Laren Dorr: GdR vs G.R.R. Martin

C’è una ragazza che vaga tra i mondi.[…] Si chiama Sharra e conosce i portali. L’inizio della sua storia ci è sconosciuto, cosi come la memoria del mondo da cui proviene. La fine? Non c’è ancora, e quando arriverà noi non lo sapremo. Abbiamo solo la parte centrale,o meglio uno stralcio, una piccola parte della leggenda, solo un frammento della ricerca. Un breve racconto, all’interno di una storia più grande, di un mondo dove Sharra fece una sosta, e del solitario cantore Laren Dorr, e di come entrarono per breve tempo in contatto.

 

Un mondo, sospeso da qualche parte nello spazio e nel tempo. Un vasto continente circondato dal mare. A nord, vicino alle montagne, una città: Cortona. Nel centro di questa, maestoso, un albero svetta sulle case. Una quercia centenaria, si direbbe. Il sole splende alto nel cielo, proiettando l’ombra dell’albero su una costruzione, una locanda. Quattro persone in mezzo alla piazza, che guardano con orgoglio la locanda All’Ombra della Quercia. Un nano, un elfo e due uomini. Il più basso di questi con una scintilla negli occhi. Io, Laren Dorr. Un pensiero: “Oggi una locanda, domani Cortona”.

(da sinistra verso destra)
Thanor Cuordimetallo, Giuseppe Cortesi, Nelium Oleander, Laren Dorr

Per un attimo ci fu solo la valle, immersa nella luce del crepuscolo. […] Poi, varcando un portale nascosto,Sharra entrò stanca e sanguinante nel mondo di Laren Dorr.

 

Ci mancava solo questa. Prima il mago con lo sguardo di ghiaccio e la tonaca arancione, mai visto prima, che entra nella locanda e ci bistratta quasi fossimo suo scolaretti di tempi passati, e ora Maestro Ferguson che arriva urlando a cercare rifugio da noi per essere protetto dalla Gilda della Magia. Ma cosa possiamo fare noi? Come possiamo opporci ad una delle più potenti istituzioni di questo mondo? Ma d’altro canto come possiamo lasciarlo a loro? In fin dei conti siamo noi la causa dei suoi mali. Se Nelium non avesse fatto il suo nome al mago dalla tonaca arancione (…com’è che si chiamava? Kheratus? ma lo aveva detto il suo nome?) ora Ferguson non si troverebbe a comunicare con l’uso di una sola parola. Per non parlare del fatto che non riesce più ad usare la magia. No, non possiamo abbandonarlo adesso, dopotutto quello che ha passato. In fin dei conti ormai è quasi uno di famiglia, ed è innegabile che ci sia un legame tra lui e Nelium. Ma perché poi lo chiama Prometeus?! Adesso che ci penso l’ha chiamato così anche il mago dalla tonaca arancione. Deve esserci una connessione. Dovrò pensarci più tardi, sento uno dei nostri camerieri che parla fuori dalla cucina con qualcuno della Gilda. Mi è sembrato di capire che sia un maestro, anche se non ho afferrato completamente il nome; sembrava qualcosa di molto breve. Sarà meglio che vada ad occuparmene, ma una cosa è certa: non possiamo abbandonare Ferguson.

 

Si svegliò sentendo delle braccia attorno a sé, braccia forti che la sollevarono senza sforzo per portarla chissà dove. […] “Sei debole e sta calando la notte” disse. “Dobbiamo rientrare prima che faccia buio.”[…] “Chi sei? Dove mi stai portando?” “Verso la salvezza” rispose. “A casa tua?” domandò lei, mezzo addormentata. “No” disse l’uomo, con una voce così sommessa che Sharra riusciva a stento ad udirla. “No, non è casa mia, ma andrà bene lo stesso.”

