A proposito di GdR, Vita e vecchi rimpianti.

Buonasera lettori curiosi, giocatori incalliti e folli amanti del GdR.

 

Oggi voglio parlare di una pesante decisione presa 5 anni fa in una vecchia partita GURPSiana, Trame nell’Ombra. Il fatto che la rimpianga ancora adesso è per me dimostrazione di quanto il GdR possa essere vivo, qualcosa da cui può nascere uno spunto di riflessione reale, e non solo relativo al proprio ruolo nel gioco.

Ovviamente in quanto giocatore parlerò di quanto è successo solo dal mio punto di vista, e solo a nome mio. Non pretendo che il mio pensiero sia condiviso da tutti, voglio solo parlare della mia esperienza.

Premetto inoltre che non potrò per forza di cose raccontare ogni singolo avvenimento di quella campagna (ndr: ma possiamo parlarne di persona quando volete! 😆), quindi per quanto vorrei che sapeste tutta la storia, l’ambientazione del mondo e le sfaccettature dei vari personaggi, dovrò cercare di limitarmi agli eventi temporalmente rilevanti.

Detto questo, un po’ di contesto.

 

 

 

Il fulcro della campagna era la discesa in terra della Fede, una delle 7 Divinità “benevole”.

 

In realtà, più che “discesa”, la parola corretta sarebbe Riflesso.

 

Questa figura, tra l’altro anche Arcimago della Gilda della Magia, aveva come scopo quello di creare un Paradiso in terra, aperto ad ogni mortale che fosse stato ritenuto degno.
Ovviamente, ciò richiedeva testare ogni uomo e donna del continente.

Dopotutto, se c’è un Paradiso perché non dovrebbe esserci anche un Inferno?

Il Cataclisma colpì l’intero continente e distrusse la civiltà come la conoscevamo. Rimasero in piedi solo alcune delle città principali, e ancora meno resistettero agli attacchi delle creature fuoriuscite dalle faglie che squarciarono il terreno. E non vi sto parlando di background, questo è successo nelle fasi finali della partita, dopo che non siamo riusciti a fermare l’attuazione del suo piano.
Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle.

Ecco, sto già divagando.

 

In sintesi, abbiamo intrapreso un viaggio per raggiungere il luogo che credevamo l’origine di tutto, sia sperando di trovare in loco un modo per risolvere la situazione, sia per ottenere risposte alle nostre domande (ad esempio personalmente, in quanto ex-chierico della suddetta Divinità incarnata e scomunicato poco prima: “ma che caazz…???”).

Nel corso di questo viaggio abbiamo perso compagni e amici, personaggi giocanti e non, e nello specifico la prima a morire è stata il bardo cantastorie (un giocatore), dopo essersi involontariamente contaminata con sangue demoniaco.

La suddetta aveva avuto un trascorso con uno dei maghi della compagnia (un altro giocatore), l’esperto di magie di fuoco nonché fratello del mio personaggio.
Una delle 7 Divinità “malevole”, la Lussuria (ndr: vi è più chiaro il tema adesso?) approfittò della cosa e usò il suo corpo per dare alla luce una creatura deforme e orripilante.

Non c’era mai stato così tanto silenzio, eravamo completamente sconvolti.
Il Master terminò la descrizione.

Quella creatura era il Primo dei Figli,  era letteralmente il figlio del mago e di “qualcos’altro”.
Quindi, in quanto suo fratello, ciò faceva di lei mia nipote.

 

Realizzato questo, non ho esitato nemmeno un istante.

 

Ricordo che mi bastò vedere lo sgomento nella faccia del giocatore del mago:
ho immediatamente colpito quella mostruosità con tutto ciò che avevo.

Mentre la creatura moriva, ho sentito il giocatore del mago dire, forse rivolto più a se stesso che agli altri:

“Questa cosa non è mio figlio. Non posso accettarlo.”

 

E le mie azioni dimostrano che la pensavo allo stesso modo.

 

 

Saltiamo adesso avanti di 5-6 sessioni, arrivando al finale.

Abbiamo quasi raggiunto la nostra destinazione, ma un cancello, che definire “incantato” sarebbe un eufemismo, ci sbarra la strada. Una fonte affidabile ci ha rivelato che per passare dall’altra parte dovremo superare l’ultima sfida.

Ci disponiamo davanti alla struttura, aspettandoci chissà quale enorme e spaventoso essere, ed ecco che vediamo uscire dalla porta minore un uomo.
Un uomo che è la copia sputata del mago, se non per l’iride color ossidiana dei suoi occhi.

Un mezzo-demone.
L’Ultimo dei Figli.
Anche lui quindi mio nipote.

 

L’Ultimo dei Figli parla.
Saluta suo padre con voce di scherno.

Il giocatore del mago risponde con tono duro:

“Non chiamarmi padre. Tu non sei mio figlio.”

