Magic – The Gathering: La Scommessa di Johan, III

 

Tutto sarebbe stato deciso nel giro di pochi secondi.

 

Due colpi perfetti raggiunsero l’Ombra in perfetta sequenza, squarciandone la forma.

La creatura, concentrata sulla carica del sergente, fu colta di sorpresa dal cadetto sul lato sinistro, e ciò ne destabilizzò la guardia a sufficienza da permettere all’affondo di Johan di trafiggerla all’altezza del torace.

Dopo un profondo urlo di dolore, si contorse e… lacerò il torso dell’uomo con tale forza da scaraventarlo una decina di metri più lontano.

 

 

L’Ombra sapeva.

 

Non solo aveva percepito il cadetto ben prima di raggiungere il limitare della palude. Si era persino avvicinata silenziosamente, ed era stata ad un passo dal consumare la vita di quel misero, minuscolo mortale.
Poi aveva notato la fonte del suo Odio, la ferita da lei inferta ed un sorriso di speranza dipinto sul suo volto.

No.

Una morte veloce sarebbe stata equivalente ad ammettere una sconfitta, non l’avrebbe soddisfatta.
Avrebbero sofferto. Entrambi.

Ed ora che non era più necessario fingere, l’Ombra rideva di gusto: una risata crudele e beffarda.

 

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Il cadetto cercò di mantenere la calma, nonostante niente fosse andato secondo i piani.

Addestramento e istinto di sopravvivenza le diedero la spinta che le serviva.
La sua mente marziale schiacciò il terrore nell’angolo più remoto, e la scarica di adrenalina impedì al suo corpo di bloccarsi di fronte all’inaspettato.

Se Lisa avesse esitato anche solo un secondo, avrebbe perso arma e relativa mano.

E questo non aveva alcun senso.

L’Ombra avrebbe sicuramente potuto ucciderla, ed invece aveva optato per un colpo si menomante, ma non immediatamente mortale.
Non aveva nemmeno finito Johan, che ora arrancava disperatamente verso un piccolo conglomerato di alberi ancora verdi, lasciando dietro di se una discreta scia di sangue.
Poi collegò ghigno ed atteggiamento della creatura, che si avvicinava ondeggiando lentamente, aspettando una sua reazione.

Le ricordava il gatto che aveva a casa.

 

“Ah. Gioca con il cibo.”

 

A differenza della creatura, il cadetto non fu per niente contenta di aver realizzato cosa stava succedendo, ma non si perse d’animo.
Tuttavia coraggio e forza di volontà non bastarono a difenderla quando la mostruosità fintò una spazzata alle gambe per poi colpire da un angolo impossibile torso e volto di Lisa, che rovinò malamente a terra.

Lottando per non sprofondare nell’incoscienza, il soldato si sentì trascinare dolorosamente per i capelli.

L’Ombra la stava portando da Johan.

 

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Ci sono cose che riesci a vedere solo dopo un cambio radicale di prospettiva.

 

Un esempio era il fatto che solo adesso, moribondo e a terra, vedeva chiaramente quanto il cadetto avesse avuto ragione sulla ora palese follia della sua “scommessa”.

Un altro, forse fin troppo letterale, era il luccichio che aveva notato fra gli arbusti dalla sua nuova posizione, e che grazie al sadismo intrinseco di quell’essere schifoso che si trascinava dietro il suo sottoposto, era riuscito a raggiungere prima di tirare le cuoia.

 

Avrebbe riconosciuto quel bagliore a centinaia di metri di distanza:

Vetracciaio.

 

Si ricordava benissimo di cosa dicevano di quelle spade, a Benalia.

 

 

Johan pensò un attimo a cosa voleva essere, e quindi si posizionò sopra all’arma in modo da nasconderla con il proprio corpo alla vista della creatura.

 

Sapete qual’è il problema più grosso dei giocatori d’azzardo?
Non sanno mai quando smettere.

 

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