 

Il dado è tratto. Maestro Ferguson si trova ora al sicuro tra le pareti della Chiesa della Giustizia. Al sicuro per ora quanto meno. La Gilda cercherà quasi sicuramente di farlo fuori, non possono permettersi che arrivi vivo al processo e che testimoni contro di loro. Dobbiamo fare qualcosa di più per proteggerlo. Ma di nuovo, cosa possiamo fare noi? D’accordo che siamo cresciuti esponenzialmente negli ultimi due anni, e che ora siamo il cartello più potente di Cortona, ma siamo pur sempre in netta inferiorità in confronto alla Gilda ed il nostro servizio di sicurezza non è in grado di garantire l’incolumità di Ferguson lì dove si trova. Devo parlarne con gli altri […] Ragazzi, quanto ci piace il rischio! o forse dovrei dire MI piace… Nonostante sia un piano rischioso, penso che sia abbastanza ingegnoso per mettere in difficoltà la Gilda. D’altro canto come potrebbero colpire Ferguson nel bel mezzo di una festa per soli nobili in una locanda blindata e circondata dal nostro servizio di guardia al completo più parte della guarnigione ducale?! Funzionerà, deve funzionare! Questa è una partita che non possiamo perdere, ormai c’è troppo in gioco. Se Ferguson venisse ucciso, poi la Gilda si concentrerebbe su di noi per averlo protetto, e la sua vendetta sarebbe terribile. Ferguson deve arrivare vivo al processo.

 

“[…] In che mondo siamo?” “Nel mio mondo” rispose lui pacatamente. “Gli ho cambiato nome mille volte, ma non ho ancora trovato quello giusto. Una volta ce n’era uno che mi piaceva, che andava bene, ma l’ho dimenticato. E’ stato tanto tempo fa. Io mi chiamo Laren Dorr, ossia questo era un tempo il mio nome, quando mi serviva averlo. Adesso qui, sembra un po’ sciocco, ma almeno non l’ho scordato.”

 

Dante. Jorah. Due impiegati, due compagni, due amici. Rabbia e dolore si mischiano al sale delle lacrime. Siamo stati stupidi. Abbiamo sottovalutato la Gilda. Ferguson ha testimoniato al processo, e grazie alla sua testimonianza, da oggi non esiste più una Gilda della Magia; ma a quale prezzo? Due uomini. Abbiamo dichiarato guerra alla Gilda della Magia, abbiamo vinto e abbiamo perso solo due uomini. Chiunque al nostro posto festeggerebbe. Ma quelli non erano semplicemente uomini. Quelli erano nostri amici, e la loro morte ricade sulle nostre spalle. La colpa è nostra. Nonostante io sappia che abbiamo fatto la cosa giusta, non riesco a non pensare che in qualche modo avremmo potuto salvarli. Tutte queste proprietà, tutte queste ricchezze, tutto il potere, darei via tutto per poter riavere Dante e Jorah. Penso che nessuno, conoscendomi, crederebbe a queste mie parole, eppure non sono mai stato più sincero. Il potere, le ricchezze, col tempo, possono essere riconquistati, ma il dolore è una fredda presenza che ci accompagna sempre, e neanche il tempo può mandarla via. Penso che, fino a che avrò memoria, mi ricorderò dei miei amici.

 

Laren ritornò dopo poco, con uno strumento musicale di legno scuro che emanava tenui bagliori, appeso al collo con una cinghia di cuoio. […] “Il mio compagno” disse Laren sorridendo. Lo sfiorò ancora, e la musica sorse e morì, le ultime note senza una melodia. Poi accarezzò le barre di luce e tutta l’aria scintillò e cambiò colore. Laren cominciò a cantare.

Io sono il signore della solitudine,

vuoto è il mio regno…

…Le prime parole si diffusero, nel canto dolce e lento della voce calda, distante e nebbiosa di Laren.

