Kult: “Il Crollo della Cattedrale”, il primo monologo

 

Perché gli altri hanno tutto quello che io non ho?

È sempre stato così, da quando ho deciso di dare ascolto al “verbo del popolo” e di cercare di fare amicizie, di uscire la sera, di fare tardi e di dormire a lungo la mattina, o di presentarmi a lavoro come uno zombie millantando folli serate che in realtà non erano affatto avvenute.

 

Le amicizie, poi, sono la cosa più falsa che io abbia mai sentito.

Gli altri hanno vere amicizie, io no. Io vengo solo fottuto a sangue tutte le volte che tento di instaurare un qualche genere di rapporto superiore al “Hei, ciao, come va? Scusa ma mi sono dimenticato come ti chiami!”. Dicono tutti che sia così facile, e probabilmente lo è davvero, solo che quando ci provo io gli altri si coalizzano contro di me! Si, succede davvero, succede proprio così!

 

Ad esempio, una  volta avevo una compagna. Proprio così, compagna. Nessun fidanzamento, ovviamente: “perché dovremmo volere un riconoscimento ufficiale di un sentimento così personale?”. E ovviamente nessuna possibilità di vivere insieme: “dobbiamo mantenere i nostri spazi, o rischiamo che la routine distrugga i nostri sentimenti”. E sempre più ovviamente, era lei a decidere quando, come e dove ci saremmo incontrati…

Ci ho messo un po’ a capire che a lei di me non importava niente.

No, non è vero, non è che non le importasse niente di me, ma io per lei ero alla stregua di un animale: un cucciolo con cui giocare quando si ha voglia, ma solo se pulito e in salute. Ero un passatempo, un ripiego dell’ultimo minuto, uno zerbino utile solo a farle pulire le scarpe.

E quando lo ho capito, ho capito anche il motivo.

C’era un altro.

Beh, per poter dire che ci fosse un altro, io avrei dovuto essere qualcuno. Quindi in realtà ero io “l’altro” con cui lei ogni tanto si concedeva una scappatella?

Ma poi, chissenefrega di cosa ero io, il problema erano loro!

Cosa aveva lui che io non avessi?

Perché le mie battute causavano silenzio e risatine imbarazzate, mentre le sue ilarità e gioia?

Perché lei era così felice quando passeggiava con lui, e così dannatamente seria quando passeggiava con me?

Perché lei si lasciava andare con lui, o anche di più con tutte le altre persone di questo mondo, e non con me?

 

Diavolo, non è giusto.Non è affatto giusto!

 

Quella carogna si starà ancora chiedendo chi gli ha tagliato tutte e quattro le gomme. Così impari a venire davanti a casa mia con quello stramaledetto SUV che sarà costato chissà quanti soldi a farmi rodere il fegato perché io giro con un macinino d’anteguerra e non posso permettermi una macchina nuova.

 

Vuoi sapere cosa è successo dopo? Beh, cosa potevo fare? Dovevo seguire il “verbo del popolo” no? Sono andato a parlare dei miei problemi ad un amico. Uno fidato, un amico su cui contare.

Uno come te, vero?

Come no.

 

Il popolo ha tutte le risposte pronte per questi problemi. Ovviamente l’amico è la figura di riferimento per questi problemi, perché l’amico ti ascolta, l’amico ti accudisce, l’amico ti sprona, l’amico ti supporta, l’amico sopporta i tuoi sfoghi e ti aiuta ad indirizzarti verso una nuova strada.

Almeno questo è quello che fanno gli amici.

Tra di loro.

 

Ma gli altri, con me, non lo hanno mai fatto.

Ma questo, tu, con me, non lo hai mai fatto.

Io ho fatto tutto questo per voi, e anche di più! Ho fatto levatacce notturne per problemi di salute improvvisi o per crisi sentimentali di qualunque tipo, ho sempre tenuto il telefono acceso e sono sempre stato reperibile in ogni momento, e in ogni momento sono stato pronto ad interrompere qualunque cosa stessi facendo solo per ascoltare quello che avevate da dire. Ho aperto per voi il mio cuore e i miei sentimenti, ho dato fiducia.

E’ servito a qualcosa?

Se consideriamo un’ulcera come un risultato, allora si, è servito a qualcosa.

 

Amico, caro amico, carissimo amico… Merda schifosa abortita d’un cane, anche tu ti starai ancora chiedendo chi sia quel gruppo di vandali che ti ha distrutto il cancello della casa nuova. Sorpresa sorpresa, non è stato un gruppo di vandali. La vuoi sapere la verità, “amico”? la verità è che una mazza da baseball costa molto meno di tutte le sedute di terapia che avrei dovuto fare per farmi curare dal male che tu hai contribuito a causarmi.

 

E la verità è che sono stanco.

Sono stanco di tutto questo. Sono stanco di sopportare. Sono stanco di sentire solo dolore. Sono stanco di essere insensibile al bene che da qualche parte nel mondo deve pur essere, ma non posso sentire da quanto sono assuefatto alla mia situazione di merda.

E sono stanco di voi.

 

Sono stanco di te.

 

 

[…]

 

 

NOTA MEDICA:

Il soggetto resta perennemente in stato afasico e apparentemente inconsapevole del mondo che lo circonda. Quando viene messo di fronte ad uno specchio, egli sembra riconoscere nel suo riflesso un conoscente verso cui palesemente prova molto risentimento, al punto di aggredirlo (verbalmente) con molta intensità. Non sembra esserci nient’altro, allo stato attuale delle cose, in grado di ottenere una qualsiasi sorta di reazione da parte di questo soggetto.

Alleghiamo al documento la trascrizione di una delle invettive di questo soggetto.

Questo soggetto è l’unico dei quattro studenti ricoverati nella notte di venerdì 25 novembre ad avere una reazione così esagerata, ma anche gli altri tre soggetti mostrano qualche forma di alterazione mentale (confidiamo temporanea)

 

 

 

 

 

Titolo: “Il Crollo della Cattedrale”

Descrizione: avventura non ufficiale per “Kult: Oltre il Velo”  ambientata a Genova tra gli ultimi mesi del 2013 e l’inizio del 2014.  Avventura per 2-3 giocatori.

Stato: in fase di preparazione (quasi ultimata)

 

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