 

Il mezzo-demone ride, e a me sembra la risata più triste del mondo.

Ammetto di non ricordare chiaramente il resto del dialogo (ndr: sono passati 5 anni dalla partita). Ricordo solo qualche scambio, ad esempio la domanda su come avesse potuto crescere così velocemente se era veramente suo figlio, e la risposta sul fatto che aveva volontariamente chiesto di scambiare anni di vita per la possibilità di poter sviluppare mente e fisico ed affrontarci.

Però ricordo benissimo come mi sentivo: in colpa.
Ricordo anche che non capivo perché mi sentissi così male, ma ora mi è chiaro come il sole: perché anche lui è solo una vittima.
Non c’è mai stato un colpevole, solo un susseguirsi di nostri errori, alcuni grossolani ed alcuni sottili, e degli stolti che non capiscono che l’errore peggiore è proprio giudicare la sua esistenza come tale.

Quel ragazzino nel corpo di un adulto voleva solo essere riconosciuto.
Voleva solo essere chiamato “figlio” da suo padre.

Siamo riusciti a negargli pure questo.

 

Realizzerò cosa provo solo più tardi, a combattimento finito.

Si, perché di fronte al nostro rifiuto, l’unico modo che quel ragazzino nel corpo di un adulto ha trovato per imporre la propria esistenza è stato combattere.
Capite? In quel modo avremmo dovuto accettare la sua esistenza per forza, dopotutto ne andava della nostra vita.

Un ragazzino che non ha fatto niente a parte essere nato, ha dovuto combattere fino alla morte per il diritto di esistere.

E dire che eravamo così sicuri di essere dalla parte del giusto…

 

Comunque, in un certo senso, in quel momento siamo stati ironicamente padre, zio e figlio.
Da background, avventatezza, testardaggine e rifiuto alla resa è sempre stato nel nostro sangue di famiglia, cosa che spesso è sfociata in partita in combattimenti contro chi ci intimava di fermarci, desistere o tornare indietro.

E mio nipote ha agito nello stesso identico modo, uscendone sconfitto solo per un soffio (ndr: alla fine nessuno di noi è morto, ma ci è mancato poco che finisse con l’ucciderci tutti).

 

Ogni volta che ci penso, maledico la mia ignoranza e stupidità.

 

Non doveva finire così. Potevamo sicuramente trovare una soluzione che non contemplasse la sua morte. Potevamo parlare. E semplicemente accettare i nostri sbagli.

Esatto, sono passati 5 anni e ancora adesso rimpiango la scelta che ho preso in un gioco.
Se potessi tornare indietro cambierei tutto, dalle parole che ho usato al modo in cui mi sono posto.

 

Un’ultima cosa.

Già che ci siamo, facciamo spazio ad un’altra piccola riflessione.
Consideriamo il primo abominio.

Qual’è la colpa del Primo dei Figli?
Avere un aspetto disumano?
Lo avrebbe forse deciso lui?

Fra i due non c’era differenza, eppure mentre per il secondo ho immediatamente provato quello che con il senno del poi ho capito essere compassione, per il primo

non ho esitato nemmeno un istante.

 

Questo mio comportamento non è forse ipocrisia?
Si che lo è, perché alla fine generalizzando, possiamo dire che è bastata una differenza di aspetto esteriore perché la mia reazione fosse diametralmente opposta.

 

Era un mostro?
Forse, ma almeno non per colpa sua.

 


 

E così si conclude la riflessione su questa mia personale esperienza di GdR.
Un grazie a Lherian e al resto del gruppo per la fantastica partita ed esperienza!

Se vi interessa la conclusione… beh, diciamo che nonostante aver raggiunto il paradiso terrestre, la maggior parte di noi ha deciso di tornare indietro nel vecchio mondo.

Un ultimo atto di sfida e rifiuto del Piano Divino?
L’auto-afflizione di un personale Purgatorio per lavare le nostre colpe?

Non so quale sia il pensiero degli altri, ma la mia risposta è un po’ di entrambe.
Personalmente, come azione di fine partita, ho voluto che il mio personaggio aprisse e gestisse un orfanotrofio.

Pensavo di averlo fatto solo per necessità (ndr: e probabilmente in parte è vero), dal momento che il Cataclisma aveva con triste certezza creato molti orfani.
Mi rendo conto solo ora, scrivendo questo articolo, di quanto il senso di colpa che allora provavo solo inconsciamente abbia condizionato la mia scelta.

 

Certo, il GdR può essere “solamente” un gioco, e ciò non è un problema, anzi oltre ad andare più che bene ha perfettamente senso che la maggior parte delle volte solo quello!
Tuttavia ogni tanto, se lo vogliamo, può arrivare il momento in cui diventa qualcosa di più, come ad esempio introspezione, riflessione, comprensione.

Questa secondo me è una delle meraviglie del GdR, ed uno dei motivi per cui non smetterò mai di giocare.

 

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