 

Devo dire che il regalo di Nelium è veramente splendido. Un mandolino di raffinata fattura, nuovo di trinca, appena uscito dalla bottega dell’artigiano. Se penso a quanto deve essere costato…avremmo potuto investire quel denaro per comprare un’altra attività! Nonostante abbiamo guadagni principeschi, il contante è appena sufficiente a placare la nostra spinta espansionistica…e va bene, la MIA spinta espansionistica. Non mi sorprende che ormai mi chiamino lo squalo di Cortona. Tornando al mandolino, è una strana sensazione. Nonostante io non abbia mai suonato alcuno strumento in tutta la mia vita, sento che le mie mani sono come stranamente familiari con lo strumento. Eppure sono assolutamente sicuro di non saperlo suonare! Adesso che ci penso anche il mago dalla tonaca arancione mi ha chiamato il menestrello… ma ci pensi? io?! un menestrello?!?! che pensiero ridicolo! quelli sono dei perditempo cronici, tutto il tempo a cantare come le cavallette d’estate e poi muoiono di fame l’inverno. Non potrei mai essere un menestrello. Che pensiero ridicolo. Guardalo lì allo specchio, Laren Dorr, non lo squalo di Cortona, e neppure l’eminenza grigia del consiglio cittadino, ma bensì il menestrello! Ahah! con un mandolino attaccato al collo, che suona un’epica storia di battaglie accompagnata da una bella melod… e quello cos’era?! quello chi era?!? ero io? eppure non ero io. Che strano, per un attimo il riflesso è sembrato vivo, indipendente, è sembrato come se mi fissasse. E ridesse…

 

Era ancora buio quando si svegliò, senza sapere perché. Aprì gli occhi tranquilla, si guardò intorno nella stanza, ma non c’era niente di nuovo. Oppure si? Poi lo vide, seduto nella poltrona dall’altra parte della stanza con le mani intrecciate sotto il mento, come la prima volta. “Laren?” chiamò piano, ancora incerta se quella forma scura fosse lui. “Si” rispose, ma non si mosse. “Ti ho guardato dormire anche la notte scorsa. Sono stato qui da solo più a lungo di quanto tu possa immaginare, e ben presto lo sarò di nuovo. Anche quando dormi, la tua presenza è un miracolo.” “Oh, Laren” esclamò lei. Ci fu un silenzio, una pausa, un soppesare e una conversazione muta. Poi lei scostò la coperta, e Laren la raggiunse.

 

La Morte marcia su queste terre. Armate non-morte marciano per la seconda volta su queste terre, ed entrambe le volte è stata colpa mia. Solo che questa volta non basteranno un duello, un indovinello e degli appunti a fermarli. Questa volta andranno fino in fondo. Ed è colpa mia. Li dobbiamo fermare, li devo fermare. La responsabilità è mia. Anche se so che i miei amici non mi abbandoneranno neanche in questa prova, sono io che devo fermarli; è mio compito. Sono veramente fortunato ad avere i miei amici, non so cosa farei se fossi da solo. Ed è per loro che devo fermare i non-morti. Per loro, per Cortona, per tutta la gente che vive su questo continente. Per Lei. Si, lo farò anche per lei. E, se sopravvivremo, le chiederò di sposarmi. Nonostante quello che dice Nelium, io so che lei mi ama, e io la amo. Si, li fermerò, li devo fermare.  Solo io posso farlo.

 

“Devi andare” le disse, tenendole ancora la mano senza però guardarla negli occhi. Non era una domanda ma un’affermazione. “Si” rispose la ragazza. La malinconia aveva contagiato anche lei, e c’erano note plumbee nella sua voce. […] “Penso che tu abbia conosciuto Kaydar solo per poco per esserne così innamorata. Forse sono troppo contorto, ma cercando Kaydar, potresti perderlo. Il fuoco un giorno si estinguerà, amore mio, la magia sparirà, e allora magari ti ricorderai di Laren Dorr.” Sharra cominciò a piangere, sommessamente. Laren l’attirò a sé, la baciò e le sussurrò dolcemente. “No.” Anche lei lo baciò, e si strinsero l’un l’altra senza parlare.

