 

L’Ombra raggiunse Johan, quindi lasciò il soldato cadetto… e si fermò, come se stesse studiando il sergente ferito.

 

L’aria stessa sembrava immobile.

 

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Una flebile risata, calma e divertita.

Una voce orribile, un insieme di rantoli di morte, grida soffocate e lame stridenti, sussurrò qualcosa all’orecchio di Johan.

“Povere patetiche creature… cosa pensavate di fare?”

L’Ombra voleva parlare.
Oh Santa Serra, menomale, voleva parlare!

Io posso percepire la vostra paura, il vostro dolore, la vostra lurida vita.
Non avevate speranza… non l’avete mai avuta.”

Johan fece appello ad ogni singolo grammo di forza rimastagli in corpo.

“Ah… si…?”

L’Ombra sentì la sofferenza nella voce del sergente.
Raggiante, lo sollevò e lo girò verso di se, per guardarne lo sgomento negli occhi.

Si trovò invece davanti a sprezzante determinazione.

Il Vetracciaio vibrò di luminosa intensità mentre la luce si rifletteva sui contorni della spada corta.

 

“Percepisci QUESTO!”

 

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Johan non aveva impresso abbastanza forza.

La sue ferite erano troppo profonde.
Aveva perso troppo sangue.

In fondo al cuore sapeva benissimo che il suo corpo non avrebbe mai avuto la forza di farcela.
L’arma si era conficcata in profondità nel torso della creatura, ma non a sufficienza.

 

Con un urlo, questa volta di genuino dolore, l’Ombra colpì implacabilmente la figura già martoriata del sergente.

Il sangue sgorgò a fiotti.

Non era possibile, messo per la seconda volta alle strette da un lurido, schiFOSO, PATETICO UMANO!!
Furibondo e dolorante, la creatura si voltò verso il pantano di Caligo, per attingere alla fonte del suo potere e ripristinarsi.

 

Lisa non aspettava altro.

 

Miracolosamente in piedi per semplice forza di volontà, le mani trovarono immediatamente l’impugnatura dell’arma, ancora conficcata nel torso dell’Ombra.

Con tutte le proprie forze concentrate in quest’ultimo azzardo, il soldato fu in grado di pronunciare un’unica parola, che scelse con estrema cura.

 

“Fottiti.”

 

Sotto la sollecitazione ed il peso del cadetto, l’arma trapassò completamente la sbalordita creatura, che ebbe giusto il tempo di realizzare la propria sconfitta prima di dissolversi in un agghiacciante vortice di urla, ombra e polvere.

Lisa crollò nuovamente a terra.
Ferita e senza forze, ma viva.

Poi vide il suo sergente.

Gli occhi vitrei, il corpo quasi separato a metà, egli giaceva poco vicino ai miseri resti di quella che un tempo era stata un’Ombra Terrificante.

Aveva perso la vita.
Non aveva invece perso il sorriso.

 

 

L’uomo aveva sempre saputo che il suo corpo non avrebbe mai avuto la forza di farcela.

La scommessa di Johan era sempre stata su Lisa, fin dall’inizio.

 

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