Magic – The Gathering: La Scommessa di Johan

La mano sinistra premuta sulla ferita grondante, Johan correva fra piante marce ed acque malsane, continuando a ripetere a se stesso la frase con cui aveva martellato la testa delle nuove reclute negli ultimi giorni.

 

“Ai cavalieri spetta la gloria. Ai soldati spetta darsi da fare.”

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Era arrivato il momento di passare dalla teoria alla pratica.
Tuttavia, avrebbe prima dovuto risolvere un problema non indifferente.

 

Nessuno dei suoi compagni l’aveva vista arrivare.

 

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La palude stava lentamente lasciando spazio alle ampie pianure nei dintorni della città in rovina di Vess.

Johan aveva perso troppo sangue, non gli restava molto tempo.
Avrebbe avuto una sola possibilità.

Il soldato intuiva che l’innaturale quiete che lo circondava altro non era che una tacita promessa di morte. Dopotutto, l’orrenda fine del Maresciallo era stata preceduta dallo stesso inquietante silenzio.

Aveva portato l’essere fuori dal suo territorio, ma viste le precarie condizioni in cui versava, non sarebbe stato in grado di respingerlo nuovamente se la creatura avesse optato per lo stesso approccio cauto con cui aveva sterminato la pattuglia.

Più ci pensava, più la sua scommessa sembrava solo modo particolarmente doloroso di suicidarsi. Il rimpianto si fece strada nella sua mente.

“Non saremmo mai dovuti addentrarci così in profondità nel pantano di Caligo…”

 

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Doveva ormai essere passato ben più di qualche minuto.

Johan osservava nervosamente il limitare della palude.
Che fosse già arrivata?
Che fosse in realtà alle sue spalle?
Forse era già morto, solo ancora non lo sapeva.

La sua mente ritornò involontariamente all’imboscata.

A salvargli la vita non erano state potenti magie o geniali intuizioni, bensì un semplice e banale schema difensivo impresso dal costante esercizio nella memoria muscolare.

L’arco ascendente su cui aveva roteato di riflesso la spada aveva ferito la creatura, ma anche gli artigli di lei avevano raggiunto il bersaglio, squarciando armatura e carne con uguale facilità.

A giudicare dall’urlo raccapricciante, la creatura non doveva aver apprezzato particolarmente l’attaccamento alla vita di Johan.
Si era velocemente ritirata nell’oscurità del pantano, facendo di lui l’unico superstite.

In quel momento Johan aveva lanciato la sua scommessa.
Aveva scommesso su quel grido di profonda ed insaziabile rabbia.

E fu proprio al termine di quel terribile pensiero che la creatura decise di palesarsi.

Johan comprese subito, l’espressione bloccata fra sorriso e sgomento.
Merda, aveva “vinto” fin troppo.

 

La creatura stava assaporando il suo terrore.

 

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L’Ombra si avvicinò lentamente, godendosi ogni singolo istante di disperazione.

 

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