 

Non pensavo saremmo giunti a questo punto, ma ormai ci siamo spinti troppo in là, non possiamo più tornare indietro. La responsabilità è mia. Fallire vorrebbe dire la fine della vita come noi la conosciamo. Vorrebbe dire la morte di tutta l’umanità. Vorrebbe dire la morte dei miei amici. Vorrebbe dire la Sua morte. Non lo posso permettere. E se la posta in gioco è la mia anima e quella di tutti i miei antenati, ben venga. C’è un solo modo per fermare le armate non-morte, vale a dire quello di distruggere i tre comandanti non-morti, tra cui il mio più antico antenato. Non avrei mai detto che si sarebbe tutto ricondotto ad una questione di famiglia, ma eccoci qui. Ormai solo un rituale magico di inaudita potenza può fermare tutto ciò. Non c’è più tempo. Arrivano.

 

La mano di Sharra andò al coltello.”Il guardiano”disse d’un tratto “C’è sempre un guardiano”. I suoi occhi lanciarono un rapido sguardo al cortile. Laren sospirò. “Si, sempre. Certi tentano di farti a pezzi con gli artigli, altri di farti perdere l’orientamento oppure di ingannarti facendoti varcare la soglia sbagliata. Ci sono alcuni che ti trattengono con le armi, altri con le catene, altri ancora con le menzogne. E infine ce n’è uno che cerca di fermarti con l’amore. Eppure era sincero, e non ha mai cantato niente di falso.” E, stringendosi leggermente nelle spalle rassegnato, la spinse oltre la soglia.

 

Quanto può essere lungo un istante? La vita, non solo la mia ma anche quella di tutti coloro che abbiano mai calcato le strade di questa città, mi scorrono davanti agli occhi. Un istante stirato all’infinito, che si perde nell’eternità. I volti dei miei compagni, i momenti in cui abbiamo sofferto, amato, riso e scherzato insieme. Le nostre discussioni, i nostri piani, gli spettacoli teatrali, le cene, i regali per il Duca. I nostri impiegati, tutti coloro che ci hanno accompagnato, sin dal primo impiegato che ha aperto la locanda con noi, fino all’ultimo garzone assunto ieri. E poi ancora il Suo viso; il tempo passato assieme, nelle dolci acque delle terme di Cortona. Tutti i nostri piani, il futuro, i figli. Tutto che sta per svanire, in questo istante che si sta dilatando all’infinito; ma anche ad esso vi sarà una fine. La città, la locanda, la quercia. Spero che almeno la quercia sopravviva. Simbolo perpetuo di quello che, anche se per poco tempo, siamo stati. Simbolo di tutto quello che abbiamo passato, affrontato ma, soprattutto, vissuto. Ci siamo, pensavo che sarebbe durato per sempre, ma purtroppo sento che la fine di questo istante sta arrivando e dopo di esso so che non ci sarà più nulla. Non qui, non ora, non in questo mondo. Ma chissà, forse da qualche parte, in altri luoghi, in altri tempi, ci sono altri quattro amici che si siederanno ancora attorno ad un tavolo, nella calda estate, all’ombra di una quercia per ridere e scherzare della vita. E allora forse, da qualche parte, ci sono anche altri me, altri Laren Dorr, che contano il denaro, che sperimentano, che cantano, o forse anche solo che suonano il mandolino; in poche parole, che vivono.

 

C’è una ragazza che vaga tra i mondi, ma il suo cammino ormai è perso nella leggenda. Forse è morta, o forse no. Le informazioni si muovono lentamente da un mondo all’altro, e non tutto quello che si dice è vero. Ma questo sappiamo: in un castello vuoto, sotto un sole purpureo, un solitario menestrello aspetta e canta per lei.

 

(il testo in corsivo è stato riprodotto da “Le solitarie canzoni di Laren Dorr” di G.R.R. Martin)

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